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Il famoso «Los von Trient» nel giorno di Castelfirmiano

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Era il 1959, l’anno del 150° anniversario della fucilazione di Andreas Hofer. Grandi manifestazioni commemorative nel Sudtirolo e in Austria in quello che fu anche l’anno del dodicesimo congresso della Svp con la richiesta rivolta a Vienna di portare all’Onu la questione altoatesina, richiesta condensata nella mozione finale dove si legge: «Se l’Italia non dovesse dimostrare in avvenire alcuna comprensione, essa dovrà tener presente che il grido per l’autodecisione avrà nel popolo sudtirolese il sopravvento».

Quattro anni prima, nel 1955 quindi a 10 anni dalla fine della guerra, l’Austria era diventato uno stato indipendente e sovrano e l’intera vertenza sudtirolese aveva subìto una accelerazione dovuta al fatto che Vienna, non più obbligata ad un prudente riserbo, poteva muoversi e, soprattutto, voleva muoversi.

Ecco, per conoscere la storia del Sudtirolo, almeno quella che comincia attorno a quel 1955, si devono leggere gli scritti di due testimoni dell’epoca, i giornalisti Piero Agostini e Claus Gatterer. Agostini era stato cronista nella redazione di Trento e poi a Bolzano dell’Alto Adige, quindi redattore – sempre a Bolzano – della Rai e poi direttore dell’Adige; Gatterer, giornalista in Austria, era stato uno storico sudtirolese e un importante scrittore con i libri “In lotta contro Roma” e “Cesare Battisti ritratto di un alto traditore” che è, forse, il più importante e completo e serio racconto sul quel personaggio fondamentale nella storia del Trentino e del Tirolo.

Da loro la ricostruzione di un’epoca quasi dimenticata, ma davvero speciale. Per esempio, quel 25 maggio del 1957 con Silvius Magnago eletto al decimo congresso della Svp, presidente dell’unico partito ancora molto vitale e sopravvissuto alla tempesta che ha affossato tutti i partiti italiani nati dalla Resistenza.

Da loro la ricostruzione della giornata di Castelfirmiano. Era il 17 novembre del 1957 quando Magnago, parlando davanti a trentamila tirolesi “annunciò un totale mutamento della politica del partito”. Lo Stato aveva stanziato cinque miliardi di lire per iniziative in materia di edilizia abitativa “contro la volontà della Volkspartei che rivendicava alla Provincia autonoma la competenza in questo settore”. Vertenza vecchia che si riallacciava all’epoca fascista quando si trasformò Bolzano in un luogo da riempire con quegli italiani spinti nel Sudtirolo dal Friuli, dal napoletano, dalla Calabria. Tutta gente di provata fede fascista, molti senza lavoro che avevano lo scopo di fascistizzare il territorio appena a sud del Brennero. Continua la ricostruzione di Agostini: “La Svp afferma che quello stanziamento servirà a costruire alloggi per la popolazione di lingua italiana allo scopo” – questo lo disse Magnago – “di forzare l’immigrazione e strozzarci nella nostra terra”. E aveva aggiunto: “Considerando la mancata realizzazione dei principi indispensabili per l’esistenza del gruppo sudtirolese [la Svp] si appellerà all’Austria perché eserciti pressioni sul governo italiano e, in caso di insuccesso, si rivolga alle organizzazioni internazionali”.

A Castelfirmiano erano apparsi cartelli inchiodati a pali di legno che inneggiavano a Hofer, al plebiscito, invocavano l’Onu e la frase “Oggi il popolo tirolese è chiamato  combattere la stessa battaglia per la libertà alla quale parteciparono i suoi padri nel 1809”. Era il Los von Trient, quel via da Trento, ossia basta con un’autonomia il cui potere parte dalla Regione. Probabilmente in quel giorno si decise la lotta e si ripresero come simbolo le gesta di Andreas Hofer e il Sacro Cuore, cioè il patto religioso voluto in una delle ore più gravi della storia della patria tirolese. A Castelfirmiano lievitò, forse, la strategia della lotta clamorosa e violenta, però accompagnata da un ordine: risparmiare le vite umane. Che fallì cominciando con la bomba che a Cadino nella notte del Sacro Cuore del 1961 maciullò lo stradino dell’Anas Giovanni Postal e poi fece scorrere molto sangue nella meraviglia dalle valli sudtirolesi.

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