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Tagli ai vitalizi: il buonsenso esiste ancora

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Regola sacra: non consideriamo chiusa la vicenda. La partita giudiziaria è ancora aperta. Molto aperta. E, si sa, contese come queste hanno sovente un esito imprevedibile.

Dimenticati per un istante possibili rovesciamenti e colpi di scena, il taglio dei vitalizi d’oro - per così dire autorizzato ieri dalla Corte costituzionale - ci dice alcune cose importanti. Che esiste la Regione, prima di tutto: la legge contestata è stata infatti varata da un consiglio regionale che spesso viene visto come un fastidioso orpello e che invece potrebbe svolgere ancora bene - se solo lo volesse e se solo le due Province non occupassero tutto lo spazio istituzionale e politico - più di una funzione.

Che esiste, poi, una capacità dell’autonomia di autoriformarsi. Non siamo infatti di fronte a un conflitto fra Stato e Regione, fra Provincia e chissà chi. Siamo si fronte a un consiglio regionale che, negli anni della crisi, negli anni delle proteste, negli anni delle campagne contro i privilegi (si badi bene, non contro i diritti o gli stipendi, ma appunto contro i privilegi), ha osato correggere ciò che era stato fatto qualche tempo prima (sempre dal consiglio regionale): allargare le maglie della cassa per “premiare” i consiglieri con una sorta di rivalutazione - semplifico - della loro indennità e, soprattutto, della loro liquidazione.

Ricevere regali è bello e vederseli sottrarre è sgradevole. Ma era opportuno fare chiarezza. E bene ha fatto il consiglio regionale - anche interpretando (che è diverso da assecondando) l’urlo di disappunto che saliva dalla piazza - a correggere il tiro. Per dirla con la Corte, che richiama esplicitamente la necessità d’un contenimento della spesa pubblica, parliamo di equità e ragionevolezza. Può stupire, ma ieri ha vinto la politica.

Quella buona, capace anche di buonsenso.

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