In cammino: la varietà degli ambienti

In cammino: la varietà degli ambienti

di Alessandro Beber

La pratica dell’escursionismo per la gente trentina dovrebbe essere paragonabile al surf per gli abitanti delle isole Hawaii... se non lo pratichi, ti perdi gran parte del bello di vivere in un posto del genere!

In quante e quali altre regioni del mondo si concentra una tale varietà di ambienti naturali in un’area così ristretta? Ben poche, direi. Se poi aggiungiamo gli aspetti antropologici, con la storia, le tradizioni e le specificità locali, il campo si restringe ancora di più. Ma se tutto ciò non bastasse a convincervi, soffermatevi a riflettere sull’inconsueta accessibilità di questo straordinario patrimonio: grazie ad insediamenti umani millenari, sul territorio si è andata sedimentando una fitta rete di strade, mulattiere, sentieri, che si snodano fin negli angoli più impervi e remoti di ogni singola vallata.

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"1229861","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"1080","width":"1440"}}]]

Una rete viaria capillare a sua volta tappezzata da punti di appoggio, come rifugi, bivacchi, malghe, fienili. Certo, originariamente non furono costruiti per una fruizione turistica, ma oggigiorno consentono di addentrarsi fin dentro al cuore dei diversi gruppi montuosi. Agli abitanti dell’arco alpino questa cosa sembra assolutamente scontata, ma girando per il mondo è facile rendersi conto che non si tratta di una situazione così comune. I grandi parchi degli Stati Uniti, tanto per fare un esempio, vengono «visitati» dalla maggioranza dei turisti senza nemmeno scendere dalla macchina, scattando fotografie dal finestrino.

Stessa sorte tocca alle bellezze naturali della Nuova Zelanda e dell’Australia, o dell’America del Sud. È vero, questo accade anche per pigrizia delle persone, ma l’accessibilità gioca un ruolo fondamentale: in queste realtà per vivere da vicino la Natura bisogna avere un certo grado di motivazione ed essere predisposti ad uno sforzo supplementare, altrimenti si rimane tagliati fuori.

Provo a spiegarmi meglio: in tutti quei Paesi dove non esistono rifugi gestiti, ma solo bivacchi, per intraprendere una qualsiasi escursione di un paio di giorni bisogna portarsi appresso viveri, fornelletto, sacchi a peli e via dicendo, il che significa camminare con zaini voluminosi e pesanti. Si presume che questo dettaglio farebbe desistere più della metà dei vostri amici. Per quei percorsi dove non esistono nemmeno i bivacchi, aggiungete tende e materassini, e a questo punto forse anche la vostra fedele fidanzata si tirerebbe indietro. Se poi siete una famiglia con bambini, potete evitare direttamente di partire perché con meno di 4-5 ore di cammino le montagne non arrivate neanche a vederle, e non troverete nessuna malga o agritur dove rimpinzarvi di panna coi frutti di bosco e nemmeno un tetto per ripararvi dalla pioggia.

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"1229866","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"1080","width":"1440"}}]]

Sto esagerando, naturalmente, ma la realtà è più o meno questa. Quindi io credo che se hai la fortuna di  vivere in un posto dove ti alzi la mattina e puoi decidere se andare a passeggiare tra gli olivi, oppure avventurarti su un ghiacciaio, oppure andare ad ammirare le Dolomiti, oppure visitare le trincee e le postazioni della prima guerra mondiale, oppure..., oppure..., oppure... il tutto programmando anche solo poche ore di cammino, sapendo di poter contare in molti casi su servizi di bus navetta o impianti di risalita per partire già in quota, con la tranquillità di trovare ristoro o riparo in caso di necessità in una delle innumerevoli strutture ricettive... beh, se hai questa fortuna è un vero peccato non sfruttarla, e non ti rimangono molte buone scuse per non prendere immediatamente lo zaino e partire alla scoperta delle montagne del Trentino.

comments powered by Disqus