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Meglio la ferrovia che la Valdastico

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È comprensibile che la maggior parte delle categorie economiche del Trentino siano da tempo schierate a favore del completamento della Valdastico. Gli operatori economici trentini hanno infatti ben presente il noto argomento di John Maynard Keynes che, nella sua «Teoria generale sull'occupazione, l'interesse e la moneta» (1936), scriveva: «Se il Tesoro si mettesse a riempire di biglietti di banca vecchie bottiglie, le sotterrasse ad una profondità adatta in miniere di carbone abbandonate, e queste fossero poi riempite fino alla superficie con i rifiuti delle città, e si lasciasse all'iniziativa privata, secondo i ben noti principi del laissezfaire, di scavar fuori di nuovo i biglietti (...), non dovrebbe più esistere disoccupazione; e, tenendo conto degli effetti secondari, il reddito reale e anche la ricchezza in capitale della collettività diverrebbero probabilmente assai maggiori di quanto sono attualmente. 

Effettivamente - conclude Keynes - sarebbe più sensato costruire case e simili; ma se per questo si incontrano difficoltà politiche e pratiche, quanto sopra sarebbe meglio di niente».

Cambiato quel che c'è da cambiare, si potrebbe attualizzare il famoso paradosso keynesiano riscrivendolo così: «se una società concessionaria, pur di ottenere il rinnovo (senza gara) di un'assai redditizia concessione autostradale (i biglietti di banca in bottiglia...), si impegnasse a scavare una galleria di 50 chilometri, per quanto del tutto inutile se non dannosa, sarebbe comunque meglio di niente, perché ridurrebbe la disoccupazione e aumenterebbe reddito e ricchezza». In questa riscrittura del celebre brano di Keynes, ci sono quattro affermazioni, tre delle quali vere e una, quella decisiva, che invece è falsa. 

La prima affermazione, notoriamente vera, è quella che riguarda il "movente" (non l'unico, ma quello principale) del completamento della Valdastico: alla realizzazione di quest'opera, è stato legato il rinnovo senza gara della concessione alla società autostradale che gestisce oggi la Brescia-Padova. Invece di fare come noi, trentini e soci, che abbiamo legato il rinnovo (sempre senza gara) al cofinanziamento, da parte dell'Autobrennero, della nuova ferrovia ad alta capacità e velocità Verona-Monaco, i nostri amici veneti hanno preferito impegnarsi in un'opera autostradale. Non ci sarebbe nulla di male e di strano, se non fosse per le successive, inoppugnabili informazioni di fatto che ci propone la nostra parafrasi del paradosso keynesiano. 

Veniamo dunque alla seconda, altrettanto certa affermazione: quella sul carattere colossale dell'opera in questione, paragonabile al tratto Bolzano-Bressanone dell'A22. Non si tratta di una bretella in mezzo alla pianura, come la Valdastico Sud, ma di decine di chilometri di gallerie e viadotti, in un contesto orograficamente assai delicato e complesso, per una spesa di (almeno) un paio di miliardi (che si punti a Besenello, a Trento, o a Rovereto Sud), come tale difficilmente sostenibile senza un massiccio intervento pubblico.
La terza affermazione, pure strafondata, riguarda il carattere di inutilità (tipo scavare nella miniera per riprendere i biglietti di banca appena sepolti) che diventa dannosità del completamento della Valdastico a Nord. A che serve un'opera di questa portata, pensata per aggirare Verona con la macchina o il camion, nel mentre si sta già lavorando alla grande linea ferroviaria che dovrebbe indurre a trasferire una parte significativa del traffico, per la gran parte proprio a Verona, dalla strada alla rotaia? Non sarebbe più ragionevole orientare le risorse, per definizione scarse, sia quelle finanziarie sia quelle di consenso sociale e politico, verso il completamento della nuova linea ferroviaria, invece di imbarcarsi nella realizzazione di una gigantesca opera autostradale, in evidente contraddizione con la ferrovia stessa? 

Obiezione "keynesiana" degli imprenditori trentini: un'opera inutile è comunque meglio di niente, ai fini della crescita del reddito, della ricchezza e dell'occupazione. Questa obiezione (la quarta affermazione della nostra parafrasi) sarebbe fondata se l'alternativa fosse niente. Ma l'alternativa c'è ed è appunto la ferrovia. Un gigantesco cantiere già aperto, non una vaga prospettiva. E allora, concentriamo tutte le risorse, anche quelle venete, in questa grande impresa, non disperdiamole in pezzi incoerenti tra loro, come troppo spesso avviene in Italia. 

Mi pare vada in questa direzione la netta presa di posizione del mondo imprenditoriale altoatesino che, per bocca del presidente della Camera di commercio di Bolzano, Michl Ebner, considera decisivo, ai fini dell'accordo per il rinnovo della concessione dell'A22, il finanziamento dell'Interporto di Isola della Scala e delle altre opere intermodali. Sarebbe bene che il governo ascoltasse la voce degli imprenditori altoatesini e superasse sia il pregiudizio leghista a favore della Valdastico, imposta dal Veneto, sia quello dei Cinquestelle, di fatto contrario alla ferrovia: due errori speculari, che finiscono per sostenersi a vicenda, con effetti deleteri per la nostra Regione e per lo sviluppo sostenibile dell'intero Paese. 

Mi permetto di aggiungere, senza per questo pretendere di insegnare nulla a nessuno, che sarebbe utile al confronto se anche l'imprenditoria trentina riflettesse sulla posizione espressa da Ebner, riaprendo la discussione sul proprio consolidato orientamento: certo comprensibile, ma a mio modo di vedere non condivisibile, perché non convincente. E dunque, auspicabilmente, suscettibile col dialogo di essere riveduto e corretto. Alla luce dei dati di fatto, non dei pregiudizi ideologici.

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