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Studiare è bello, anche se faticoso

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Caro studente, oggi ritorni fra i banchi di scuola. Con un brivido d’emozione, forse con un po’ di malinconia per le l’estate che finisce, magari con la curiosità che sempre accompagna ogni nuova avventura. Ecco, vorrei che in questo primo giorno mi credessi sulla parola se ti dico che lo studio è bellezza. Che bellezza è anche, sempre, fatica.

Che la fatica della scuola può essere bella. Come quando si stringono i denti per raggiungere la vetta di una montagna: il panorama toglie il fiato e ti fa dimenticare il sudore versato per salire lassù. In classe, i panorami che si spalancheranno ai tuoi occhi aprendo un libro ed entrandoci con tutta l’attenzione, l’impegno e la passione di cui sarai capace, ebbene, quei panorami sono altrettanto magnifici ma celano un segreto che non si svela appieno.
Anzitutto perché - come in montagna - qualche volta il panorama sai che è lì, in tutto il suo splendore, ma si nasconde dietro uno spuntone di roccia, non si rivela nonostante ore di scalata: non riusciamo a vederla, quella bellezza, e qualche compagno di viaggio comincia persino a mettere in dubbio che la fatica abbia un senso. Si sarebbe potuto restare a valle, risparmiarsi il sudore e affidarsi alle immagini di un documentario, alle foto di un amico già arrivato lassù e disposto a raccontarci, senza fatica o rischio di delusione da parte nostra, ciò che si vede dall’alto.

E invece sai che non funziona così: la montagna vogliamo conquistarla, essere noi a contemplare il panorama con i nostri occhi. Il fotomontaggio in un selfie è vergognoso, non è vero? Nello studio succede uguale: la bellezza e la gioia della conquista dipendono dal rischio che saprai correre di fallire il sentiero verso la vetta e di essere sopraffatto dalla fatica (ma per un selfie non rischiare mai la vita!). Il vero rischio però, se ci pensi bene, sono quelle vocine dentro che mettono in dubbio il senso di ogni bellezza: che ti fanno dubitare durante il cammino del sudore che stai versando. Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come, ci avverte un grande filosofo; ma oggi che il come è a portata di mano, che tutto puoi ottenere senza possedere grazie alla tecnologia (lo scrigno d’arte di una città, i versi di una poesia, la soluzione di un problema algebrico, la traduzione di antiche voci in lingue non più parlate, il racconto di una battaglia...) oggi per continuare a scalare la montagna dello studio ci vuole una bella dose di coraggio e originalità. D’incoscienza, persino.

E qui devi credermi sulla parola, caro studente che oggi torni a scuola: voglio svelarti un segreto che va oltre questa bellezza da lasciare senza fiato per cui sempre, quand’ero dalla parte tua della cattedra, sono stato disposto a una fatica in apparenza insensata. A me bastava, questa bellezza, ma tu hai ragione di chiedere ragione, di non accontentarti. Del resto viviamo in un mondo nel quale a dominare non è certo il Bello, ma spesso un egoismo e un dolore insensati, un mondo così spietato da lasciar intendere che a rinchiudersi in un libro, sguardo all’ingiù o all’indietro sul passato, si faccia solo la figura di ingenui col paraocchi. E allora provo a dirti che cercare oggi in un libro le risposte che il mondo non sa darti è la scelta più saggia, e persino astuta, che tu possa compiere.

Ti difenderai dal cinismo, dal vittimismo, dal senso di vuoto che vogliono farci provare, perché così saremo consumatori “disperati” e meglio disposti a cercare un senso nell’effimero e nell’opportunismo del tempo che fugge. Ma, più ancora, farai una scommessa vincente su di te e sugli altri: anche oggi, sopraffatte da un insulso rumore di fondo, si avvertono le voci di quanti hanno scommesso sul sapere, sulle proprie passioni controcorrente, sull’impegno in apparenza privo di logica ma motivato dall’essere la parte migliore della nostra fragile esperienza umana: costoro si sono realizzati e hanno imparato a coniugare bellezza e utilità.

L’ultima parola su questo vuoto che sembra pervadere i nostri discorsi, annullare ogni speranza, sorridere beffardamente di ogni entusiasmo, puoi averla tu; e - sorpresa! - stando a sentire chi se n’intende (grandi del nostro tempo come Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Umberto Eco) a fare la differenza non è l’abilità di parlare una lingua in più, di smanettare su un computer, di aggredire il mondo del lavoro - abilità che neppure guastano, certo - bensì la pazienza di ascoltarci dentro e studiare come funziona l’uomo, quali sono le leggi che regolano questa portentosa macchina costruita per la felicità che funziona di ragione e di cuore in un misterioso ingranaggio.

Dove puoi trovare il libretto delle istruzioni? Mi emoziono ogni volta svelandolo, caro studente che oggi torni a scuola: in quei libri che ti accingi ad aprire con un po’ di comprensibile fatica e svogliatezza. Nel codice del dolore che la tragedia greca decifra; nel sapere di non sapere proclamato da Socrate; nella fiducia in un’umanità disperata e disorientata, proprio come la nostra, che Terenzio difende nelle sue commedie con benevolo sorriso; nell’invito di Seneca a usare appieno il proprio oggi, dedicandolo a ciò che conta davvero; nella certezza di Agostino che la felicità non dobbiamo cercarla poi tanto lontano...

Esempi di un ottimismo della mente e dell’animo che non puoi imparare altrove. Certo, non solo nei grandi del mondo classico, non solo in quelle che chiamiamo materie umanistiche; e neppure nelle etichette che una cattiva scuola pretende di appiccicare, e così facendo ti annoia a morte. Se tu lo vorrai, non ci saranno un’ora di matematica e una di italiano, una di storia e una di scienze, una di latino e una d’inglese: ci sarà la Scuola che saprai costruirti, trovando il filo tutto tuo per uscire da un labirinto che ingabbia e inganna.
Ecco: qualunque cosa accada in quest’anno di scuola, non lasciarti ingannare e ingabbiare. Grida al vento il diritto di trovare una gioia tutta per te, considerando la possibilità - già sperimentata e affermata secoli fa - che dopo averla cercata ovunque tu la possa scoprire come d’incanto fra le pagine di un libro.

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