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Caro Dorigatti, il leghismo si può sconfiggere

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Caro Bruno Dorigatti, è vero quel che hai scritto tu, con ruvida ma salutare sincerità, sull’Adige («Nel cielo del Pd ritorna la nebbia»). Vero è che noi - noi del campo alternativo alla Lega di slogan e di “sgoverno”, nel senso che il suo guidare il Trentino, per ora, sembra uno “smontare” più che un costruire - dobbiamo raccordarci con la società civile.

Dobbiamo affrontare i temi reali che toccano la vita della gente. Ed essere interlocutori di chi, in Trentino, chiede risposte sul lavoro, sul sistema di benessere sociosanitario, sull’ambiente, sulle infrastrutture sostenibili, sulle nuove povertà, sull’inclusione e sull’accoglienza.
Vero è che i tatticismi rischiano di non offrire una valida alternativa democratica autonomista (io, a differenza di te, non parlerei più di centrosinistra allargato, formula ormai usurata) rispetto all’elezione di due deputati leghisti, nei collegi elettorali di Trento e di Pergine dove si voterà, il 26 maggio, per le elezioni suppletive della Camera, insieme a quelle europee.

Ma un’alternativa alla nebbia e alla rassegnazione c’è. Non dovremmo preoccuparci tanto delle percentuali dei nostri partiti, o delle percentuali di successo alle elezioni, quanto delle percentuali dei disoccupati che non calano, del pil che non cresce, degli atti di violenza intollerante che aumentano mentre i seminatori di ostilità e di rancore sono seduti ai vertici del governo nazionale e la nuova destra è il vero “buco nero” che ci risucchia nel vortice della paura e del nemico.

Questo dovrebbero raccontare, hai ragione Bruno Dorigatti, le candidature del campo democratico autonomista, quelle delle suppletive e ancor di più quelle per Trento 2020: questa sì, l’elezione comunale dell’anno prossimo, la madre di tutte le battaglie, per non cedere alla Lega anche la città capoluogo, cuore del Trentino, che deve rimanere città aperta dei diritti e e del dialogo, non città chiusa nella paura e nella diffidenza. Città del futuro, non della restaurazione.
In questo senso, considerando una campagna elettorale lunga, che parte oggi ma che arriva alla primavera 2020, i nostri partiti - come dici tu, Bruno Dorigatti - devono fare un passo indietro per farne due avanti, aprendosi finalmente alla società civile e alle donne e agli uomini che possono dare un contributo di idee e di energia fresca per una nuova stagione della politica trentina.

Solo su una cosa sono in disaccordo, caro Bruno, ed è sul Patt «umiliato e costretto all’angolo dalla poca lungimiranza di alcuni». So bene che la pensi così perché ne parlammo a tu per tu, l’estate scorsa, nel tuo ufficio di presidente del Consiglio provinciale. Io continuo a credere che il Patt potesse uscire, con generosità, da quell’angolo. Ma è inutile rivangare il passato, preferisco guardare al presente e al futuro.

E il presente è un Patt blockfrei, che vuole tenersi le mani libere, tanto che in Regione ha votato a favore della giunta Kompatscher-Fugatti, dunque sostiene la Lega, mentre in Provincia è all’opposizione. Ubiquità curiosa. Ma non mi permetto di giudicarla moralisticamente: la politica è l’arte delle mille possibilità.

Dico solo che le nostre forze democratiche, caro Bruno, sono già nel loro dna autonomiste: e dunque le porte di una seria alleanza, alternativa alla Lega e ai suoi satelliti, possono e devono restare aperte al partito che si fregia esplicitamente dell’aggettivo “autonomista”.
Purché questa apertura non annacqui il nostro programma e i nostri valori di campo democratico, radicalmente alternativo al leghismo e alla destra: un campo che semina per il futuro, non per tornare al passato. Perché c’è un futuro, oltre la nebbia.

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