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Acquedotti, i costi non pesino sulle famiglie

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Al congresso Uil del Trentino della primavera scorsa è stato centrale il tema della protezione e valorizzazione delle risorse ambientali e del rapporto fra economia e ambiente. Lanciammo poche, ma forti proposte di lavoro e investimento alla politica, più precisamente «ai futuri amministratori provinciali, dovessero restare gli stessi o cambiare», presagendo il cambio di maggioranza in vista.
Una di queste proposte riguardava e riguarda proprio il lavoro diffuso tecnico, edile e ambientale che può produrre il bene comune principe: l'acqua potabile. Si proponeva un grande piano di risanamento e manutenzione dell'ingente sistema di acquedotti. Sistema che gli esperti e i tecnici, da tempo, ci dicono disperda il 30% del suo totale circolante in rete idrica. Un buon volano anche per l'occupazione e il decollo dell'ormai asfittico settore delle infrastrutture edilizie.
Oggi i neo assessori all'ambiente Tonina ed agli enti locali Gottardi, visti anche i cambiamenti climatici ormai avviati e quelli incombenti, ancor più minacciosi, pongono giustamente in primo piano proprio il risparmio dell'"oro bianco" e annunciano l'avvio di una generale manutenzione degli acquedotti, parlando di milioni da investire per il loro efficientamento, ma assegnando solo agli utenti che hanno l'uso civile dell'acqua potabile, i cittadini trentini, l'onere economico per l'avvio e la realizzazione di questo enorme piano di investimenti.
Rispetto a questo la Uil non ci sta. Chiedemmo un anno fa e chiediamo ora, con forza, che la Provincia coinvolga i Bim (Bacini umbriferi montani) e tutti i Comuni, che nella loro totalità insistono su qualcuno di questi consorzi, per rinvenire buona parte delle risorse che servono alla manutenzione, limitando la compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie. Ricordiamo a Tonina e Gottardi, che avendo svolto anche funzioni di amministratori comunali e di aziende energetiche e consortili ben lo sanno, che sia i Comuni che i Bim, dagli anni '50 hanno incassato fior di quattrini dai sovracanoni (percepiti dalle concessionarie idriche ed elettriche), risorse fino a pochi anni fa in parte spesso distribuite superficialmente a pioggia, per attività e contributi ad attività ricreative, sportive anziché essere impiegate proprio nella maggior efficienza e manutenzione degli impianti idrici e degli acquedotti pubblici.
E che dire dell'altro annunciato investimento, sempre totalmente a carico dei contribuenti, ma a favore solo degli impiantisti e delle società sciistiche che necessitano appunto di bacini d'acqua per far funzionare l'innevamento artificiale? Per loro non vale il principio espresso dai nostri neo assessori: «ovviamente per ogni euro investito sarà necessario versare un euro equivalente da parte degli utenti interessati»?
Cambiano le maggioranze e le Giunte, rimane il vizietto di pubblicizzare i costi e le spese a carico del contribuente, e di privatizzare benefici e profitti, di modo che si realizzi il sopravvento degli interessi particolari, piuttosto che il bene comune. 

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