Salta al contenuto principale

L'Italia che sa ancora pedalare

(oltre insulti ed odio)

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 2 secondi

C’è l’Italia che fa fatica, che si rimette in sella e che non smette di pedalare. Ma - benché l’esempio ricordi la quotidianità di molti di noi - è quella del Giro, che ieri è ripartito da Bologna: un ciclismo pieno di ricordi eroici e di nostalgia, ancor più che di speranze e di certezze.
C’è l’Italia che torna in piazza per far festa. Per tingersi di tricolore. Ma è quella dell’adunata degli Alpini: migliaia di persone che hanno fatto d’un ricordo spesso vissuto in salita quanto una tappa del giro d’Italia - il servizio militare - un evento indimenticabile. Un momento da tramandare e da riempire di leggende e di sorrisi. Come sta succedendo in queste ore a Milano.
C’è l’Italia dei sondaggi. Ma non è reale. È quella che si percepisce a due settimane da un voto che non risente solo degli umori oggi sempre più mutevoli degli elettori, ma anche di un’Europa che è sentita in modo nuovo e diverso: come opportunità (da chi ha ancora voglia di capire, ma senza una retorica figlia d’un passato troppo lontano), ma soprattutto come freno (da chi preferisce i muri ai mulini, per citare Enrico Letta).
Secondo il politologo Sergio Fabbrini «è ora di abbandonare gli ormeggi dell’inerzia culturale e politica». Appello rivolto ai sovranisti - che non capiscono che il protezionismo rende più poveri e più deboli - ma anche a chi non sa rivedere molte idee ingenue dell’europeismo, faticando a riconoscere identità nazionali che vanno invece valorizzate.
C’è l’Italia di molti politici italiani. Ma è quella tipica delle campagne elettorali. L’ultima trovata del ministro dell’Interno - di fronte a sondaggi che non autorizzano l’entusiasmo di settimane fa - è la multa di 5 mila euro per ogni migrante soccorso. Notizia che è spuntata mentre in mare morivano altre sessanta persone. Non migranti, profughi, fuggitivi, sognatori. Persone. Sì, persone.
C’è un’Italia che non capisce quanto sia faticoso, davanti al frullatore degli insulti e dell’odio, anche solo pensare di poter ridare dignità, peso e autorevolezza alla politica e alle istituzioni. Se ogni cosa - a cominciare dal dibattito sugli stipendi dei politici e sui tagli dei parlamentari - viene trasformata dalla stessa politica in rissa fra presunti buoni e presunti cattivi, al cittadino/elettore arriverà un unico messaggio: è tutto da buttare.
E così i tanti italiani che non ne possono più degli insulti si ritrovano orfani di esempi e di ideali.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy