Ora sono cambiate  le finanze con Roma

Domani il Senato approverà con voto di fiducia il decreto Monti sulla spending review.
La Provincia Autonoma di Trento dovrà accontentarsi della «clausola di salvaguardia» approvata in Commissione, che salva la faccia, ma in sostanza conferma i tagli previsti.
In particolare ribadisce che ci potranno essere tutti gli accordi possibili (passati e futuri) con Trento e Bolzano, fermo restando il fatto che le Autonomie speciali d'ora in avanti dovranno contribuire al risanamento del debito pubblico nazionale.
Era facile prevedere tale risultato: avendo inserito in Costituzione il pareggio di bilancio, i conti devono quadrare. E tutti - Autonomie comprese - questa volta devono fare la loro parte, dato che ci siamo impegnati di fronte all'Europa a ridurre il debito di 50 miliardi di euro l'anno, per i prossimi anni.
La Provincia di Trento dovrà prendere atto una volta per tutte di ciò, e impegnarsi alacremente a ridisegnare il quadro dei rapporti finanziari con lo Stato, riscrivendo il relativo capitolo dello Statuto. Come s'è visto in Commissione Senato, il patto di Milano è stato stralciato dall'emendamento, ed è ormai acqua passata. Andrà rimpostata l'intera architettura, tenendo conto della drammatica crisi economica in atto (se crolla l'Italia, crolla ovviamente anche il Trentino, anche se da queste parti molti fan finta di non saperlo); e, purtroppo, tenendo conto anche del clima ostile con cui il resto del Paese ormai vede l'Autonomia speciale di Trento e Bolzano, come dimostrano gli applausi a scena aperta in Senato ogni qualvolta viene bocciato un emendamento a nostro favore. Un qualche esame di coscienza sul perché ciò accade, prima o poi dovremo pur farcelo.
E trarne lezione. In attesa di ridefinire quanto spetta a noi e quanto spetta a Roma, i fatti di queste settimane qualche insegnamento ce l'hanno fornito.
Per prima cosa s'è visto che l'Autonomia si difende a Roma, non a Trento e nemmeno a Bolzano. Così è stato dal dopoguerra in poi. Così non è stato negli ultimi anni.
L'illusione - che forse era presunzione - che bastasse essere forti a Trento, per garantire (magari in punta di diritto) il peso del Trentino e dell'Alto Adige a livello nazionale, s'è disciolta alla prova dei fatti. E le Autonomie del Trentino Alto Adige hanno scoperto di avere ben pochi amici, in Parlamento e nel resto del Paese. In questi anni si è ritenuto di risolvere i problemi con Roma con il governatore che volava nella capitale.
E per questo non s'è mai pensato a costruire una delegazione parlamentare all'altezza dell'Autonomia, che avesse peso nelle istituzioni e nei partiti nazionali, che sapesse muoversi con esperienza e capacità fra i ministeri e gli apparati istituzionali. S'è creduto che non servisse: tanto c'era il governatore. Anzi, se era una delegazione forte poteva dare ombra al governatore, e quindi creare fastidio. Pertanto le candidature sono state manovrate e decise sulla base di equilibri locali di piccolo cabotaggio, tra  personaggi non di prima fila, o comunque con scarse entrature politiche (a parte poche eccezioni).
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se ne ricava che per difendere l'Autonomia, sarà fondamentale la selezione delle candidature per il prossimo Parlamento, fra pochi mesi. E l'elezione dovrà portare a costituire una delegazione forte, unita sui temi dell'Autonomia. Perché, altro errore cruciale, non può essere che ci si combatta a Roma fra esponenti trentini di diversi schieramenti, facendosi gli sgambetti sulle questioni dell'Autonomia. Come non può essere che il governatore di Trento tratti solo con i parlamentari del suo schieramento, quando c'è in ballo la regione. Sono tutti autogol, di cui ora paghiamo le conseguenze.
Un secondo aspetto che i fatti di questi mesi hanno reso chiaro è che il Trentino non può più appoggiarsi alla Volkspartei nella difesa dell'Autonomia, perché la Svp a Roma non esiste più. Non ha più alcuna considerazione, e alcun peso politico. In questa legislatura la Stella alpina ha dissolto il suo patrimonio politico e istituzionale di decenni.
Non solo per la scelta block frei, che l'ha messa fuori gioco. Ma per le funamboliche giravolte levantine a cui s'è prestata, pensando di essere la più furba del mazzo.
Così con la fiducia a Berlusconi sull'orlo dell'abisso, scambiando un pugnetto di voti in cambio dello Stelvio, s'è ridotta ad essere uno Scilipoti qualunque, nel disprezzo istituzionale dei due schieramenti. Ed ora, con la decisione di votare la sfiducia al governo Monti, insieme alla Lega e agli estremisti di Di Pietro, s'è posta al di fuori di qualsiasi contesto politico, tra l'indifferenza di tutti. Visto che nessuno se n'è fatto un baffo. Sorvoliamo sulla vuotezza della minaccia di ricorso alla «potenza tutrice» e al tribunale dell'Aja, perché gli stessi altoatesini l'hanno giudicata una stupidaggine. Figuriamoci a Roma.
Tocca a Trento ora tracciare la strada e dettare la linea. Non certo accodandosi alla Svp quando vota la sfiducia, che peggior strategia non ci potrebbe essere. Ma indicando ad una Volkspartei praticamente allo sbando qual è il percorso possibile per ridefinire il quadro dell'Autonomia, e il riassetto dello Statuto nella parte dei rapporti finanziari con lo Stato. Se non lo facciamo noi, chi lo può fare? Anzi ai trentini spetterà nella prossima legislatura dare direzione di cammino e compattezza anche alla delegazione parlamentare sudtirolese, se si vuole recuperare la Svp sul piano nazionale.
Infine, un terzo insegnamento che arriva dai fatti di queste settimane e questi mesi, è che il cambio di rotta netto su come vengono gestiti i soldi dell'Autonomia è ormai una necessità indifferibile.
Non solo perché vanno dati in maniera decisa ed efficace segnali concreti e simbolici al resto d'Italia, che qui non ci sono soldi da buttar via, perché ne ne sono troppi (l'immagine che abbiamo dato in questi anni è stata devastante). Ma soprattutto perché i soldi saranno (ormai sono) oggettivamente di meno.
Questo implica maggiore responsabilità politica nella classe dirigente trentina, non soltanto nella spesa di quei soldi, ma nel dirlo chiaramente ai trentini. Non possiamo più, in piena crisi economica, con il Paese spremuto dalle tasse, continuare a dire irresponsabilmente che ogni paese del Trentino deve avere la sua caserma dei vigili del fuoco. Perché non sarà più possibile (e onestà richiederebbe che venisse detto), ma soprattutto perché sono comportamenti come questi che scatenano la rabbia degli altri italiani, che di caserme a volte non ne hanno una neanche in ogni città.
Come pure le spese folli di queste settimane per acquistare nuove sedi alle Comunità di valle (ma non dovevano costare neanche un euro di più?), mentre nel resto d'Italia aboliscono pure le Province. Così in Rotaliana non va bene il palazzo comunale attuale, e si vuole la nuova sede da 3 milioni e mezzo (pagati da noi cittadini). A Vezzano si acquista con i contributi provinciali (un milione e 800 mila euro) un'altra sede. E poi c'è Cembra dove non piace la sistemazione attuale, e si punta al nuovo palazzone. E così pure la Paganella.
L'anno prossimo in Trentino si vota. Andrà detto chiaramente ai trentini che follie come queste non sono più possibili, e ammissibili. Non solo perché il quadro economico-finanziario ora è diverso, e lo schema dei nove decimi è saltato. Ma perché altrimenti nel resto d'Italia vengono a cercarci coi forconi.
 p.giovanetti@ladige.it

15 commenti

Bravo "da bon trentin", hai pienamente ragione. Almeno hanno pubblicato le tue rimostranze. Una tantum... questo non cambia comunque le cose, purtroppo!

Sarebbe come commentare gli articoli di Stella. Ognuno ha le proprie opinioni anche Giovannetti .

ottimo articolo. In TAA siete alla frutta, prima ve ne rendete conto prima riuscite a leccarvi le ferite e contare i morti.

quasi quasi me vergogno de esser anca mi "en bon trentin" Ma a questo, ha morso la tarantola? Miseria che mentalita! l'è fora de gamela

PS
negli articoli che scrivete,
ricordi al sig Molinari con quali voti è andato a Roma

e adesso voglio proprio vedere se lo pubblicate visto che vi ritenete cosi liberi democratici e aperti al dialogo,Adige giornale indipendente....
e comunque sappia sig direttore
che sono convinto che ci sia troppa
unilateralita' di stampa in TN purtroppo

finanziamenti europei andati persi per incapacita' delle amministrazioni pubbliche italiane,mi ricordo quella sul finanziamento per l'aquedotto sardo!!!
e sono loro che dovrebbero venire qua' con i forconi!!!???si dovrebbe solo vegognare per quello che scrive

dei miglioni buttati per il ponte di Messina mai partio con non so quante denuce per mafia,il n° spropositato di dipendenti pubblici siculi e calabri,dighe ospedali carceri palazzetti dello sport strade ponti ,fatti MAI messi in funzione

che poi nessuno mai fa i conti in caso di incidenti se non ci fossero!!!
ripeto metterle sullo stesso piano,del buco della sanita' laziale,del buco del comune di Roma,della voragine della Salerno R.Calabria

5 mettere sullo stesso piano,anche se discutibile,il fatto di comprare immobili
che poi comunque fanno reddito non debito
se no non si capisce tartassate come imu,
le caserme dei vigili che oltre all'utilita normale,hanno un altissimo senso civico per le comunita' di vallata

4 se aspettavamo i soldi della ricostruzione post bellica promessi dall'italia ora vivremo ancora nelle baraccopoli

2 una volta in Italia la svalutazione voluta dallo stato verso il cambio di moneta dimezzo i conti di tutti i trentini 3 la regione venne letteralmente regalata alle societa' statali Italiane

non ci caccia nessuno se mai siamo noi che ci stacchiamo da sto sfacello di stato!!
altro che forconi,lei ha detto che il TNAA non ha mai partecipato al debito pubblico,ma le spese a carico del TN come le chiama??allora andiamo ancor piu' indietro 1 i trentini non volevano far parete dell' Italia,tirati dentro a forza fu negato loro il referendum

Mi associo.
sempre puntuale e giustamente critico
Sembra impossibile ma il principe rifugge da qualsiasi puntualizzazione........non vedo come potrebbe. Non mollare Giovanetti

Ma perchè editoriali così chiari, limpidi e cristallini, su questo sito, non hanno la visibilità che dovrebbero avere? Perchè nessuno commenta? Della serie: tutti scappano quando si dice la verità? Vabene, a me il compito di rompere il ghiaccio: COMPLIMENTI E GRAZIE, GIOVANETTI!

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