Il prezzo pagato all'euroscetticismo

La pesantissima crisi finanziaria, diventata anche economica, che sta sconquassando l'Europa e minaccia di affondarla, non è solo una crisi dei debiti sovrani e della spesa allegra di paesi come l'Italia e la Grecia. È una crisi profonda, giunta forse al suo punto cruciale, di governance, cioè di mancata integrazione socio-politica e fiscale, passaggi  obbligatoriamente conseguenti ad un'unificazione monetaria. Infatti, non ci può essere euro, non ci può essere moneta unica, senza unione politica e fiscale.
È questo l'equivoco tragico e suicida, cullato dalle leadership europee dell'ultimo decennio, su cui affonda le radici la crisi attuale. È l'illusione, figlia di rigurgiti neonazionalistici alimentatori di euroscetticismo, che bastasse varare la moneta unica per i diciassette stati membri per aver adempiuto il compito. Senza bisogno di ulteriori integrazioni e limitazioni di sovranità, al fine di dar vita ad un forte meccanismo di decisione e di comando, capace di guidare la nave e condurla in porto, anche in tempi di tempesta.


Sono del tutto inutili manovre pesantissime, ma drammaticamente indispensabili, come quella varata dal governo Monti, se ad esse non fanno seguito decisi interventi di unione politica e fiscale fra gli stati membri. Si continueranno a ripetere senza sosta le richieste di sacrifici ai cittadini dei paesi più deboli del vecchio continente, se non si appronta entro tempi stretti una struttura federale, che abbia il sostegno popolare, cioè che comprenda anche la piena integrazione di parlamenti, e non solo di esecutivi. Altrimenti l'euro è destinato ad implodere e a trascinare nel suo crollo devastante l'economia e il benessere di milioni di cittadini europei.

 

Questa è la drammatica verità che la crisi attuale ha messo in luce.
Se ne sono accorti sull'orlo del precipizio i maggiori leader europei nel disperato vertice di venerdì a Bruxelles. Per la prima volta dopo anni di impasse e di cincischiamenti, hanno compreso che non ci può essere integrazione monetaria (e anche economica) se il potere politico e la sovranità rimangono in mano agli attori nazionali. Non ci può essere tenuta della moneta, senza la disponibilità a rinunciare ad una parte della propria indipendenza per dar vita ad una più grande e più forte conduzione dell'Unione. È in questa direzione che è stato preso l'impegno per una vigilanza comune sui bilanci, è con questa prospettiva che è stato potenziato il fondo salva Stati affidato alla Bce. Nella consapevolezza che sono necessarie ormai regole più strette e vincolanti fra gli stati, ulteriori cessioni di sovranità, controlli preventivi delle tenuta dei conti e sanzioni automatiche per i trasgressori, nella direzione di un comune modello di governance da uniformare anche nelle costituzioni nazionali.
A maggior ragione risulta fuori della storia la scelta del Regno Unito di chiudersi in un autarchico isolamento per difendere i propri poteri individuali senza condividere con gli altri regole comuni. L'abbaglio di essere ancora al centro dell'Impero, e la tentazione di corto respiro di cavalcare elettoralmente la deriva isolazionista, ha spinto Londra ad una scelta traumatica, di cui pagherà nel tempo le conseguenze.
Certo, quello di Bruxelles di venerdì è solo il primo passo. Si poteva fare di più e meglio. Ma è il segnale che qualcosa è cambiato, che va colto. È la coscienza emersa che non bastano manovre economiche di «lacrime e sangue» e continue finanziarie-tampone, se i mercati e il mondo intero non avvertono che al fondo c'è una regia, un unico cammino comune, che chi è al timone sa dove andare e orienta le vele verso la meta. È questo che è mancato negli ultimi dieci anni, ed è questo che ha reso l'Europa preda della speculazione internazionale e dell'instabilità finanziaria.
Se noi guardiamo ad Eurolandia nel suo complesso, pur con tutti i debiti sovrani e le debolezze della cintura meridionale, la situazione non è così angosciante come è apparsa in questi mesi. Complessivamente l'Europa ha un conto delle partite correnti più che in pareggio. Il fatto è che c'è un'unica moneta, un meccanismo di pagamenti centralizzati, un sistema di cambi irrevocabilmente fisso come se si trassasse di un solo stato, mentre in realtà non c'è. Così abbiamo nell'Eurozona stati che hanno ampi e persistenti surplus di bilancio, e stati che hanno ampi e persistenti disavanzi. Ma non esiste una forma di vasi comunicanti che permetta di equilibrare e assestare i dislivelli. Non esiste una politica fiscale che riallochi le risorse da una regione all'altra in caso di congiuntura avversa. Non esistono meccanismi di mercato che diano un diverso peso valutario alle differenti situazioni economiche degli stati.
Questo ha creato anomalie profonde, che sono alla base della crisi attuale. Favoriti da tassi d'interesse  comune ridotto, si sono generati squilibri tra risparmi e investimenti, che in Spagna e Irlanda hanno determinato pericolose bolle immobiliari, in Grecia e Portogallo consumi al di sopra delle proprie possibilità, e in Germania un'eccessiva dipendenza dalle esportazioni.


Avendo un'unica moneta comune, i destini dei vari paesi si sono legati e incestuosamente intrecciati, senza avere gli strumenti per governare i problemi che man mano venivano a crearsi. Pertanto, quando gli investitori hanno cominciato ad allontanarsi dagli stati più esposti debitoriamente, è toccato agli stati (e alle loro banche) con surplus di bilancio accollarsi titoli di Stato e debiti degli altri, per non vedere danneggiata la propria moneta. Questo è avvenuto con la Germania e le sue banche, azzoppate di titoli di stato greci, ma anche con la Francia, in un domino che rischia di far precipitare tutti, uno dopo l'altro.
Ecco perché l'unione fiscale politica di bilanci, è oggi una strada obbligata per i paesi europei. Perché è l'unica via che permette di intervenire nelle anomalie dei singoli stati le quali, se non affrontate con determinazione e risolte, costituiscono la zavorra che fa affondare anche gli altri paesi.


Il prezzo elevatissimo che in questo momento stiamo pagando, anche come italiani, è figlio certo di decenni di irresponsabilità politica e di spesa facile avendo voluto fare le cicale scaricandone i costi sulle generazioni future. Ma è anche figlio di cieche politiche antieuropeiste che perfino le classi politiche di un membro fondatore come l'Italia hanno sconsideratamente perseguito, in nome di miopi sogni da Italietta, deliri anti-euro, vaneggianti illusioni padane.
Invece di spingere a rafforzare l'Europa e le sue istituzioni, uniche in grado di governare una crisi dell'eurozona, la politica italiana dell'ultimo decennio è stata tutta proiettata contro l'Europa, aizzando l'opinione pubblica a sentimenti xenofobi ed euroscettici, delegittimando l'Unione, irridendo alle politiche unitarie, e sollevando gli istinti nazionali contro gli «eurocrati» e i «tecnocrati» di Bruxelles.


I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e sono causa non ultima dell'incapacità di gestire l'attuale crisi da parte dei governi nazionali.
Forse serviva che l'acqua arrivasse alla gola, per invertire rotta. Speriamo che la lezione sia servita.
 p.giovanetti@ladige.it

 

18 commenti

...non ci sono piu' i democristiani di una volta (purtroppo) si è visto quanto abbiano fatto bene gli ex comunisti riciclatisi in novelli neoliberisti...
comunque qui ci sono due ottimi articoli
di carlo pelanda molto chiari:
http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/1/9/FINANZA-1-...

Nel 1993, ovvero circa quattro anni dopo l'unificazione tedesca, il Presidente Andreotti in una intervista al Financial Times, citata allora nel Corriere della Sera, affermava, a chi gli contestava la sua contrarietà:"forse la Germania non sarà più la Germania dei Kohl, nè dei Genscher, nè dei Willy Brandt. Non sappiamo che tipo di Germania sarà, potrebbe essere una Germania forte in un'Europa debole e divisa"

No, Direttore. Che torni il confine al Brennero e pure il cambio di moneta. Che non rompano più con la "circonferenza dei cetrioli" e le quote latte, mentre pensavano a queste fesserie, tutto crollava. Facciamo crollare l'Euro, non paghiamoli, soffriamo ancora di più, mandiamoli tutti al diavolo e ricominciamo da zero altre cose. Tutti con un orto e la serra, il legnatico di sopravvivenza, per cominciare. Se vogliamo si può fare!

una cicale senza il potere magico di volare e farsi leggera(ovvero senza il potere di stampare moneta a piacere come ai tempi della lira)o diventa come le formiche (ed è imponderabile sapere se puo' accadere e se è possibile che accada)
o puo' essere solo la servetta delle formiche(spassarsela per 5anni per poi essere messa ai lavori forzati per 25)

E mi direte ma le cicale in un modo o nell'altro l'hanno sfangata per decenni abbastaza bene (anche se non quanto le formiche)si avevano un potere magico quando c'era un problema sbattevano le ali e si alzavano da terra diventando piu' leggere(il potere magico era :svalutazione competetiva della lira con cui siamo andati avanti per decenni dal dopoguerra)

Ora se vogliamo che le formiche aiutino le cicale , è evidente che le cicale diventeranno le servette delle formiche (per un periodo imponderabile)diversamente dovranno le cicale dovranno migrare una terra piu' adatta alla loro ethos .Il dubbio è si trasformeranno mai in formiche le cicale o al massimo potranno ambire a essere le servette delle formiche?

comuqnue ripetiamo ad nauseam :il problema del debito è secondario (il debito tedesco è aumentato proporzionalmente quasi come quello italiano causa la crisi) il problema è il disallineamento macroeconomico:L'italia è stata cicala ha speso piu' di quanto incassava mentre la germania è stata formica incassava piu' di quanto spendeva questo trend ha portato lo stato italiano vicino al fallimento

tuttalpiu' si potrebbe pensare ad una nuova emissione obbligazionaria garantita
dal patrimonio immobiliare come propone carlo pelanda qui(ma svendite del patrimonio dell'italia sono inaccettabili
che sia chiaro)
http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/12/5/MANOVRA-M...

Da qui vi risulta evidente che qualsiasi vendita/alienzione di assett strategici partecipazioni azionarie (da finmeccanica alle poste a eni e enel e tutto il resto)
beni dello stato in genere per riequilibrare il debito è inaccettabile da rifiuate con la massima forza e determinazione

Di fatto con questa manovra e con le altre l'italia non sta' trovando la sua salvezzasta' solo trovando i soldi per pagarsi l'aumento dei tassi , ma nessuna manovra puo' risvolere il problema del disallineamento macroeconomico se la germania non cambia le regole .Insoamma l'italia si impoverira' -per certo-ma non si sa ancora se servira' a qualcosa

Altro punto il debito pubblico non è necessariamente il punto piu' debole dell'italia perchè ad esempio la spagna
ha avuto ottimi surplus di bilancio e ha il debito ancora all'80% sul pil .Perchè?
economia non competitiva squilibrio macroeconomico ,in sostanza i paesi mediterranei stante l'euro e la bce NON possono essere competitivi rispetto a germania/olanda/finlandia ecc...

Molta di questa ricchezza resa possibile dall'euro se ne è semplicemente tornata in germania perchè la bilancia commericiale verso la germania è andata progressiavamente in defict in modo crescente.Da qui lo squilibrio macroeconomico NON sanabile con le attuali regole eurozona bce

Questa spesa pero' ha fatto solo
aumentare i PREZZI (e gli stipendi di livello medioalto)ma non la RICHEZZA dello stato ,infatti le bilance commerciali e il saldo finazionario dello
stato italiano sono andati di male in peggio!Insomma entravano tanti soldi a basso costo -grazie all'euro- ma sono stato letteralmente sperperati.

precisando un po' meglio: la spesa facile in italia c'è stata proprio per merito dell'euro che permetteva denaro a basso costo alle banche (private) e anche al debito dello stato (i btp in euro avevano tassi favolosamente convenienti rispetto a quelli in lire)

Questo è un momento di svolta storico
invitiamo tutti ad infomarsi bene a discutere della cosa con amici e conoscenti
ci vuole consapevolezza di cosa sta' accadendo e potra' accadere
nei prossimi anni . Perchè comunque la situzione per lo stato italiano è critica.

oppure continuera' ad imporre rigidamente la sua volonta' e a difendere solo i suoi interessi econonici e geopolitici.Comunque il futuro dell'euro e dell'europa è in mano solo ed esclusivamente alla germania e questa è una condizione un po'particolare perl'inizio di una nuova alleanza politico economica.

Qui c'è analisi , un bravo (Alla tedesca)al direttore . Questo è un ricostruzione della situazione corretto. C'è da chiedersi se e come sia possibile sanare questi squilibri macroeconomici all'interno degli stati dell'eurozona mantenendo una moneta unica e c'è da chiedersi se la germania sapra' trasformarsi in attore che sappia dialogare e cooperare con gli stati piu'
deboli (tutti gli altri)

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