Riscoprire ruolo  e compiti del padre

Un tempo la Festa del papà era l'occasione per regalare una cravatta o una bottiglia di liquore. Oggi si è perso anche questo, e il 19 marzo rischia di scivolare via come una delle tante ricorrenze senza quasi più alcun significato.
Mai come nella società odierna sarebbe invece indispensabile approfittare di questa festa per svolgere una riflessione seria e approfondita sulla figura e il ruolo del padre. E soprattutto sull'assenza del padre, l'abdicazione al proprio compito normativo e di guida verso i figli, la riduzione ad una partecipazione semplicemente «amicale», sminuita e permissiva, che è causa non ultima della fragilità e immaturità psicologica e comportamentale di molta parte delle ultime generazioni. Con conseguenze disastrose non solo per l'equilibrio dell'individuo, ma dell'intera società.
Nel giro di alcuni decenni si è passati dal padre-padrone del modello patriarcale al padre evanescente, svirilizzato, perennemente in ombra, accomodante per evitare conflitti, o addirittura messo ai margini da debordanti e soffocanti pretese egemoniche della figura materna. L'aumento a dismisura delle separazioni e dei divorzi (come pure delle madri-single) non ha fatto altro che accentuare una crisi del «ruolo di padre» (anche perché la normativa e la giurisprudenza attuale sulle separazioni sono platealmente squilibrate a favore della madre), dentro una crisi ancora più estesa dell'identità maschile, come è facile vedere nel confronto ragazzi e ragazze.
La figura del padre, infatti, è fondamentale nella maturazione dei figli e della loro personalità.
È una presenza e un'azione che, anche simbolicamente, fa da ponte tra il bambino che cresce e la società in cui deve entrare.

 

Il padre è la persona che aiuta il figlio a riconoscersi, a scoprire la propria vocazione, a rendersi autonomo passando dalla famiglia alla società. Come la madre esprime innanzitutto il mondo degli affetti e dei bisogni, al padre spetta introdurre alle regole, al senso del limite, alla disciplina che si deve esercitare su se stessi, all'autorità che ordina la società.
Se ciò non avviene, se il padre adotta uno stile da «mammo», o cerca di «comprare» l'affetto dei figli acconsentendo a tutto, senza norme e divieti, è la personalità dei figlio che viene castrata, e con essa quella della società in cui verrà a porsi. Biologicamente è la figura maschile che favorisce il distacco del figlio dalla madre, proiettandolo verso il mondo, impedendo il soffocamento affettivo e apprensivo che li rende «mammoni» a vita. Se questo non c'è, se il padre - perché assente, distratto, concentrato sul lavoro e gli interessi economici; o perché estromesso dalla madre come in molti casi di separazione - non svolge il proprio mestiere, mancherà una componente costitutiva dello sviluppo identitario e psicoaffettivo della persona. Lo smarrimento emotivo dei giovani di oggi affonda in moltissimi casi le sue radici in una figura di padre poco consapevole della sua genitorialità o addirittura fisicamente assente. Questo è fonte di insicurezza, di mancanza di spinta (e grinta) nell'affrontare il mondo, di sfiducia in se stessi, e magari un domani di incapacità di essere padri.
L'altro aspetto, ancora più gravido di conseguenze, di tale assenza di autorità paterna è l'incapacità di porre regole e di sanzionarne il mancato rispetto.
Padri che fanno i teneroni con figli, incapaci di sgridare e di punire se necessario, impediscono la maturazione di un senso autentico e completo della vita, che non è solo appagamento, soddisfacimento immediato di ogni desiderio, ottenimento di tutto ciò che si vuole. Ma anche fatica e sofferenza, prove da sostenere, sforzi per giungere ad un risultato, accettazione delle regole, doveri oltre che diritti.
Un padre, proprio perché vuole bene ai propri figli, deve fornire indicazioni, norme, visioni del mondo. Insomma, pur insieme ad affetto e tenerezza, deve esprimere e trasmettere autorità. Perché questo è il suo compito.
Magari verrà anche inizialmente contestato dai figli, e l'insieme dei valori trasmessi rifiutato. Ma di tale ruolo paterno i figli hanno indispensabile bisogno, giacché è anche nel rapporto dialettico di scontro con esso che maturano la loro personalità e la loro sicurezza. E in sostanza giocano la propria libertà.
Oggi è la Festa del papà. Chissà che non serva a riscoprire e recuperare la figura del padre, una delle più bistrattate e meno considerate nella società attuale. Con grave danno per tutti.
p.giovanetti@ladige.it

complimenti al direttore, sono perfettamente d'accordo sul editoriale. Vorrei ricordare ai vari commentatori che non hanno capito niente dello spirito dello scritto. Al padre non interessano tanto la cravata o la bottiglia di vino, vorrebbe solamente che una volta all'anno i suoi figli lo abbraciassero e gli dicessero "ti voglio tanto bene papa".Mio padre e' morto 41 anni fa' e quel giorno ho rivolto un pensiero a lui e faro' lo stesso per la festa di mia madre.

Non mi sembra che Giovanetti abbia nostalgia del padre-padrone violento. Mi sembra invece che abbia riportato dei concetti della psicologia largamente condivisi e secondo me condivisibili. Credo abbia fatto bene a ricordarli, visto che non tutti li conoscono. Comunque devo dire che vedo molti padri in gamba di questi tempi, molto piu` che in passato!...cio` nulla toglie alle moltissime madri in gamba che ci sono...

La festa del papà é una festa commerciale
come quella della mamma, il 14 febbraio,
della donna e così avanti discorrendo.
Bene ha fatto il Direttore a ricordarci invece l'importanza di tale ricorrenza.
Ognuno di noi però é il risultato del proprio ambiente sociale, delle scelte che ha fatto nella propria vita, del proprio carattere perché allora colpevolizzarci come padri se siamo mammoni" o apprensivi. Non esiste una scuola che insegna a fare il padre.

Giovanetti ha nostalgia della figura ottocentesca del padre abbrutito dal
lavoro nei campi o in fabbrica che
tornato a casa sfogava sulla moglie
e sui figli le sue frustrazioni e la
confonde con l'autorità che il padre
deve avere ?

L'editoriale contiene molti spunti di riflessione. Mi sembra però eccessiva
l'importanza che Lei dà al ruolo del
padre nella formazione caratteriale
dei figli.L'autorità, il senso di responsabilità, la disciplina li sappiamo infondere anche noi mamme anche
se magari vedove, separate o divorziate. Il suo ragionamento é un po' maschilista togliamo pure il po'. Sono curiosa di leggere l'editoriale per la festa della mamma.

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