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50 chilometri orari in più in 40 anni

Sci, un progresso da saper gestire

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254,958 (duecentocinquantaquattro virgola novecentocinquantotto): è, in chilometri orari, l’attuale record mondiale di velocità sugli sci, fatto segnare a marzo 2016 nel chilometro lanciato dal valdostano Ivan Origone. Una famiglia, la sua, che la velocità sulla neve ce l’ha nel dna dato che il fratello maggiore Simone dieci anni prima aveva fatto segnare il record precedente a 251 e rotti.

 
Ma quello che ci interessa qui, oggi, non è celebrare l’impresa di Vars, in Francia, di poco meno di due anni fa. Piuttosto, far notare come la barriera dei 200 all’ora, sempre nel chilometro lanciato sugli sci, fosse stato infranto «appena» nel 1978 (Steve Mc Kinney, 200,222 orari).
 
In quarant’anni insomma, l’uomo è stato capace di migliorare di quasi 55 all’ora una prestazione, senza che su questa influisca uno sviluppo motoristico come nel caso di auto o moto o abbia peso troppo rilevante la «potenza» dell’autore del record dato che semplicemente (per modo di dire) si scende da un pendio particolarmente inclinato.
 
I progressi li hanno fatti, dunque, i materiali e la cura della battitura della neve. Elementi che sono a disposizione non solo degli Origone o dei Mc Kinney del caso, ma di tutti. Non certo per andare cinquanta chilometri all’ora più veloci, ma per dover gestire una discesa anche solo un po’ poi spinta. Pure nel caso di chi scia, magari, sei o sette giorni ogni due, tre, quattro anni. Forse è anche questa una delle cause della messe di infortuni che ogni giorno si verificano sulla neve, come riportato sull’edizione di oggi dell’Adige che potete consultare qui (altrimenti correte in edicola o abbonatevi qui): al di là degli incidenti dal tragico esito degli ultimi giorni, uno stillicidio di cadute con traumi piccoli e grandi per un totale mostruoso: 1.412 solo in questi primi giorni dell’anno, quasi sessanta al dì.
 
Imprudenza, sfiga (che colpisce quando vuole anche i più attenti, capaci e prudenti), colpe altrui. In mezzo alle varie cause, il suo peso lo ha anche il livello performante raggiunto dagli sci che non sempre chi li indossa è in grado di gestire. La conferma arriva, se ve ne fosse bisogno, anche da chi sugli sci e di sci ci vive come Chiara Costazza, 33enne azzurra delle Fiamme Oro: «Senza dubbio gli incidenti sono legati alle velocita in pista - conferma la poliziotta che si sta preparando per le prossime Olimpiadi - a loro volta legate ai progressi che costantemente segnano i materiali. Tanti si trovano tra le mani degli sci che li portano ad andare troppo veloci, oppure anche soltanto a stancarsi di più o sottoporre il corpo a sollecitazioni eccessive per gestire una discesa. Tutti fattori che possono portare direttamente o indirettamente a cadute o ad altri incidenti».
 
Un problema soprattutto per gli sciatori adulti e che si dedicano a questo sport saltuariamente, che hanno imparato a scendere in pista in condizioni e con materiali completante diversi da quelli attuali, come ha ricordato anche il presidente del collegio dei maestri di sci del Trentino Mario Panizza: «I meno esposti a questo tipo di rischi sono i giovani e giovanissimi, o comunque chi, anche adulto, si è rivolto a noi di recente ed è dunque formato per utilizzare le attrezzature attuali».
 
 
Ps - A volte purtroppo accade che in pista qualcuno muoia pur non cercando velocità eccessive e pur conoscendo bene tracciati e potenzialità dei materiali attuali. È il caso di Bruno Paoli. Questo blog si occupa di numeri e questo è importante per sostenere la sua famiglia: IT 06  S 010 0501 8000 0000 0003 502

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