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Luci e ombre su Cesare Battisti

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La figura, controversa, di Cesare Battisti, resta da mezzo secolo, sempre in primo piano. Era la primavera del 1966, si preparavano le celebrazioni per il cinquantenario del processo al giornalista e deputato trentino e il famoso avvocato Sandro Canestrini illustrava quel momento giudiziario che ha segnato e segna, nonostante il secolo trascorso, la storia del Tirolo, dell’Italia e dell’Austria.

Il fascicolo processuale, o più esattamente il «Giornale degli atti nella causa penale contro il dr. Cesare Battisti e il dr. Fabio Filzi per crimine d’alto tradimento» conservato nell’Archivio di Stato di Trento è di 24 pagine e tradotto in italiano nel 1920 dall’avvocato Francesco Menestrina, venne letto e illustrato dall’avvocato roveretano in una breve ma importante conferenza tenuta a Palazzo di Giustizia.

Canestrini si disse convinto che Battisti, indossando le stellette di ufficiale del Regio Esercito era diventato cittadino italiano e quindi non poteva essere arrestato, ammanettato, processato e condannato. Non era disertore perché era entrato in Italia con regolare passaporto. Al processo nel Castello del Buonconsiglio, Battisti disse: «Io sostengo di essere cittadino italiano, perché sono stato nominato ufficiale dell’Esercito italiano. Devo però ammettere che non ho avuto lo svincolo dalla sudditanza austriaca».

Il processo pur tenendo conto del periodo bellico e che i giudici erano ufficiali in servizio attivo fu - sempre secondo il famoso avvocato - corretto nella procedura anche se la sua conclusione era scontata. Battisti e con lui Fabio Filzi ebbero la parola per difendersi, vennero ascoltati i testimoni e l’arringa dell’avvocato difensore.

Era un processo militare, celebrato nelle retrovie del fronte e la sentenza, come nella stragrande maggioranza dei procedimenti in tempo di guerra, poteva essere una sola. Per Filzi che era disertore. Per Battisti che deputato al Parlamento di Vienna aveva condotto nel Regno d’Italia una violenta campagna anti austriaca chiedendo anche di essere arruolato nel Regio Esercito quando il Regno d’Italia era neutrale e ancora legato alla Triplice Alleanza.

È documentato che Battisti, giornalista e direttore del giornale socialista «Il Popolo», nel periodo che va dal 10 al 21 novembre del 1902 preparò una nota del materiale bellico giunto alla stazione di Trento per essere smistato ai forti costruiti sul confine con l’Italia. Nel documento scritto a mano è indicata la data, il numero delle casse di proiettili, il peso, calibro, provenienza e destinazione.

Nel famoso libro «Cesare Battisti nella Storia d’Italia» dello storico Piero Pieri edito dalla Temi, Battisti è indicato come «L’Informatore Militare» e a proposito della sua attività del 1902 si legge: «Nei primi anni del Novecento gli armamenti austriaci nel Trentino assumono proporzioni allarmanti; Battisti pensa subito di informare della cosa, con prove sicure, il Governo italiano».

Ancora dalla Rivista «Trentino» fondata dalla Legione Trentina si racconta quell’episodio: «Il piano, audacissimo, ideato da Battisti era questo: sottoporre ad un controllo gli arrivi di materiale guerresco che giungeva a Trento per essere smistato presso le diverse piazze-forti della zona, raccogliere in una lista eloquente i risultati del controllo stesso e spedire a Roma il frutto di tanto osare… Materia come ognuno vede da alto tradimento... Sta di fatto che dal 10 al 21 novembre del 1902 toccò al direttore del “Popolo” di trascrivere sopra un foglio tutti i dati che gli amici della congiura trasmettevano con incredibile audacia, ogni 24 ore, al dottor Cesare Battisti». Poi nel 1913 entrerà ufficialmente a far parte del Servizio Informazioni d’Armata del Regio Esercito compilando quei librini che indicavano le strade che le truppe italiane dovevano seguire per entrare nel Tirolo.

Ma ecco una frase tratta dal libro che il sudtirolese Claus Gatterer, certamente uno dei maggiori studiosi della figura di Battisti, scrisse ricostruendo l’opera del deputato: «Tra l’agosto del 1914 e il maggio del 1915 Battisti parlò con due lingue, socialista l’una, l’altra ricca di toni nazionalistici e spesso demagogica. Uno sdoppiamento di personalità? I suoi discorsi in pubblico sono spesso intonati alla retorica dei tribuni popolari. Ritornato i riferimenti alla vecchia Roma imperiale, lo sentiamo chiedere la guerra perché l’Italia si affermi in Europa quale potenza di primo rango».

E, francamente, per questo doppio linguaggio non c’è ancora una spiegazione.
Nelle ricostruzioni che si susseguono attorno alla figura di Battisti - quella di insigne giornalista, di geografo che illustrò il Trentino ai trentini, di socialista pacifista, di tribuno - gli studiosi di storia dovrebbero anche spiegare perché Battisti, cittadino austriaco, deputato per la città di Trento a Vienna e giornalista entrò a far parte fin dal 1902 del nascente Servizio Informazioni Militari del Regio Esercito fornendo informazioni contro la sua patria.

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