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28 giorni, se vale più

il guadagno della reputazione

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28 (ventotto): sono i giorni sui quali da ormai quasi un anno e mezzo, settimana più settimana meno, viene calcolata la fatturazione per le utenze da parte delle compagnie di telefonia fissa e mobile e di telecomunicazioni in generale (vedi Sky tv, ad esempio).

Un'escamotage attraverso il quale - forti di una logica apparentemente non del tutto campata in aria: un mese è composto mediamente da quattro settimane - le compagnie avevano voluto «regalarsi» una sorta di tredicesima. Che, giustamente, è stata giudicata illegittima dalle autorità competenti.

E, per una volta, la reazione è stata piuttosto rapida, con l'approvazione della legge 172 del 4 Dicembre 2017, convertita nel Decreto Legge Fisco. Una legge che, così come la successiva delibera dell'Agcom del 19 Dicembre 2017, prevede nuove disposizioni per gli operatori telefonici, internet e pay tv tra cui in primis l’abolizione della fatturazione a 28 giorni. Entro il 4 aprile prossimo si dovrà tornare alla fatturazione mensile.

Tutto questo, bene o male, lo sapete già tutti. Quello su cui nel nostro blog su cifre e numeri quest'oggi vogliamo riflettere, è l'ottusità delle compagnie. O meglio, la loro scarsa propensione a voler sfruttare - sul piano dell'immagine e della reputazione, un'occasione del genere.

In un mondo che sempre più, anche e soprattutto in campo commerciale, vede proprio la reputazione come un valore difficilmente quantificabile ma dall'inestimabile peso (anche se dall'uso che pseudotestate giornalistiche o politici fanno delle fake news, non si direbbe), una campagna basata sul volontario ritorno alla fatturazione mensile, senza variazione di tariffe e senza attendere la scadenza obbligatoria, avrebbe un effetto devastante, in senso positivo, sull'immagine e sulla possibile clientela.

Invece che accade? Accade che una ex compagnia, nel tentativo di riconquistare il cliente, al 16 febbraio proponga «un'offerta incredibille, solo per te: 20 giga in 4g (ecc. ecc.) a soli 10 euro ogni 4 settimane».

Perché ancora ogni 4 settimane? Perché proporre qualcosa che nel giro di una manciata di giorni sarà modificato (tra l'altro pare con variazioni sbifide, in grado di non far perdere comunque alle compagnie la loro "tredicesima" acquisita)? Perché, invece, non rimediare alla "furbata" fatta, anticipando una misura prima che diventi obbligatoria per legge? O tentando anche di ribaltare la situazione a proprio favore, ad esempio proponendo un'offerta con cui "prima di tutti ti offriamo il ritorno alla bolletta mensile"?

Evidentemente perché le entrate frutto dell'escamotage dei 28 giorni, per compagnie che non hanno certo problemi di liquidità valgono più di un investimento in reputazione. E lo dicono pure le stesse compagnie, senza tanti problemi, se chiedi conto del perché ripropongano ancora i 28 giorni: «Ciao, l'adeguamento deve avvenire entro il 4 aprile 2018 e (XYZ) manterrà fede alla scadenza data. Grazie». Prego, s'immagini.

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