Interviste a pagamento, una vergogna per i giornalisti

In Emilia Romagna i politici pagano le televisioni locali per farsi intervistare. Di primo acchito, leggendo “Repubblica” che ha dato la notizia, mi è venuto in mente Johan Cruijff negli anni '70 il quale, stanco di essere assediato dai giornalisti che alla fine gli chiedevano sempre le stesse cose, cominciò a farsi pagare. Giocava nel Barcellona e allora i giornalisti spagnoli e catalani uscivano dal franchismo e non avevano alle spalle una grande tradizione di indipendenza, per cui figurarsi se si indignavano per una star che chiedeva soldi.

Ma qui la cosa è diversa. Questi politici pagano perché altrimenti non se li fila nessuno. E in prima fila in questo bel nuovo giochino vergognoso c'è il rappresentante del Movimento di Grillo Cinque Stelle. Perché vergognoso? Perché i giornalisti valutano le notizie e se pensano che una noiosissima ennesima dichiarazione di un grillino non meriti di essere trasmessa, non la trasmettono.

Personalmente non mi indignano i politici, quelli si intrufolano dove vedono debolezze e anelli deboli. Mi indignano quelli che non tengono la schiena dritta, cioè alcuni giornalisti. Perché fare pagare per una intervista significa infangare due volte il mestiere. La prima volta facendo credere che per dare una notizia si debba pagare, come se fosse una marchetta pubblicitaria a pagamento, la seconda non facendo il proprio dovere, perché è evidente che un giornalista che si fa pagare per intervistare un politico userà un microfono “pendulo”. Da lui (o da lei) insomma non sentiremo mai domande “scomode”, che però sono quelle che servono ai cittadini per capire.

E penso che questo non avvenga solo in Emilia, ma anche nel nostro ricco, grasso, e "superiore" Trentino.

Insomma, mi viene in mente la battuta ormai stracitata di Ettore Petrolini che a uno spettatore che fischiava rispose “non ce l'ho con te ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto”. Ecco non ce l'ho con i politici ma con quei giornalisti che non buttano di sotto i loro colleghi che infangano il mestiere e la categoria.

La censura del mio commento avvalora il contenuto dello stesso.

non ho letto l'articolo e affermo che comunque non è all'altezza del giornalista e del giornale. Come quel romanzo, si ricorda?

sono peggiori i giornalisti che danno notizie false

Ah!Ecco che il giornalismo si scontra con la logica del mercato: la notizia/il politico che diventa consumatore tanto quanto il lettore e paga il servizio. Ma non erano taluni giornalisti che fino a poco tempo fa chiedevano che tutti gli altri professionisti si piegassero alla legge del mercato?

Ma quando un giornale è tuo...."il tuo giornalista "sarà libero di dire ciò che pensa?

Sig. Franchi, Lei ha scritto il coccodrillo di un giornalismo che sembra vivere, ed invece è morto per le stesse ragioni che Lei ha descritto nell'articolo. Sarebbe un bel "pezzo", se non fosse che ormai l'Ordine dei giornalisti è vittima ben consapevole (e davvero non interessata?) di tutto quello che Lei ha denunciato. Le porgo i miei auguri.

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