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Un nuovo sistema solare

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Moltissime persone ieri sera hanno ascoltato con trepidazione la conferenza stampa programmata dalla NASA, anticipata da alcune fughe di notizie e circondata da un’attesa mediatica tipica delle grandi occasioni. Probabilmente eccessiva come accade da tempo ormai quando si tratta di annunci scientifici: chi parlava della prima traccia di vita aliena, altri addirittura di un segnale extraterrestre.

Abbiamo invece a che fare con una scoperta sicuramente meno spettacolare, ma che ha aggiunto un ulteriore, importante tassello alla nostra conoscenza sui sistemi extrasolari. Dal 1995 sono stati individuati, con diversi metodi d’indagine, oltre 3.000 pianeti che orbitano attorno a stelle distanti dal Sole: in alcuni casi pianeti singoli, in altri gruppi più numerosi di quattro o cinque corpi celesti grandi a volte più di Giove, meno frequentemente con dimensioni paragonabili alla Terra. Quello che mancava ancora all’appello era un sistema extrasolare composito come il nostro, ovvero con una famiglia molto consistente di pianeti.

E qui è arrivato l’annuncio di ieri: la stella TRAPPIST-1 (Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope - La Silla, Cile), distante 39 anni luce dalla Terra, presenta un sistema orbitante di ben sette pianeti con dimensioni simili alla Terra.

La sorpresa è che tre di questi si trovano all’interno della cosiddetta «fascia di abitabilità», ovvero una regione attorno alla stella che consente il mantenersi di condizioni astronomiche adatte allo sviluppo della vita, come una temperatura e una quantità di radiazione ultravioletta adeguate.

Questi pianeti percorrono un’orbita quasi circolare attorno alla stella che, infine, è un corpo celeste più freddo del Sole e molto stabile: ciò significa che da miliardi d’anni garantisce dei parametri astronomici stabili nel suo sistema planetario. D’altra parte le prime analisi atmosferiche dei pianeti di TRAPPIST suggeriscono la mancanza di ossigeno a favore di una presenza preponderante di anidride carbonica: una situazione più simile a quella di Venere piuttosto che della Terra.

La speranza di tutti è che la strada per la certa individuazione della vita extraterrestre non sia ancora troppo lunga.

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