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Più Europa, più donne

e molti volti nuovi

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Non è una vetta sulla quale piantare una bandierina. È un governo. Diffidate dunque di chi vi dirà chi ha vinto: Renzi con la sua spiazzante “apertura”; Mattarella con la sua saggezza e con il desiderio di evitare il voto; Conte che passa da Carneade a salvatore della patria; Grillo che ha tenuto a bada i suoi...

E diffidate anche di chi vi parlerà degli sconfitti, anche se un grande bocciato oggettivamente c’è: si chiama Matteo Salvini. Gli ultimi suoi gesti ricordano quelli dell’altro Matteo (Renzi) di non moltissimo tempo fa. Un paio di errori madornali, a cominciare dalla mozione di sfiducia nei confronti dell’uomo del quale era il vice, hanno fatto passare in pochi giorni Salvini da premier in pectore a senatore reietto. In Italia succede, come noto.

La parola d’ordine del Conte bis è discontinuità. Solo Bonafede (Giustizia) e Costa (ambiente) sono rimasti al loro posto. Tutti gli altri - eccezion fatta per Di Maio e Franceschini, che sono però i capi delle rispettive delegazioni di governo - sono esordienti. A onor del vero un’altra riconferma c’è: riguarda il “ trentino” Riccardo Fraccaro. Ma il suo nuovo ruolo - sottosegretario alla presidenza del consiglio - è comunque all’insegna del cambiamento. In sé, la discontinuità non è necessariamente un valore. Perché fa pensare che tutto sia sempre da buttare e che l’esperienza sia qualcosa di negativo. Ma non c’erano alternative, questa volta: il Pd - che ha usato il manuale Cencelli per cercare di districarsi fra le impetuose correnti interne - doveva giocarsi volti nuovi. E i grillini non potevano andare avanti con le persone che fino al giorno prima hanno condiviso quasi tutto con la parte leghista del governo precedente. Le indicazioni di Mattarella erano poi molto chiare.

L’altra parola d’ordine è Europa. Il nuovo esecutivo - nel quale ci sono anche più donne, ed è una gran bella cosa - è infatti dichiaratamente amico di Bruxelles e di Strasburgo. Ma la nuova stagione giallorossa andrà giudicata sui fatti (e sul reale sostegno del Parlamento), non certo sui sorrisi, sulla presunta freschezza e sulle buone intenzioni.

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