Parlo in greco antico alla lavatrice

Che queste tragedie (perché di tragedia si tratta) accadano sempre di sabato o nei prefestivi in genere, nessuno sa il perché. Quando il cesto delle robe da lavare sta tracimando come un fiume in piena, quando la moglie ha già un certo nervoso per conto suo (perché el bocia l'è nà a Verona de sera disendo che l'era a Verona quando ormai l'era zà a Verona), perché non trova le chiavi della macchina che sono nell'unico posto dove non le mette mai: la cassettina portachiavi, perché il cane ha roso tutti gli angoli delle tende... e non vado oltre per rispetto alla privacy familiare. Insomma, questi casini capitano sempre nei momenti in cui non servirebbero altri pensieri.

 

Allora, cosa facciamo? La centrifuga non centrifuga più, esce acqua da ogni lato.. e la lavatrice fa più rumore di un jet in retromarcia e vibra come un budino appoggiato sulle ali del jet in retromarcia. A questo punto le mogli sbroccano: «Allora, voi fare qualcosa per sta lavatrice!?», Sì amore «fago qualcosa», anche se l'ultima volta che ho visto un Oblò l'era el vecio spettacolo de Andrea Castelli. Anche se al posto delle professionali ho frequentato il liceo classico... e cosa faccio, ghe parlo en greco antico alla lavatrice? Ma lei non dà tregua: «E allora? Vuoi fare qualcosa?!».

 

Ed è in questi momenti che do il meglio di me perché ho studiato da autodidatta nelle diagnosi, come quando non mi parte la macchina. Apro il cofano, sto in silenzio, guardo dappertutto e tocco un po' qui un po' là, dove capita... il primo cavo che mi passa per le mani ghe dago en tiron. E dopo, con l'aria di chi la sa lunga dico sempre: sì, sì l'è proprio rota. Ho quindi fissato la lavatrice, davanti, dietro, sopra, ho aperto l'oblò, ho appoggiato l'orecchio al motore, e picchiettando col palmo della mano ho espresso la sentenza: l'è proprio rota, bisogna ciamar uno che se ne entende. Ma il tecnico non viene il sabato, e nemmeno la domenica.

 

Chiamiamo lunedì. Viene giovedì. Anche lui guarda la lavatrice, solo che al contrario di me, lui, dopo due secondi (ma come farai? Che corsi hai fat?) sentenzia: «È una sciocchezza: questo tubo è da cambiare». Lo cambia, e tutto torna a funzionare. Mia moglie lo guarda con occhi ammirati e poi si gira verso la nostra vicina di casa (che è corsa da noi, richiamata dalle urla di mia moglie «E allora? Vuoi fare qualcosa?») e le dice: «Vedi? Avere in casa un uomo così andrebbe tutto bene! Altro che uno che scrive sempre al computer...» e l'altra «Eh, porta pazienza valà!».


E io mi sento proprio inutile. Se avessi fatto un lavoro socialmente più utile, avrei avuto l'ammirazione della mia famiglia e dei parenti tutti (perché un idraulico in famiglia fa sempre comodo), altro che scriver monade.
www.luciogardin@tin.it

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