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Ripartire dal 25 aprile verso la pace

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D esidero iniziare questo momento di "ricordo" dei caduti della lotta di Liberazione esprimendo con una parola un concetto semplice ma pieno di significato per l'oggi: «Grazie». 
Oggi è il giorno del ringraziamento alle donne e agli uomini che lottarono per trasformare quel presente di morte in un orizzonte di pace.

Quel futuro che loro sognavano, noi oggi lo stiamo vivendo. E tocca a noi comprendere quanta di questa luce che illumina di pace le nostre giornate è frutto del nostro impegno e quanta invece è ancora luce riflessa di quel loro sacrificio. 
Questo significa comprendere se quest'oggi è in grado o meno di continuare a generare un domani di pace. Assistiamo infatti sempre più spesso al rifiorire di rigurgiti razzisti, xenofobi e neofascisti che si trasformano in insulti e prevaricazioni nei confronti di chi viene considerato diverso, magari solo perché considera la diversità un valore, e i suoi frutti una ricchezza per l'uomo e la sua pace.
Tanto che oggi sembra sia diventato normale, "ordinario" accusare di ogni male il più debole, lo straniero, o chi ha un differente orientamento politico, sessuale, o religioso. E questo addirittura a partire dai più alti livelli istituzionali per giungere fino a quei gruppi di giovani xenofobi e razzisti che sprecano le loro migliori energie inneggiando a personaggi ed epoche passate che nemmeno conoscono, ma che rappresentano, ahinoi, le stagioni più buie del secolo scorso. 
Sembra paradossale ma è così: oggi l'opinione pubblica pare aver scelto di affidarsi a chi l'ha immersa ed ossessionata nelle paure irrazionali e che le propone, come via d'uscita, ricette del tutto simili a quelle che nel secolo precedente hanno sprofondato l'umanità negli abissi più profondi del male assoluto.  

Oggi questi esponenti politici del governo della nostra Repubblica hanno deciso di non prender parte alle manifestazioni in occasione della Festa per la Liberazione dal nazi-fascismo, con la volontà di manipolare ad arte il significato di questa giornata trasformandolo in puro scontro ideologico, per giunta del tutto anacronistico, tra fascismo e comunismo, tralasciando invece il vero significato di quegli avvenimenti che furono uno scontro fra chi si batteva per la democrazia e contro chi invece tentava di mantenere in vita la dittatura; una lotta fra libertà e totalitarismo. Oggi non si può non prender parte; non si può non dichiarare da quale parte si sceglie di stare. 

Di fronte a questi avvenimenti serve più che mai una rivolta morale, una rivolta contro questo modo di intendere la politica che porta all'asfissia dei valori democratici; ci sono forze politiche in Parlamento, e che sostengono anche questo Governo, che stanno mettendo in discussione i fondamentali della nostra Repubblica: il riconoscimento dei diritti civili e di dignità della persona, ribaditi nella nostra bellissima Carta Costituzionale, sono le prerogative essenziali che messe in atto nella pratica dal dopoguerra ad oggi hanno permesso uno sviluppo sociale ed economico del Paese, l'evoluzione dalla miseria (dai ?tempi grami') e dalla dittatura ad un presente di pace e di benessere. Ma come si può pensare, come sostenuto da parte degli odierni "detrattori negazionisti", che la soluzione sia invece quella di rispolverare il "vecchio germe" del darwinismo sociale che ormai si pensava estinto? L'esatto contrario delle idee e delle azioni di chi a suo tempo ha combattuto per la nostra libertà.
Negare che siamo tutti uguali significa negare il concetto stesso di libertà. La libertà è un valore collettivo, non si può essere liberi da soli. E se qualcuno non si sente libero, solo questo fatto rappresenta una minaccia per la pace.  

Questo concetto lo aveva espresso con lungimiranza ancora nel 1950 Robert Schuman, Ministro degli esteri francese, nella sua Dichiarazione tesa a dare avvio ad un processo di unificazione europea anche sotto il profilo economico con il chiaro intento di mettere in sicurezza il mondo sotto l'aspetto della pace, laddove dichiarò: «Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano».
Da qui comprendiamo perfettamente che la pace è prima di tutto un prendersi cura dell'uomo, di qualunque uomo e in qualunque parte del mondo esso viva. Buon 25 aprile a tutti. 

Alessio Zanoni
Assessore del Comune di Riva del Garda

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