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Violenza sulle donne, 2.700 denunce in 5 anni

Numeri di prevaricazioni silenziose

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15 (quindici): sono gli anni durante i quali una donna (ne riportiamo la vicenda sull'Adige di oggi) ha dovuto sopportare soprusi e umiliazioni, privazioni e botte. Tacendo, nella convinzione, o forse anche purtroppo nella necessità, di farlo per tutelare i figli.

Non è un numero indicativo, ma simbolico. Indicativi, purtroppo, sono invece i dati scritti nero su bianco sulle pagine dei recenti report sulla violenza di genere: in Trentino negli ultimi anni (i dati disponibili sono quelli del quinquennio 2011 - 2015) le denunce da parte delle vittime  si attestano mediamente su più di 500 all'anno.

Una denuncia e mezza al giorno. Quarantacinque al mese. 2.700 in un lustro. Un dato tristemente, ma anche fortunatamente, in crescita, dato che nel campo delle violenze, quasi sempre domestiche, il numero delle vittime che sceglie di dire basta rappresenta sempre la punta di un iceberg. A questo proposito ad inizio anno il comandante provinciale dell'Arma Luca Volpi aveva fatto notare con soddisfazione come fosse in crescita il numero di persone che accetta di fidarsi ed affidarsi alle forze dell'ordine - nello specifico ai carabinieri - per porre fine a situazioni inaccettabili.

L'8 marzo è passato da pochi giorni. Ogni anno mimose, parole, «l'8 marzo sia tutto l'anno» e così via. Poi i numeri (impressionanti a livello nazionale, dove una donna su due ha subito molestie nel corso della vita; una su tre qualche forma di violenza fisica o sessuale; il 34% delle vittime di omicidio sono donne) ci ricordano come la realtà sia ben diversa ed episodi del genere tocchino tante donne, tante famiglie, spesso in silenzio. Con dinamiche che partono a volte da piccole cose e si tramutano con il passare degli anni in abitudini sbagliate e poi in disparità di condizioni e così via in autentiche escalation che non sempre trovano una fine.

È compito di tutti, a partire dall'educazione dei più piccoli, far sì che non abbiano più nemmeno inizio.

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