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L'uomo mollato e la telefonata dell'ubriaco 

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E state tempo di amori, a-Mori tempo di estate. Ma anche a Torbole e pure a Riva è tempo di estate. Infatti si dice arRiva l'estate. Insomma, fine luglio inizio agosto è il periodo estivo per eccellenza. Per i ragazzi è il momento delle cotte, per gli sposati è il momento delle scappatelle, per i single è il momento di farsi qualche domanda. Questo è il periodo dell'anno in cui nascono amori eterni che finiranno puntuali in settembre quando si ritorna dalle vacanze; i ragazzi per riprendere la scuola e gli adulti per riprendere la disoccupazione. Ma quando un amore eterno finisce, brucia.

Brucia più del sole a mezzogiorno, perché non fa male solo in superficie. E quando finisce un amore, donne e uomini la prendono in modo diverso. La reazione della ragazza è la stessa che ha in qualsiasi altra situazione dove non è lei a decidere: piange. Dopo il piantino, il primo passo è la parrucchiera. Quando esce dal salone si passa al secondo punto: spiattellare la vostra storia su Fb. E insieme alle amiche, posterà commenti che vi massacrano. Leggerli sarà per voi un dolore nel dolore, perché mentre lei elenca tutti i vostri difetti che le hanno rovinato la vita, le frasi sono infarcite di emoticon, cuoricini, tartarughe che saltellano e fiori parlanti. Il terzo passo sarà farvi sapere che è caduta in una depressione senza ritorno, roba da suicidio, e il quarto e ultimo passo, che solitamente avviene la stessa sera in cui vi ha scritto che è in depressione, sarà andare in discoteca con perizoma a vista e push up 4x4, capelli finti, ciglia finte, unghie finte, a dire a tutti che voi non siete un uomo vero.

Quando finisce una relazione, l'uomo ha qualche problemino in più. Prima di tutto, è portato a sopravvalutare la ex. Ora gli appare più bella più brava e più intelligente di qualunque altra donna al mondo. Ora la vede procace e piena di curve anche se in realtà è così magra che quando si appoggiava al cofano della macchina la scambiavano per l'antenna. E perché? Semplice, perché ora non è più sua, è tipico dell'uomo. E con quest'ideale in testa, sei mesi dopo la rottura, alle quattro del mattino di un sabato notte, prende il telefono e la chiama, con voce alterata e impastata. «Volevo solo dirti che mi hai rovinato la vita e che non te lo perdonerò mai perché ti odio, put...a!» (breve pausa per poi riprendere in tono supplichevole). «Ma voglio che tu sappia anche che esiste sempre una chance per noi due». Questa è conosciuta come la telefonata del «ti amo/ti odio» anche detta la telefonata dell'ubriaco. Il 99 % degli uomini l'ha fatta almeno una volta nella vita. 

www.luciogardin.it

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