Non può essere un caso che in molte delle mie ultime interviste il filo conduttore del discorso sia stata la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne, allargata naturalmente al nuovo ruolo dei papà. Da mamma so bene quanto sia difficile conciliare tutti gli impegni, non sentirsi mamma o lavoratrice a metà. Devo comunque dire che io mi considero una privilegiata per due motivi: innanzitutto perché faccio un lavoro che mi piace, che spesso mi dà energia piuttosto che toglierla e i cui orari, grazie anche ad una mediazione con l’Azienda, sono sufficientemente compatibili con le mie esigenze. Altro vantaggio è che ho dei nonni giovani che mi danno una mano e un papà decisamente collaborativo. Un mix, mi rendo conto, quasi ideale. Nonostante questo faccio i salti mortali perché, lo sanno bene le mamme lavoratrici, non è l’ordinario a fare impazzire.
Se tutto fila liscio l’organizzazione delle famiglie è spesso perfetta. A mandare in crisi sono gli imprevisti: la malattia del bambino, l’invito per una festa di compleanno, le udienze o le riunioni comunicate all’ultimo minuti, le visite mediche, i tornei, gli allenamenti, le verifiche a scuola che a volte necessiterebbero anche di un nostro sforzo supplementare per dare una mano. Poi naturalmente ci sono gli imprevisti dei genitori: lavorativi, di salute e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo, in tempi spesso calcolati al minuto, diventa un problema.
Mi piace il titolo dell’articolo di Paolo Ghezzi sull’Adige del 2 giugno in merito all’intervento del filosofo Bodei al Festival dell’Economia: «Restituire ai giovani ogni eredità dei vecchi». E il discorso non andrebbe limitato solo al piano economico, ma anche al tempo. Molti nonni oggi già lo fanno, dedicano molto tempi ai loro nipotini. Sono «l’architrave» su cui si regge la famiglia, diceva la psicologa Silvia Vegetti Finzi. Certo ci vogliono alcuni presupposti: devono essere sufficientemente giovani, in salute, abitare vicino ai nipoti. Non sempre queste condizioni ci sono, ma quando sono presenti i nonni rappresentano una risorsa impagabile. Il loro stare accanto ai nipoti potrebbe essere considerato un «dazio», spesso piacevole, all’essere andati in pensione decisamente giovani (cosa che evidentemente noi ci sognamo).
Fanno in pratica un secondo lavoro non retribuito ma che consente alle generazioni più giovani di poter lavorare con maggiore serenità. Ritengo siano poi un risorsa a livello psicologico per i bambini che con loro si sentono comunque sempre a casa. Sono una possibile strada nella difficile conciliazione delle famiglie tra figli e lavoro. Il problema è che il tempo a disposizione delle mamme e dei papà lo considero un po’ come una coperta sempre troppo piccola. Se copri da una parte, spesso scopri dall’altra. La famiglia allargata era la grande coperta che oggi, purtroppo, non c’è più.
continua: che conosco in quanto frequentato il suo corso di sociologia della famiglia a Sociologia. Penso che in questo paese chiesa e famiglia siano le peggiori zavorre ancora esistenti. Studiare esperienze tipo Kibbutz o Cholchoz tanto per dare un input? Una nuova prospettiva in un paese che fra incontri della famiglia di Milano o Family day si sta estinguendo?.. Io ci penserei sinceramente...
Beh che i nonni (anziani di famiglia) siano un ammortizzatore sociale in vari campi questo è vero anche se sinceramente non vedo ciò una buona cosa. Le famiglie allargate fino al primo dopoguerra? Ad anni luce. Ma si ricordi che a quei tempi i figli di poveracci e contadini a 10 anni andavano a lavorare. Altro che computer e merendine. Inutile confrontare modelli che sono morti e sorpassati. Concordo su alcune cose con Dulcinea e sicuramente con Chiara Saraceno
2) Dal momento in cui si mette al mondo un figlio ci si assumono delle responsabilità e alcune non sono delegabili. Ci sono compiti che sono obbligatoriamente della famiglia, allargata o ristretta che sia. A farne le spese, altrimenti, sono i nostri stessi figli.
1) Gentile Dulcinea, concordo con lei sul fatto che sull'argomento ci sarebbe da scrivere un'enciclopedia e che la questione servizi forse non riuscirebbe ad essere contenuta in un intero volume. Credo comunque che anche se ci fossero servizi 24 ore su 24 per bambini e genitori la questione conciliazione famiglia-lavoro non sarebbe esaurita.
Certo che, se una giornalista – quindi l’appartenente ad una categoria che viene guardata a riferimento- parlando di "conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne" non spende una riga a sottolineare come sia riprovevole non vi siano i servizi necessari e siano i nonni a doverli sostituire, conferma quanto scarsa sia la consapevolezza che i diritti di cittadinanza non sono riconosciuti; e, come dice Chiara Saraceno, quanto il familismo, in questo Paese, sia radicato a tutti i livelli.
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continua: che conosco in quanto frequentato il suo corso di sociologia della famiglia a Sociologia. Penso che in questo paese chiesa e famiglia siano le peggiori zavorre ancora esistenti. Studiare esperienze tipo Kibbutz o Cholchoz tanto per dare un input? Una nuova prospettiva in un paese che fra incontri della famiglia di Milano o Family day si sta estinguendo?.. Io ci penserei sinceramente...
Beh che i nonni (anziani di famiglia) siano un ammortizzatore sociale in vari campi questo è vero anche se sinceramente non vedo ciò una buona cosa. Le famiglie allargate fino al primo dopoguerra? Ad anni luce. Ma si ricordi che a quei tempi i figli di poveracci e contadini a 10 anni andavano a lavorare. Altro che computer e merendine. Inutile confrontare modelli che sono morti e sorpassati. Concordo su alcune cose con Dulcinea e sicuramente con Chiara Saraceno
2) Dal momento in cui si mette al mondo un figlio ci si assumono delle responsabilità e alcune non sono delegabili. Ci sono compiti che sono obbligatoriamente della famiglia, allargata o ristretta che sia. A farne le spese, altrimenti, sono i nostri stessi figli.
1) Gentile Dulcinea, concordo con lei sul fatto che sull'argomento ci sarebbe da scrivere un'enciclopedia e che la questione servizi forse non riuscirebbe ad essere contenuta in un intero volume. Credo comunque che anche se ci fossero servizi 24 ore su 24 per bambini e genitori la questione conciliazione famiglia-lavoro non sarebbe esaurita.
Certo che, se una giornalista – quindi l’appartenente ad una categoria che viene guardata a riferimento- parlando di "conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne" non spende una riga a sottolineare come sia riprovevole non vi siano i servizi necessari e siano i nonni a doverli sostituire, conferma quanto scarsa sia la consapevolezza che i diritti di cittadinanza non sono riconosciuti; e, come dice Chiara Saraceno, quanto il familismo, in questo Paese, sia radicato a tutti i livelli.