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Vedere il pagliaio o guardare l'ago

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Ha vinto Greta. Ha vinto l’onda verde. Hanno vinto questi nostri giovani pieni di sogni. Sogni che non riesce a vedere solo chi non sa più riempire di progetti anche impossibili i propri pensieri, le proprie ambizioni. Ha vinto la rivoluzione gentile, con gli occhi di bambini pieni di voglia di futuro, con cartelli pieni d’utopia: «ci avete rotto il cima», diceva uno dei più emblematici.

Ha perso, invece, chi critica sempre tutto e tutti senza nemmeno cercare di capire. È rimasto spiazzato chi ha finito per guardare l’ago anziché il pagliaio, nel tentativo di evidenziare le contraddizioni che inevitabilmente accompagnano ogni protesta e persino ogni leader: perché Greta resta una leader, anche nelle sue genuine ingenuità, anche nei suoi grossolani errori. È rimasto dunque senza fiato anche chi non sa dare risposte concrete e non si ferma nemmeno ad ascoltare le domande di queste città piene di giovani e di preoccupazione.

Non vediamo da troppo tempo le piazze di tutto il mondo occupate, per coglierne il valore. Fatichiamo persino a ricordare d’aver avuto l’età di Greta, il fuoco - per dirla con Bernanos - che sta nello spirito dell’infanzia («che è il sale della terra»), nello spirito dell’adolescenza. In una giovinezza che ha un senso solo se va oltre i limiti dell’immaginazione. Come una asticella alzata all’infinito alla ricerca di un record impossibile, ma senza tentare di raggiungere il quale non si cercherà nemmeno il risultato possibile, il traguardo immaginabile, ciò che si può facilmente realizzare, cambiare.

Il vero disprezzo - diceva ancora lo scrittore francese Georges Bernanos - consiste nel non dare valore più a niente. E la scorciatoia più semplice è infatti svuotare di valore ciò che sta accadendo. Coprirsi gli occhi per non vederlo, dire che molti ragazzini non sanno nemmeno perché scendono in piazza, fossilizzarsi sul giorno di scuola che perdono e non sul giorno di vita che forse ci fanno guadagnare aprendoci gli occhi. Greta non cambierà il mondo. Ma può cambiare ognuno di noi, come sta cambiando più di una giovane generazione che il mondo vuole davvero cercare di salvarlo. Perché lo ha a cuore. Anche quando sbaglia. Anche quando non distingue ciò che inquina da ciò che non inquina.

Una secchiata in faccia di slogan e di gioventù, d’entusiasmo contagioso, di irrazionale razionalità, non può che farci bene. Questi giovani che sono armati solo di parole e d’entusiasmo in fondo dicono ciò che molti esperti dicono da tempo e che ormai è visibile ad occhio nudo: il mondo ha dei limiti e non ha una vita infinita. Possiamo non capirli. Non condividerne le mosse. Ma non possiamo più non vederli e non ascoltarli.

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