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Tra scuola e famiglie una frattura da sanare

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Dopo dieci anni di Educa - dove abbiamo trattato molti dei temi fondamentali del processo educativo - siamo arrivati a capire che se non si affrontano le fratture che stanno investendo il rapporto fra le due componenti principali di questo processo - famiglie e scuola - perderemo molte potenzialità dei nostri giovani per la costruzione del futuro del nostro Paese.

Per poter avere fiducia nel domani, dobbiamo sanare questo conflitto che non è una contrapposizione di forze, ma piuttosto contrapposizione di fragilità genitoriali e fragilità degli insegnanti.
Stiamo vivendo in un mondo che parcellizza le conoscenze e le attività, che ci spinge a guardare le singole cose facendoci perdere di vista la globalità, globalità imprescindibile quando si parla di relazioni e di educazione. Questo "clima culturale" ha una ricaduta notevole sui rapporti tra genitori e insegnanti perché li spinge a guardare ciascuno i propri compiti e non la finalità - necessariamente collettiva - di accompagnare bambini e ragazzi nella formazione della loro identità. 
I genitori sono le prime persone con cui un bambino si identifica, rappresentano l'ideale da raggiungere, ma ad un certo punto mamma e papà devono farsi "scavalcare" dagli insegnanti che sono le prime figure che lo accompagnano in un contesto di socializzazione e di comunità. Accanto a questi ultimi ci sono anche gli allenatori, gli educatori e maestri di musica e di altre discipline artistiche; figure che hanno un ruolo determinante nel proporre nuovi modelli da seguire, prospettive diverse di essere e che contribuiscono a "far costruire" una identità al giovane, basata sui modelli genitoriali, ma allargata dalle ulteriori esperienze educative che ha ricevuto.
Una responsabilità complessa, quella educativa, che viene oggi messa alla prova da cambiamenti radicali, certamente ormai noti a tutti, ma che sono stati così veloci da non dare la possibilità né alle famiglie né alla scuola di comprendersi e di capire che è necessaria una nuova organizzazione per far fronte ai problemi che la sfida educativa impone. 

Penso, per fare solo a due esempi, alla multiculturalià: oggi nelle classi la presenza media di bambini di altre culture arriva al 10% quando fino a 10 anni fa non superava l'1-2%. O ancora all'organizzazione del mondo del lavoro e al maggior impegno professionale delle donne, che riduce inevitabilmente il tempo che la famiglia può dedicare ai figli. Se la realtà sociale è cambiata non sono cambiati i bisogni educativi e di crescita di bambini e adolescenti: il bisogno di ascolto, vicinanza, partecipazione. Aspettative e desideri cui non si può rispondere oggi con lo stesso modello di famiglia o di scuola di 20-30 anni fa.
A questo si aggiunge il fatto che oggi assistiamo ad un aumento di bambini in situazioni di svantaggio, con problemi dl neurosviluppo, dovuti ad una concomitanza di fattori genetici e di mutamenti sociali che ne facilitano l'espressione e la comparsa.
I cambiamenti sociali e culturali - quindi educativi - andrebbero affrontati con un'innovazione della didattica che punti all'inclusione. Serve oggi un modo completamente diverso di "fare scuola". 

E invece si continuano a replicare modelli e metodologie del passato e si amplia così la differenza tra chi va bene, che continua a farlo, e chi va male, che va sempre peggio. La stessa Università che forma i futuri docenti non ha ancora adeguato i programmi di insegnamento. E di fronte alle criticità la scuola pretende sia la famiglia ad assumersene la responsabilità, oppure chiede collaborazione ma in modo non adeguato. Dal canto suo la famiglia si sente attaccata e si erge in difesa a protezione del figlio, qualunque cosa succede, contrapponendosi agli insegnanti
Oggi sembra quindi prevalere il conflitto perché ognuno, inconsapevole del cambiamento e della propria fragilità, si erge a difensore delle proprie posizioni e proietta sull'altro la colpa degli (inevitabili) inciampi che ci sono in un percorso di crescita.
A Educa, con 90 incontri, laboratori, dibattiti e confronti, proveremo a cercare strade nuove per riannodare su base fiduciaria e costruttiva questa fondamentale relazione educativa che permette l'adeguata crescita dei giovani.
Cercheremo di cogliere le diversità che non sono necessariamente negative, perché queste "discrepanze" possono aiutare i ragazzi a formarsi una propria idea del mondo, a costruirsi la propria identità e uno spirito critico.

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