L'astensionismo è il colpo mortale

Venerdì scorso sono state consegnate in Consiglio provinciale le oltre 9.000 firme raccolte dalla Lega per l'abolizione delle Comunità di valle.
Firme arrivate in appena quattro settimane a dimostrazione di qual è il sentire comune fra la gente sull'ente intermedio creato tra Comuni e Provincia, a quasi sei anni dalla sua istituzione.
Le Comunità non sono partite, o sono partite male. Non è chiaro cosa fanno, a cosa servono, che competenze hanno, con quale personale. Hanno trovato l'opposizione dei Comuni che temono di perdere le già poche competenze di cui dispongono. Non si capisce se faranno risparmiare risorse, in tempi di forte riduzione dei bilanci pubblici. O se invece saranno un ulteriore carrozzone fatto di poltrone, assemblee pletoriche, uffici, personale che si aggiunge a quello esistente. Insomma  costi aggiuntivi a carico del contribuente, che tanto fanno imbestialire il resto d'Italia costretto a tirare la cinghia.
Scarsa risulta pure la legittimazione politica: alle elezioni del 2010 si è recato alle urne un misero 40% di votanti, segno evidente del disinteresse (o forse della disapprovazione) che la riforma ha registrato nell'opinione pubblica trentina.
Di fronte al referendum che chiamerà ancora una volta i trentini a pronunciarsi su queste Comunità di valle, chi ha voluto la riforma - la maggioranza attuale in giunta provinciale - ha scelto di rispondere con l'astensionismo. Soprattutto il Pd, primo partito del Trentino alle ultime provinciali, quindi (in teoria) motore primo della politica provinciale, timoroso di prendere una sonora legnata da parte del suo elettorato e di perdere il referendum, punta a far stare a casa gli elettori per far mancare il quorum e lasciare tutto come prima.

L'espediente, mettere la testa sottoterra come gli struzzi facendo finta che il problema non esiste e che tutto vada bene, madama la marchesa, può forse servire a far fallire il referendum e a non raggiungere il 50% dei votanti (con lo stesso criterio, le comunità  andrebbero dichiarate fallite, visto che i votanti sono stati il 40%), ma non salverà le Comunità di valle.
Se oggi i trentini non credono in questo ente e nella sua utilità, non è ignorando la preoccupazione dell'opinione pubblica che si risolve il problema, ma spiegando con i fatti a cosa servono, quali problemi risolvono, quali risorse risparmiano, quale personale dispongono che non sia frutto di nuove assunzioni.
È affrontando il referendum guardando negli occhi chi la pensa diversamente, che si potrà convincere eventualmente i trentini che vale la pena tenere le Comunità di valle. Non nascondendosi per non parlarne, e così far dimenticare agli elettori che fra alcune settimane ci sarà un referendum in cui saranno chiamati a dire la loro.
Il referendum, al di là di chi lo propone e della strumentalità politica che lo può animare, è un'occasione particolare, forse unica, per andare fra i trentini, nelle valli, nei paesi, in città (perché le Comunità di valle sono pagate anche dai residenti della città di Trento, che hanno pieno e totale diritto ad esprimersi al riguardo), e spiegare cosa sono tali enti, quali poteri prenderanno dai Comuni e quali dalla Provincia, quale utilità pratica porteranno nella vita quotidiana dei cittadini, quali problemi risolveranno, in che tempi.
Questa è la battaglia politica vincente sulle Comunità di valle, non approvare una legge in consiglio provinciale dopo una gestazione di 25 anni, aspettarne sei (e forse chissà quanti ancora) per sustanziarla di poteri, registrare il voto scarso di quattro trentini su dieci nell'elezione dei suoi organi, e poi far di tutto perché gli elettori non vadano alle urne a dire cosa ne pensano.
Se Pd e Upt sceglieranno definitivamente la via dell'astensionismo, assesteranno loro la mazzata finale alle Comunità di valle, perché le priveranno di forza politica data dal consenso dei cittadini elettori. Potranno sopravvivere al referendum le Comunità, ma saranno ancora più deboli di prima, e probabilmente saranno destinate ad un lento declino che le porterà a fare la fine dei comprensori, dopo aver sprecato tempo e risorse senza aver risolto i problemi dei Comuni trentini dati dalle loro dimensioni, e dai loro scarsi poteri, che vengono ulteriormente assottigliati dall'ente intermedio.
Se Pd, Upt e Patt credono veramente nelle Comunità di valle (e possono avere anche delle ragioni da far valere, e delle argomentazioni da spendere), allora devono affrontare il referendum a viso aperto, scendendo nelle piazze e fra la gente, spiegando perché hanno fatto la riforma e cosa vogliono ottenere, non sottraendosi al dibattito e al confronto con chi è contrario, o puntando a parlarne il meno possibile per aggirare il problema.
Forse, proprio dal referendum, può partire quel colpo d'ala che finora è mancato alla riforma. Non si dica che sono temi difficili, lontani dalla gente, fatti per pochi, gli addetti ai lavori. I grandi partiti popolari nel dopoguerra portarono dopo vent'anni di dittatura e nessuna esperienza precedente, gli italiani alla democrazia, alla repubblica, alla partecipazione al voto. E riuscirono a farlo in un tempo limitato, girando fra la gente, nei paesi, nelle case, convincendo un popolo certamente non di acculturati, della forza e della validità delle nuove istituzioni. Il nostro Trentino fu la regione d'Italia che con più convinzione votò al referendum a favore della repubblica.
Ma non si trattò di una riforma a tavolino, come quella delle Comunità di valle, cercando di evitare il confronto popolare. Fu proprio la forza travolgente del voto a dare solidità alla repubblica e alla democrazia italiana. Bisognerebbe forse rimparare a fare politica, non sottraendosi al confronto popolare, ma combattendo con la forza delle proprie argomentazioni e la convinzione della validità del proprio progetto. Altrimenti sorge un dubbio: che sia la stessa dirigenza di Pd e UpT che, in fondo, alle Comunità di valle non ci crede poi granché?
 p.giovanetti@ladige.it

22 commenti

Per le prossime elezioni al fine di dare una svolta si dovrebbe votare al massimo per tre liste in concorso: si eliminerebbe tutta quella babele di sigle che non nascondono altro che ambizioni personalistiche: vedi liste che di supporto hanno solo lobby e "comitati di quartiere". Se non si procede con questo metodo allora è inutile piangere da coccodrilli: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

L'astensionismo di tutte quelle croci fatte astenendosi dal conoscere cosa si va a decidere. Questo è il colpo mortale.

Comunque vada il PD Trentino sul Referendum della Lega avrà grossi problemi,Pinter dice una cosa e il segretario Nicoletti con trequarti di partito dice un'altra cosa,in fondo al dibattito interno non c'è votare si o no, ma di chiudere la breve esperienza delle CDV e rifare la legge,però in tutto questo c'è di mezzo che è iniziata la campagna elettorale per il 2013

io sono convinto che il 90% dei cittadini non sa in coscienza se è meglio che le CDV ci siano o no. Mi metto anch'io fra questi.
Sicuramente vorrei che funzionassero. Probabilmente così come sono non sono sufficienti.
Un referendum in questo momento, a poco più di un anno dall'istituzione, promosso da un partito come la Lega che per ragioni di bassa bottega cavalca in modo bieco e strumentale il più che comprensibile malcontento popolare, credo che non aiuti nessuno.

Noi possiamo contribuire a cambiare!
Rispondo con piacere al mio interlocutore ringraziando l’Adige per l’ospitalità!
Ma rispondo anche a chi sostiene l’astensionismo e vuol far passare questo referendum per una strumentalizzazione della Lega.
Rispondo con parole non mie , ma con parole di Mauro Bondi, che è tutt’altro che Leghista.
Invito tutti a leggerle.
Questa è anche la mia opinione per quello che conta!
http://www.campanedipinzolo.it/articolo.php?num=20120123115132

sicuramente sei in buona fede e anch'io concordo su molte cose che dici.
Ma finché l'opzione astensione è "pagante" o conveniente c'è poco da fare...andrebbero cambiate le regole del referendum.
La Chiesa (CEI) non secoli fà invitò a non andare alle urne, i governanti invitarono ad andare al mare...che possiamo fare noi? buttare a mare Chiesa e governanti? potrebbe essere una buona soluzione...

Non cadiamo nella provocazione della Lega!!!
Credo che sia chiaro a tutti che il referendum proposto dalla Lega è solo pretestuoso. Alla Lega delle CDV - che ci siano o non ci siano - non gliene frega niente, se non come occasione di interessi di bassa lega...

Rispondo al postante delle 23,05 e delle 11,56
Si, andai a votare… come in tutti i referendum! Come sono andato a votare per l’abolizione dei contributi alle scuole private.
Ripeto cosa si vota non è importante.
L’IMPORTANTE E’ ANDARE A VOTARE.
E questo per dare un sonoro schiaffo a chi predica l’astensionismo come vittoria!

Il PD non sa più cosa fare,la settimana scorsa PINTER incitava iscritti e simpatizzanti al non voto,oggi il segretario Nicoletti scrive che andrà a votare!!!!!!!!
Caos totale

Mi piacerebbe che i nostri politicanti sinistroidi commentassero le parole di Napolitano che chiede una accelerzzione sul federalismo fiscale e sulla abolizione delle provincie mentre loro, i politicanti provinciali, chiediamo di mantenere privilegi e Comunità di Valle. Non mi piace diventare antipatico per tener su le braghe a 4 parassiti politicanti.

sarei anch'io favorevole all'eliminazione del quorum.
Ci vorrebbero però un paio di rettifiche:
- elevare in modo consistente il numero delle firme necessarie
- vietare - non solo formalmente - ai partiti l'iniziativa della raccolta firme.
La raccolta delle firme fatta da un partito per me va contro la logica del referendum.

in quell'occasione io fui uno dei pochi che si recarono alle urne.
Ci andai da "arrabbiato" dove aver letto sulle porte delle nostre chiese il volantino della CEI che incitava la gente a disertare le urne.
Da allora io non ho più messo piede in una chiesa.

Condivido in pieno l'articolo. I referendum sono espressone democratica. Non vanno mai boicottati. Anzi non dovrebbe esserci quorum. Oppure dovrebbe essere bilaterale. Se il referendum non vale una cicca perche' manca il quorum pure le comunita' perche' non si e' superato il 51 per cento votanti. Dicano le loro ragioni. Per il momento e' un ente inutile.

scommetto che qualche anno fà in occasione del referendum abrogativo della Legge 40 - quella della fecondazione assistita - Lei è stato uno fra i pochi che è andato a votare....ma posso sbagliarmi...
A me piacerebbe che ci fosse il quorum abbondante e vincessero i no, confermando così il mantenimento delle CDV.

"Non è chiaro cosa fanno" Niente!"a cosa servono" a niente!"che competenze hanno"NESSUNA! e poi la scelta astensionismo è obbligata, non ci sono argomenti pro comunità

Provo disgusto per chi incita all’astensione. Chiunque esso sia! Sono tesserato UPT e andrò a votare. Non importa se si o no! La lega ha dato l’alternativa, ha spiegato perché non vuole le CDV, il fatto e che i partiti di maggioranza non sono stati altrettanto chiari!
Detto questo penso che non si raggiungerà il quorum e questo sarà un ulteriore fallimento della maggioranza e un allontanamento della gente dalla politica

Una previsione facile: una parte delle firme non sarà ritenuta valida e il referendum non verrà indetto. E una domanda: riceverà qjalcosa in cambio la lega?

Intanto è Giovannetti che non ci crede (i fatti separati dalle opinioni, ma va là).

Come quasi sempre egregio direttore i suoi ragionamenti non fanno una grinza.E' inutile e poco democratico sottrarsi ai referendum,da chiunque promossi.Chi è convinto di una cosa deve andare a votare per il sì o per il no sempre.Il referendum, in questo caso può dare valore e leggittimazione popolare alle Comunità,cosa che fino ad ora non hanno avuto.Io personalmente ci credo.

Grande intervento del direttore de L'Adige,spero che PD e UPT capiscano che questo ente intermedio ha fallito e bloccarlo è una cosa buona.
Per il PD un invito: smettetela di sgattaiolare sempre dietro Dellai e siate vicini alla gente

per sfuggire alla tentazione dell'astensionismo basterebbero due semplici cose:
1 - aumentare il numero delle firme necessarie
2 - abbassare il quorum. Di fronte a un assenteismo fisiologico del 20/25% dividere il male a metà, passando dal 50% al 40% necessario per la validità.
Cose troppo semplici, ma il meccanismo vigente è troppo comodo per qualsiasi maggioramnza che ha fatto le leggi.

IO vorrei però che prima di tutto chi ha promosso il referendum, la Lega, spiegasse chiaramente e coerentemente cosa si dovrebbe fare poi nel casoin cui il referendum avesse luogo e vincesse.
Cosa che la Lega non è minimamente in grado di dire, a parte le solite cose inconcludenti e ridicole.

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