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Quel sorriso nell'infinito

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Ai confini della disperazione, c’è davvero solo il silenzio. Un urlo muto. Un mosaico di lacrime e di occhi pieni di ricordi da trattenere tutti insieme, come il fiato: il sorriso, l’entusiasmo, la travolgente voglia di vivere di Eric. Il figlio che non potrà crescere. Correre. Rotolarsi nell’allegria spensierata del  giardino dell’esistenza. Il figlio di Giusy e di Mattia, il frugoletto che non giocherà più con l’amata sorellina, il cucciolo di un’intera comunità che s’è accasciata davanti a quel viso speciale, a questa storia assurda: amore immenso che diventa morsa d’altrettanto sconfinato dolore. Il dolore di chi ha perso un pezzo di quel tutto incantevole chiamato famiglia.

Il dolore della zia che spingeva il passeggino. Il dolore di chi guidava il trattore. Il dolore di chi non è riuscito a completare in tempo il marciapiede che forse avrebbe spinto più in là un destino oggi abitato da fantasmi che tolgono il sonno.

Basta fermarsi con gli occhi sulla foto che vedete qui sopra, su quel ciuccio che non sa arginare il sorriso di Eric e quei suoi occhi che bucano i pensieri,  per capire quanto vuota - come ha scritto papà Mattia - possa essere la casa di Montesover. Il vento, come scriveva Montale, soffia nel cuore. Oggi, per l’ultimo struggente addio, è un vento gelido. Ma il ricordo di Eric, dei suoi 18 mesi, saprà scaldare l’aria e i pensieri. Perché un sorriso così dura per sempre.

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