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Finzi Contini, scelta giusta. Soprattutto oggi

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Non so se gli studenti impegnati oggi nel primo scritto dell’esame di maturità abbiano o meno apprezzato le tracce proposte dal ministero. Di sicuro è difficile immaginare una scelta più azzeccata di quella del Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali.

Per una ragione su tutte. Se oggi fossi stato uno di quegli studenti impegnati sul banco di scuola, nello scrivere il mio tema sarei partito da questo: il Giardino dei Finzi Contini non racconta di massacri, di retate, di stragi o di azioni particolarmente efferate. Quelle sono ancora di là da venire.

Si racconta, invece, quella che, con una felice espressione, Hannah Arendt avrebbe chiamato poi la «banalità del male». In fondo, qual è il primo effetto di quelle leggi raccontato nel romanzo? La «banale» chiusura del circolo del tennis di Ferrara agli iscritti ebrei, che spinge Alberto e Micol a organizzarne uno, per gli amici, nella loro villa, nel giardino dei Finzi Contini.  

Anche così è iniziata la più grande tragedia del Secolo Breve.

Un grande romanzo, una grande storia, un grande insegnamento in un momento storico in cui tutto è stato sdoganato, in cui tutto può essere detto e urlato, in cui un ministro della Repubblica nata sui valori della Resistenza può tranquillamente parlare di «censimento» dei Rom e volare nei sondaggi.

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