La Pace è possibile, basta volerlo

La Pace è possibile, basta volerlo

di Giancarlo Bregantini

Non è vero che siamo soggetti soltanto al limite, ai confini rigidi ed invalicabili, alla disumanizzazione quando questo limite ci corrompe, ci colpisce e divora in noi i valori più nobili e nobilitanti. In noi ci sono frammenti infiniti di bene che dobbiamo impegnarci a realizzare, a rendere cioè realtà vera. Parto da questa considerazione perché ho ancora vive le immagini che tutti abbiamo atteso fortemente.
Mi riferisco all'abbraccio avvenuto finalmente tra i due leader coreani, Kim Jong-un e Moon Jae-in. 

Quel passaggio oltre la linea di demarcazione segna una pagina storica nuova e straordinaria nel villaggio di confine inter-coreano di Panmunjom, perché ci insegna che la Pace è possibile, nonostante conflitti che sembravano non avessero più termine. Denuclearizzare la penisola coreana, per fondare un'era di amicizia, è in fondo un felice approdo che fa sperare tutto il pianeta. Io mi auguro che quella stretta di mano, che ha permesso il ritrovarsi come fratelli e non più come nemici, diventi contagiosa per tutti quei popoli che ancora sono in ginocchio a causa di conflitti e violenze.  

Basta salire quel gradino della pace per ricominciare e recuperare il tempo perduto a bombardarsi, a farsi del male. La Pace non è un mondo lontano. È piuttosto l'unico modo d'essere veramente al mondo. Occorre riappropriarsi di questo per radicare nel tessuto sociale la responsabilità come atto di libertà consapevole, eticamente fondata, che è pronta a far spazio alla libertà altrui. Sono queste le basi su cui far poggiare l'Umanità. Mai senza l'altro! Proprio come ci suggerisce questo breve racconto:
C'era una volta un filo di cotone che si sentiva inutile. «Sono troppo debole per fare una corda» si lamentava. «E sono troppo corto per fare una maglietta. Sono troppo sgraziato per un Aquilone e non servo neppure per un ricamo da quattro soldi. Sono scolorito e ho le doppie punte... Ah, se fossi un filo d'oro, ornerei una stola, starei sulle spalle di un prelato! Non servo proprio a niente. Sono un fallito! Nessuno ha bisogno di me. Non piaccio a nessuno, neanche a me stesso!». Si raggomitolava sulla sua poltrona, ascoltava musica triste e se ne stava sempre solo. Lo udì un giorno un mucchietto di cera e gli disse: «Non ti abbattere in questo modo, piccolo filo di cotone. Ho un'idea: facciamo qualcosa noi due, insieme!  Certo non possiamo diventare un cero da altare o da salotto: tu sei troppo corto e io sono una quantità troppo scarsa. Possiamo diventare un lumino, e donare un po' di calore e un po' di luce. È meglio illuminare e scaldare un po' piuttosto che stare nel buio a brontolare». Il filo di cotone accettò di buon grado. Unito alla cera, divenne un lumino, brillò nell'oscurità ed emanò calore. E fu felice. 

E fu felice...in questa conclusione c'è in fondo l'inizio di una nuova epoca di collaborazione, di un cammino condiviso, dove l'uno sostiene l'altro, dove nessuno è inutile, fino ad arrivare su in cima alla scala della vita e da lì affacciarsi sul mondo e dire con un cuor solo: «È cosa buona guidarlo insieme, coltivando la giustizia, il bene comune, dove ciascuno lavora perché a nessuno manchi il lavoro, la serenità e soprattutto la gioia di esistere a questo mondo!».
Con questo spirito festeggiamo anche il Primo maggio e avanziamo a fronte alta su questa salita, verso le vette della pace ritrovata.

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