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Trento e l’incubo di trovare parcheggio

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Ci sono molte differenze tra vivere in una grande o in una piccola città. Nelle piccole città le cucine dei ristoranti chiudono presto e se hai fame dopo le 22 devi mangiarti le unghie.

Nelle grandi città a qualsiasi ora puoi trovare ogni tipo di cibo, e non devi nemmeno andare al ristorante, è tutto sui sedili degli autobus. Nelle grandi città come esci di casa, ti ritrovi imbottigliato in una colonna di auto (e sei ancora sul pianerottolo), nelle piccole città se al semaforo trovi un’auto davanti, chiami casa per dire che arrivi in ritardo: «Oggi c’è traffico!».

Ma nonostante Trento sia una città di piccole dimensioni, inizia ad avere gli svantaggi delle grandi città. Uno dei problemi è il parcheggio. Ormai non andiamo più dove dobbiamo andare; ma dove pensiamo che troveremo parcheggio. L’altro giorno sono uscito per mangiare una pizza, dopo avere girato attorno alla pizzeria tre volte senza trovare un posto libero, ho deciso di tornare a casa. Rientrando, davanti al S.Camillo ho visto che c’era un parcheggio libero... Mi son fatto una tac. Prosciutto e funghi. E già che c’ero anche una birra media. Il parcheggio è un problema da non sottovalutare perché provoca stress.

Le concessionarie sono piene di auto in bella mostra, decine di macchine messe in tutte le posizioni, ma io l’auto ce l’ho già! altrimenti come ci arrivavo all’autosalone?

E quindi mi chiedo: perché invece di esporre tutte quelle macchine le concessionarie non vendono dei parcheggi? Io vorrei entrare in concessionaria e trovare delle strisce blu, di varie dimensioni, così posso scegliere quelle più adatte alla mia macchina. «Mi dia quelle righe lì!» ed esci col tuo bel parcheggio sempre libero. Oggi la lotta per un posto auto è più spietata di quella per un posto di lavoro. Avete mai camminato nel parcheggio di un centro commerciale?

Dopo pochi passi, come per incanto, si materializza una macchina dietro, che ti segue sperando di occupare il tuo posto auto. Ti segue rimanendo a tre metri di distanza. Tu vai a destra e la macchina va a destra, giri a sinistra e gira a sinistra.. sembra un funerale al contrario, col carro funebre dietro. Dovunque vai l’auto ti segue. Io una volta mi son girato di scatto per vedere chi mi seguiva, l’autista s’è infilato di scatto sotto il volante. Poi sentendosi scoperto, per far finta di niente è uscito tutto gobbo: «Ah gò mal de schena».

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