Salta al contenuto principale

Ross 128 b: una nuova Terra?

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 17 secondi

Qual è il nostro posto nell’universo? Tutte le culture, in ogni tempo, hanno tentato di rispondere a questa domanda. Oggi ci poniamo lo stesso interrogativo, ma con meno parole: siamo soli?
Di solito non c’è passo più rischioso per uno scienziato che fare generalizzazioni partendo da un solo esempio. Al momento le uniche forme di vita note nell’universo si trovano sulla Terra, ma esistono argomenti convincenti per suggerire che non siano le sole.

Molti astrofisici ritengono elevata la probabilità che la vita sia anche altrove: ci sono più pianeti nel cosmo di quanti possiamo immaginare e ritenere che la Terra sia così singolare potrebbe sembrare azzardato. In assenza di dati certi, la storia ci dice che è prudente essere guidati dalla consapevolezza che non siamo speciali: è il principio copernicano, definito per la prima volta dall’astronomo polacco Copernico che, a metà del cinquecento, spostò coraggiosamente il Sole al centro del nostro sistema solare.

Nonostante il filosofo greco Aristarco avesse già proposto questa visione cosmologica nel terzo secolo a.c., l’universo antropocentrico fu di gran lunga la visione del cosmo più popolare negli ultimi 2000 anni: codificata dagli insegnamenti di Aristotele e Tolomeo e dalla Chiesa cattolica, tutti accettavano la Terra come centro di ogni moto. Era evidente: il cosmo non solo funziona in questo modo, ma Dio lo ha fatto sicuramente così. Quando il monaco pensatore Giordano Bruno suggerì pubblicamente che un universo infinito poteva essere colmo di pianeti che ospitavano forme di vita fu arso vivo a Roma, in Campo de’ Fiori, nel 1600. Fortunatamente oggi viviamo in tempi più tolleranti: anche se non c’è garanzia che il principio copernicano ci guiderà correttamente in tutte le scoperte scientifiche, una considerazione saggia è quella di supporre che la vita nell’universo non sia immune dallo stesso principio.

Così oggi siamo alla costante ricerca di pianeti extrasolari, chiamati esopianeti, che orbitano attorno a stelle lontane e che, forse, ospitano nuove orme di vita.
L’ultimo in ordine di scoperta (sono già migliaia) è Ross 128 b, che orbita attorno a una stella distante solo 11 anni luce dalla Terra e si trova nelle condizioni ottimali per poter ospitare potenziali forme di vita: la stella del sistema è stabile, l’orbita del pianeta è regolare, la quantità di energia che riceve né troppo alta né troppo bassa. Il pianeta si trova quindi nella cosiddetta fascia di abitabilità, zona di un sistema stellare che può garantire un intervallo di temperatura per avere acqua allo stato liquido: l’eventuale presenza di vita dipende, però, dall’esistenza o meno di un’atmosfera sul pianeta. Questo è un parametro essenziale che, fortunatamente ancora per poco, non siamo in grado di rilevare.

Siamo certi che non manca ancora molto alla scoperta di un vero e proprio pianeta gemello della Terra.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?