Dopo decenni di immobilità finalmente l'Italia comincia a cambiare. Venerdì il governo Monti ha approvato l'atteso decreto liberalizzazioni, e già con questa prima raffica di interventi si calcola un risparmio per le famiglie pari a 4.500 euro all'anno (fonte Cgia di Mestre). Prima ancora che sui prezzi, il vantaggio dei consumatori si avvertirà sul miglioramento dei servizi. La maggiore concorrenza in ambiti da sempre dominati da rendite di posizione e sistemi di monopolio porterà infatti a servizi migliori a prezzi più convenienti. Anche qui è solo l'inizio. Se vogliamo trasformare l'Italia in un Paese europeo, occorre che il governo proceda senza fermarsi di fronte alle ovvie contestazioni e proteste di chi vuol difendere i propri interessi corporativi a danno del bene comune.
Uno degli ambiti più rilevanti in cui il vantaggio per i consumatori risulterebbe immediato e palpabile, è quello rimasto fuori dalla lenzuolata di Monti: la separazione fra reti ferroviarie e gestori di trasporto. La lobby potentissima delle Ferrovie dello Stato ha imposto un parziale stop alla liberalizzazione del trasporto ferroviario, che avrebbe spezzato il monopolio di Trenitalia, causa non ultima del pessimo servizio dei treni italiani, tra i peggiori d'Europa. Su questo punto il governo non deve dare tregua, perché è fondamentale per lo sviluppo del Paese e per garantire treni decenti ed efficienti ai cittadini. Oggi infatti il gruppo che gestisce i treni è lo stesso che ha in proprietà le reti, cioè le rotaie. Vi è pertanto un conflitto d'interessi su cui Trenitalia lucra non poco, impedendo ai concorrenti di poter offrire lo stesso servizio con maggiore qualità, o servizi e collegamenti cancellati dal monopolista.
L'esempio più lampante è la guerra che Trenitalia ha scatenato con i tedeschi di Deutsche Bahn e gli austriaci di ÖBB sugli eurocity, danneggiando gravemente gli utenti e i viaggiatori della nostra regione. Disponendo oltre che dei binari anche delle stazioni, Trentitalia ha fatto di tutto per impedire le fermate dei treni tedeschi diretti a Milano in città come Trento e Rovereto; ha nascosto deliberatamente nelle stazioni tutte le informazioni sui treni e gli orari, compreso l'annuncio del loro arrivo e partenza; ha impedito di poter acquistare i biglietti in stazione; e ha obbligato tali convogli a fermarsi nelle stazioni meno comode. Per esempio i viaggiatori diretti a Milano erano costretti a scendere a Porta Garibaldi invece che alla Centrale, per scoraggiare in ogni modo gli utenti ad usare i migliori e puntuali treni tedeschi al posti degli sporchi, chiassosi e sempre in ritardo treni di FS. È un esempio lampante degli effetti perversi causati sugli utenti da parte dei monopolisti.
Ma Trenitalia non si è fermata solo qui per impedire ogni sana concorrenza e scoraggiare possibili alternative al loro pessimo (e costoso) servizio. In uno degli ultimi decreti economici del governo Berlusconi, Trenitalia era riuscita a far infilare un comma che obbligava le imprese concorrenti a dover utilizzare il costosissimo, generoso contratto nazionale dei ferrovieri. Uno dei tanti stratagemmi per bloccare imprese concorrenti, e quindi non avere pressioni per diventare più efficiente. Ma lacci e lacciuoli a difesa del monopolio ferroviario erano fissati anche dall'obbligo delle regioni di avvalersi di Trenitalia (o di società in cui fosse partecipe) per i servizi ferroviari dei pendolari. In sostanza, qualunque società o impresa di trasporti capace di offrire servizi migliori a costi inferiori era interdetta dal poter concorrere alla gara.
Per fortuna su questi ultimi due punti (l'obbligo del contratto nazionale e la mancanza di gare per il servizio dei pendolari) il decreto Monti ha spazzato via le resistenze di Trenitalia, e si procederà a gara per offrire il servizio all'impresa più competitiva, la quale potrà avvalersi di contratti meno onerosi di quello nazionale voluto dal monopolista. Inderogabile, però, a questo punto è la separazione fra Rfi, cioè la rete, dal gruppo Fs, per garantire parità di accesso e di condizioni ai diversi gestori ferroviari. Un po' come è stato fatto per lo scorporo di Snam dall'Eni, cioè della rete di trasporto del gas dal gruppo petrolifero. L'Italia, infatti, paga il gas più caro d'Europa, perché l'operatore dominante (Eni) è stato fino ad oggi anche proprietario della rete (Snam), e si è permesso di fare il bello e il cattivo tempo sui prezzi senza concorrenza. L'intervento sulle reti del gas avrà effetti positivi non solo sulle bollette, ma anche sull'efficienza e la capacità di trasporto della rete. E quindi sulla crescita del Paese.
Stessa cosa va portata avanti per le ferrovie, il cui riassetto è stato rimandato ad un'«Autorità per i trasporti» ancora da costituire. Agli operatori ferroviari privati o di compagnie straniere, sia nel trasporto passeggeri che nel cargo, va infatti garantito analogo trattamento di cui gode Trenitalia nell'assegnazione delle tracce orarie per i propri treni. Stessa cosa per gli spazi a disposizione nelle stazioni e nei terminal di smistamento dei carri merce, come pure nel pagamento delle tariffe, che devono essere proporzionate alla qualità del servizio. Uno dei tanti giochetti di Trenitalia a danno dei consumatori si è incentrato sul cosiddetto Pir, il prospetto informativo della rete, ovvero le condizioni in base alle quali gli operatori privati possono accedere alle rotaie. Le condizioni venivano modificate di anno in anno, introducendo regole assurde, inesistenti nel resto d'Europa, per rendere incerta (e a volte impraticabile) la programmazione dell'attività da parte dei concorrenti di FS.
Indispensabile è anche la separazione fra proprietà e gestione per quanto riguarda le stazioni italiane. Purtroppo anche qui il monopolio fa sì che Trenitalia si può permettere di tenere in stato vergognoso stazioni come quella di Trento, senza pensare minimamente di apportarvi migliorie. Anche l'ipotizzata cessione ai privati di Grandi Stazioni, la società del gruppo FS che gestisce i centri commerciali dentro e attorno alle stazioni, va praticata ma solo a condizione di scindere gestori da proprietari, in modo da evitare il perpetuarsi di monopoli dannosi agli utenti. La strada intrapresa dal governo Monti è quella giusta: per il gas, per le frequenze digitali per le tv, per le professioni. Occorre andare avanti in maniera decisa, anche sul versante dei treni. Spezzare il monopolio ferroviario oggi è una priorità nazionale.
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