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Uscire dalla noia e dall'indifferenza

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Su un trono di ghiaccio, gelido e solo, Dante immagina che sia collocato il diavolo, nella sua descrizione dell’inferno. Non quindi tra fiamme di fuoco che bruciano, ma su un pezzo di ghiaccio. Perché in effetti ciò che maggiormente ci fa più male è il gelo che regna spesso nelle nostre relazioni. Su queste immagini così forti papa Francesco basa il suo messaggio per la Quaresima, che inizia proprio in questa prossima settimana, il 14 febbraio. È il «segno sacramentale della nostra conversione», occasione propizia per riflettere sul nostro cuore, in verifica se sia carico di zelo e generosità oppure avvolto dal gelo dell’indifferenza e della noia.

La quaresima che il Papa ci augura è proprio questa: passare dal gelo dell’indifferenza reciproca allo zelo della generosità nei nostri rapporti fraterni e sociali. Cioè dal gelo allo zelo! È un messaggio insolito. Chiaro come sempre, ma con un pizzico di piacevolezza in più, che ce lo rende vero e ben fatto.

Con questa immagine di forte riflessione, abbiamo celebrato in questi giorni anche la giornata della vita, carissimi amici. Auguri! Per la vita che ci viene incontro. Con tutte le sue forze e fragilità. In tutte le sue pianure e le sue alture. Tra i dirupi del dolore e le i ruscelli della leggerezza. Tra le sue righe e le sue rughe. Nel suo passo e nelle sue soste. Fuori e dentro le mura del mondo. Tra gli angoli nascosti e sotto i bagliori di ogni nuovo giorno, che ce la consegna e ce la rinnova come promessa di gioia, di salita verso il suo significato più profondo. Spazio di domande e luogo di incontri, così essa si presenta e si racconta, inedita e fluente. «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo».

È proprio questo il tema di questa 40° Giornata per la vita. Significativo e insieme impegnativo perché ciò presuppone anzitutto che la vita abbia come riferimento il Vangelo portato nel mondo da Colui che è la Vita, Gesù e dall’altra ci richiama alla grande domanda: «La tua vita arreca gioia al mondo?». Al centro del messaggio non a caso spicca questa nota: «La grazia della gioia è il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano formare dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto (cf. Lc 15,32)». Due colonne che reggono l’unico tempio del nostro vivere cristianamente: la consapevolezza e la festa. Quando abbiamo in mano il dono della vita non possiamo, infatti, non onorarne la gratuità, con la quale ci è stato affidato e risalire perciò a Colui che ci ha degnati della vita. E nutrirne commozione. Esultanza intima per un tale privilegio.

Perché tutto ciò che vive è miracolo che si schiude davanti e dentro di noi, nel poema misterioso dell’esistere, qui e ora. Per questo non ammettiamo che nessuno uccida l’altro, dal grembo materno fino al testamento biologico. Davanti alla vita tutto risulta minore in valore. Niente è pari ad essa. Negarla è spezzare il patto con la propria felicità. Sopprimerla è scegliere di camminare al buio. Manipolarla è violentare in noi la divina somiglianza. Al contrario, amarla è dare orientamento a tutte le cose. Difenderla è lodarne il Donatore. Curarla è lasciarsi appassionare incessantemente dallo stupore che la allatta. In questa trama meravigliosa che ci coinvolge e ci fa tutti protagonisti è necessario allora maturare insieme alcune grandi scelte, che vanno compiute insieme. Che affidiamo soprattutto all’educazione scolastica e alla politica.

Prima di tutto, arginare l’onda problematica del fenomeno denatalità, diffuso in tutta Italia. Tanti morti e poche nascite. Un calcolo, ormai, in negativo. Non solo in Italia, ma anche in Francia, che pur ha sempre portato avanti una politica in favore della natalità. Segno che non bastano le politiche, se mancano le motivazioni interiori ed etiche. Basilari, comunque, ma successive. Poi, l’attenzione sia per la Famiglia, incrementandone il potenziale umano, sociale ed economico. Permettendo ad essa, con politiche attive, adatte alle urgenze, di essere generativa di futuro. E di domenica, la famiglia ritrovi la gioia di stare tutti insieme, invece di essere «attratta» dall’ingannevole mito della spesa, che spopola i paesi interni e priva di calore le nostre case!

È necessario, inoltre, affrontare il disagio drammatico della disoccupazione giovanile e sia sempre sostenuto, specie ora, l’impegno sociale e culturale per l’ integrazione verso gli immigrati, perché accogliere è far sì che a nessuno sia negata la vita e una nuova opportunità di riscattarla. E davanti alle nuove solitudini, cruciale oggi è il ruolo educativo e l’intervento di tutti perché nessuno si tolga più la vita. I suicidi, in aumento ovunque, non ci lascino indifferenti. Ma ci rendano zelanti nell’accompagnamento di chi è fragile sulla salita della vita. Nessuno sia scartato. Perché sarà realmente una festa, la festa della vita, festa per tutti, gioia per il mondo intero.
Allora, non sarà più di ghiaccio il nostro futuro, ma di calore fraterno. Con la sconfitta del diavolo, signore del ghiaccio!

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