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Solidali e uniti, per essere più felici

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«Guardati bene da dimenticare!». È una delle espressioni più importanti, presenti nella Bibbia. Risuona oggi più necessaria, più forte. In essa c’è la grande esortazione a non trascurare, a non omettere, a non tradire.

È una tentazione contro la quale non bisogna mai smettere di lottare, specie quando si è appagati e tutto sembra andare secondo i propri piani, quando cioè il ventre si riempie e il cuore si svuota. Dimenticare, in tale senso, significa correre dietro al proprio io e aprire la mano, smarrendo per strada le chiavi della vita. Gli occhi iniziano a spegnersi, a chiudersi sugli altri e sulla gratuità che viene dall’alto. Al posto della verità, balzano fuori e dappertutto idoli. Da questo allora si comprende che la memoria non è altro che quello sguardo perennemente aperto su Dio e sul valore delle cose. Chi perde la memoria è come se perdesse la casa. La propria origine.

La memoria è quella capacità di guardare dentro e dal di dentro. Senza mai staccarsi dai benefici che Dio non si stanca di compiere. Del resto è quanto ci indica convintamente il documento appena presentato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: «Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario».

È un testo da studiare a fondo perché è tutto rivolto alla difesa della dignità, come viene ben evidenziato nella sua finalità: «si sente la necessità di intraprendere una riflessione etica circa taluni aspetti dell’intermediazione finanziaria, il cui funzionamento, quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale. Si tratta di un discernimento offerto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà».
L’argomento è stato pre-avviato qualche giorno prima dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei con questa sottolineatura della dannosità della mancanza di lavoro: «Disoccupazione e precarietà colpiscono nel profondo la dignità umana. I nostri giovani non sono il futuro della società, ma il presente, non la speranza del domani, ma una risorsa unica per l’oggi».

Non c’è dramma peggiore oggi. Non c’è sopruso più umiliante della disoccupazione! Se n’è discusso ampiamente di recente anche a Sassinoro, un piccolo centro della provincia di Benevento, al confine col Molise. Qui ho fatto visita alla comunità assieme a padre Alex Zanotelli, perché si è presentata da qualche mese a questa parte una grande insidia, che rischia di danneggiare in modo irreparabile e devastante la bellezza del suo territorio. È stato deciso, infatti, di collocare tra quelle verdi colline, proprio in riva al torrente Tammaro, una mega-discarica di ben 22 mila tonnellate di compost, affidando il tutto ad una ditta privata, che ben poche garanzie di credibilità offre nella gestione dei rifiuti.

Partendo dalle illuminazioni dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, abbiamo ribadito l’urgenza di tutela delle aree interne, per una ecologia integrale, dove il grido del creato è un unico grido a quello dei poveri scartati. Ho visitato il luogo del presidio, dove soprattutto le mamme con tenacia sofferta ribadiscono alle Istituzioni il loro dissenso e il loro amore alla terra, per il bene e il futuro dei loro figli. Si chiede solo di poter vivere il proprio territorio senza contaminazioni e pericoli per la salute.

Il loro esempio vale più di innumerevoli convegni.
Ancora una volta il nemico è il denaro a discapito della natura e soprattutto degli uomini che la abitano. La soluzione è il coraggio di fondare un’economia della comunione, dove solidarietà e unità sono il vero toccasana per l’avvenire. La Pentecoste che viviamo e celebriamo oggi certamente ci orienta a queste tre fondamentali azioni dello Spirito Santo: vivere l’armonia cosmica, aprirsi con gratitudine ai doni che il Consolatore ci riserva, superare divisioni e chiusure di ogni genere, per viverci come fratelli, diversi eppure uniti.

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