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La Valdastico riguarda tutti

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Dopo anni di mobilitazione a Besenello, dopo gli allarmi a Trento e nell’area dei laghi in Valsugana ora a Rovereto, dopo l’assemblea di Marco, si raccolgono le firme contro la Valdastico, a Terragnolo dopo gli annunci di Fugatti si registra l’iniziativa con i sindaci delle Valli del Leno, e intanto cresce la preoccupazione nell’Alto Garda. A ogni rilancio della Valdastico si registra una mobilitazione, contraria all’opera, del territorio interessato dallo sbocco o dall’attraversamento. Cioè prevale una preoccupazione, legittima, per il proprio territorio piuttosto che una più generale rispetto ad un’opera di dubbia utilità. Al punto che il sindaco di Rovereto sostiene che non si possa avere una opinione sull’opera se non si conosce il progetto e il tracciato. Ecco, qui sta il problema se da qualche decennio si registrano in Trentino (ma anche in Veneto) opinioni mutevoli e precarie rispetto al completamento della Valdastico.

A fronte invece degli stessi immutati interessi economici degli amministratori, delle società autostradali, dei progettisti, delle imprese che ricaverebbero qualche vantaggio dall’opera o anche dalla sola progettazione.
Il Trentino invece di preoccuparsi delle utilità o dei danni per il suo territorio, invece di ragionare di un sistema di connessioni e di trasporti che guardi al futuro,invece di maturare una convinzione sulla Valdastico che consideri scenario europeo, connessioni interregionali e esigenze di un sistema alpino, si limita a subire le accelerazioni delle società autostradali e le strumentalizzazioni della politica, reagendo a seconda del coinvolgimento del proprio orto.

Dopo Angeli, Malossini, Andreotti, Dellai, Rossi, che hanno rilanciato la Valdastico senza arrivare al dunque (per fortuna o meglio per l’opposizione di chi non ha cambiato idea secondo la convenienza), ora tocca a Fugatti, che prima riprende il sogno dei sindaci Michelini e Valduga di sbocco a Rovereto e poi lo sposta nella “terra di nessuno” a sud di Marco.

Verrebbe da dire che faccia ancora uno sforzo e da buon leghista (che la Lega ama dire davanti ai problemi, «teneteveli a casa vostra») si porti la Valdastico a casa sua così vediamo se i suoi elettori lo seguiranno in questo rilancio demenziale e inqualificabile (supportata purtroppo da tecnici pubblici e privati che assecondano ogni sparata dei politici).

Ma preferisco invece che si riporti il dibattito dove deve stare, cioè nello spazio che una politica di governo responsabile dovrebbe occupare, nell’intreccio di un piano della mobilità, piano urbanistico ed emergenza ambientale che va oltre il nostro territorio.
Oltre le giravolte dei politici, che per carità sono anche pure apprezzabili se fossero conseguenti ad una diversa consapevolezza dei problemi per questa terra. Capisco che 50 anni fa l’unico modo di pensare allo sviluppo passava dalle strade e dalle aree produttive, ho capito meno chi 30 anni fa ha provato a rilanciare a Rovereto la Valdastico (Michelini e Valduga in primis, compreso il casello a Terragnolo!), o chi c’ha provato a rilanciarla vent’anni fa, Grisenti e Dellai con Pacher alleato..., salvo poi cambiare idea, ma quello che proprio non ho capito è perché la giunta Rossi ha riaperto le porte che s’erano chiuse.

Di Fugatti c’è poco da dire, perché come Toninelli non credo abbia un’idea di cosa stia proponendo: imbraccia la mitraglia dei cantieri ma sceglie la soluzione più irrealizzabile in assoluto, cedendo autonomia da tutte le parti, andando incontro alle richieste venete ma offrendo una soluzione lontana da quella desiderata. Un mix di improvvisazione e inefficienza che rassicura i contrari all’opera più delle pericolose manovre di Rossi, che non a caso viene a Rovereto per riproporre il tracciato in Valsugana.

I trentini se ne escono da questa situazione solo se la smettono di scaricare il problema nei cortili degli altri, o di agitarsi solo quando l’acqua tocca il loro sedere, magari eleggendo politici più avveduti e responsabili e comunque affrontando il problema come se li riguardasse direttamente e ancora di più come se riguardasse i loro figli.

Affrontare quindi la Valdastico non per il tracciato proposto o per lo sbocco previsto ma interrogandoci sul senso e l’utilità di questa opera, sugli interessi che la sottendono,su come diavolo si inserisce nei ragionamenti che oggi si fanno sulla mobilità e sul trasporto merci, sul rapporto tra gomma e rotaia, sulle ricadute e sull’impatto sul Trentino. Nessuno può dire che il giudizio sulla Valdastico dipende dal tracciato, certo ci sono soluzioni più o meno realizzabili o sostenibili, ma ognuno è chiamato a misurarsi con la fragilità e le risorse del nostro sistema alpino, con i cambiamenti ambientali, con le criticità economiche, con l’idea di sviluppo e la qualità della vita,con le cose che a tutti dovrebbero stare a cuore proprio perchè riguardano la possibilità di un futuro desiderabile.

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