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Paganella da non abbandonare

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Caro de Battaglia: «Ferrata delle aquile in Paganella, bella o eccessiva?». A questa domanda, apparsa sulla rubrica «Sentieri» di sabato 5 maggio, ritengo opportuno fornire una risposta, nel ruolo di presidente di Paganella 2001 Spa, la società che ha promosso e finanziato i lavori di realizzazione della via ferrata nel 2015, con la convinzione che non si tratta di considerazioni tanto personali, quanto piuttosto espressioni del punto di vista di gran parte della Comunità della Paganella, in particolare dei Comuni, dell’Apt, dei vari Consorzi e Organizzazioni turistici, degli operatori economici e dei loro collaboratori.

Per tutti noi sulla risposta non ci sono incertezze: la ferrata è bella e lo attestano senza equivoci le migliaia di persone che l’hanno percorsa ogni anno dal 2016 in avanti, rilasciando, sui tre libri di vetta finora completati, commenti di plauso e di ringraziamento.
Ma tengo a precisare che la via ferrata non è un’iniziativa isolata sia pure importante, ma l’anello di una catena di interventi progettati e concertati dentro un disegno complessivo, orientato a recuperare e valorizzare dal punto di vista ambientale e culturale la Paganella estiva, sia per i tanti turisti che frequentano l’Altopiano, che per i trentini che, come ho sentito più volte in passato dire dal già Presidente Sat Claudio Bassetti, hanno abbandonato la montagna di casa.

In pochi anni, senza chiedere, né ottenere incentivi pubblici, con la preziosa opera di coordinamento dell’Apt, si è messo mano ai sentieri, si sono individuati ed in parte realizzati i percorsi per i bikers, regolamentandone la percorrenza, è stata costruita dal Comune di Fai una nuova malga/fattoria didattica, sono stati ricostruiti, con criteri ecologici, rifugi e punti di ristoro, attrezzati soprattutto per le famiglie con bambini, dove si svolgono diverse attività di divulgazione ambientale e di promozione delle tradizioni locali, è stato attrezzato un «bike park» per downhill, è stata aperto, con un notevole successo di pubblico, il Biblioigloo, la prima biblioteca in quota in Europa, dove si organizzano numerose iniziative culturali.

Lo stesso «Bus del Giaz», che tanto clamore aveva suscitato tanto da finire nelle aule giudiziarie, è stato ripristinato e sta per tornare alle sue originarie funzioni di «frigorifero» e produzione di ghiaccio sulla base di un progetto di collaborazione coordinato dal glaciologo del Muse Christian Casarotto.
Tutte queste iniziative, alle quali se ne vanno velocemente aggiungendo delle altre, sempre nel rispetto delle regole e dell’ambiente, hanno dato risultati straordinari. In soli tre anni i visitatori della Paganella si sono triplicati; quelli trentini anche, attratti soprattutto dalla ferrata «delle Aquile». A chi intendesse giudicare «eccessivo» il nostro impegno assicuriamo che siamo attenti e disponibili ad accogliere suggerimenti e consigli nell’ottica di far conciliare aspettative e visioni che talvolta possono essere diverse. Ma che hanno tutte in comune l’amore per la meravigliosa Paganella.

Eduino Gabrielli

 

Eduino Gabrielli è persona appassionata della terra trentina e l’ha dimostrato nelle responsabilità, certo non solo turistiche, ricoperte nella sua vita professionale . Lo ringraziamo per questa lettera. Forse alcune scelte sono un po’ sfuggite di mano a Paganella 2001 (il «bus del giàz», la «spirale» della ferrata …) ma il fatto che i promotori si siano resi conto di certe forzature e la disponibilità al confronto, rendono Gabrielli un interlocutore affidabile con cui cercare di recuperare una «nuova visione» anche di ripristino e rilancio delle montagne attorno a Trento.

Le montagne che «sono state lasciate andare», e che devono ritrovare un equilibrio fra modernità, turismo (che è ormai di massa, ma va educato, non blandito nelle sue volgarità) storia e natura. Ci mettiamo la Paganella, fra queste montagne «lasciate andare», con la selva delle antenne più violenta e respingente di piste e ferrate, ma ci mettiamo anche il Bondone, con lo stradone micidiale, e il piastrone-posteggio delle Viote, ché è inutile almanaccare sul suo futuro se non si sana questa ferita. Ognuno ha le sue colpe. Ora si tratta di non lavarsene le mani in un rimpallo di responsabilità, ma di rimettersi insieme e trovare un accordo di compatibilità.

È possibile in Paganella ripulire il canalone che scende agli attacchi e rilanciare certe vie? Non deve essere impossibile. È possibile un sentiero Sat, uno almeno, che torni in Paganella senza diventare tratturo di discesa per le «bike»? Vale la pena provare, senza ritirarsi in «aventini» perdenti. Sarebbe un segnale forte, forse l’avvio di una nuova stagione.

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