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 Le parole d'ordine contro le molestie

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È arrivata anche in Italia la novità per difendere le donne vittime di molestie. È un progetto più sessista di un opuscolo per pompieri, ma nessuno ci fa caso perché è sessista nel verso consentito. Ne ha riferito anche l'Adige qualche giorno fa titolando il pezzo «La parola d'ordine anti molestie». La parola d'ordine in questione è «c'è Luisa?». Il progetto è rivolto a tutte le donne che si trovano in situazioni di pericolo - anche quelle che non si chiamano Luisa - e funziona in modo molto semplice: in caso di necessità basta entrare in un locale pubblico che aderisce all'iniziativa (si deve insinuarsi precedentemente e chiedere al proprietario se aderisce all'iniziativa, quindi si esce e si rientra) e, contravvenendo alle più antiche tradizioni, anziché chiedere aiuto si deve dire «c'è Luisa?» (da cui il nome del progetto). A quel punto un commesso addestrato corre in aiuto e vi accompagna in una stanza dotata di uscita secondaria. Nel caso prima di arrivare all'uscita secondaria anche il commesso addestrato tentasse un approccio, la parola d'ordine cambia in «c'è qualcun altro?». Insomma, niente spazio per l'improvvisazione.
Se invece entrate nel locale tutta sanguinante con un braccio che vi sbuca dalla tasca e un orecchio infilato nel calzino urlando «aiutooo m'ha investito un tir», vi lasciano lì. Perché la parola d'ordine va rispettata. Se il progetto si chiama «c'è Luisa?» si deve dire «c'è-Luisa» non si può dire «c'è-drata» o «c'è-llophane» o «c'è-senatico». Il problema nasce se nel locale c'è qualcuna che si chiama Luisa, perché potrebbe rispondere «chi è lei, io non la conosco» «neanche io la conosco» «e allora perché mi chiama?»... e Luisa potrebbe pensare che la tipa sia l'amante del marito, e a quel punto ci vorrebbe un nuovo progetto in difesa delle donne vittime di donne che sono amanti del marito, e non ne veniamo più fuori.
I promotori di questa iniziativa hanno anche pensato al caso in cui il pericolo arrivi dal web. Qualora per strada non vi si fila nessuno ma sui social ricevete più molestie della figlia di Dario Argento, la richiesta di aiuto ha una prassi diversa. Dovete comprare un computer, entrare in un bar col Wi-Fi, chiedere la password e accedere al sito www.sistavameglioquandosistavapeggio.it e lì scrivete la parola d'ordine «mi servirebbe un caldaista». Se entro un paio di giorni i molestatori on line continuano ma siete state visitate da cinque caldaisti, è meglio cambiare tecnica. O caldaia. Oppure molestate voi il caldaista, potrebbe essere un'esperienza piacevole.

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