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L'assessore Gottardi colpevole quanto Poletti

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Leggo del video che incrimina Marika Poletti, capo di gabinetto per una settimana dell’assessore provinciale Mattia Gottardi: un video (lo dico solo per i pochissimi, forse nessuno, che non ne abbiano avuto notizia) che fa la parodia della famosa canzone di Adriano Celentano «Ragazzo della via Gluck» raccontando (pardon, esaltando) i ragazzi della Wehrmacht che uccidevano i nemici durante la guerra scatenata dai nazisti che insanguinò il mondo.

Leggo i commenti, scandalizzati, sconvolti, sconcertati, inorriditi… usate pure tutto il peggio che la ricca lingua italiana offre in materia di aggettivi, e non esagererete. Mi aggiungo: riprovevole che ci sia ancora chi difende il nazismo, sia pure magari in una serata di goliardia, come cerca di giustificare qualcuno. Fra l’altro (mi si consenta anche un tocco di leggerezza in tanto clangore di sentimenti nobili) ci sarebbe anche a che dire sull’intonazione delle protagoniste, in una terra culla della coralità... Ma l’ho detto, un po’ di leggerezza non guasta.

Tornando seri, l’assessore ha accolto (o chiesto?) le dimissioni del suo capo di gabinetto. Non voglio trovare il classico argomento di lana caprina. Insomma, non voglio impersonare (dicendola in buon trentino) colui che fa «la ponta ai bigoi», ma mi domando: è giusto che finisca così? Mi spiego. Perché paga solo Marika Poletti?

Premetto (a scanso di equivoci) che la mia non è una presa di posizione politica (Dio me ne guardi! Non mi interessa), ma un tentativo di riflessione culturale, sociale. L’assessore sceglie un capo di gabinetto. La sceglie perché evidentemente la ritiene valida, competente, brava, e attaccateci gli aggettivi che volete. La sceglie, per sua stessa ammissione, perché la conosce da una quindicina d’anni.

Allora non mi si venga a raccontare che non conosceva anche questi retroscena, diciamo poco commendevoli, della signora, già peraltro «beccata» per la svastica sulla gamba. Attenzione, quello del capo di gabinetto non è un ruolo qualsiasi, ma (checché se ne dica) ha un peso politico. Quando io, uomo di impresa, scelgo un collaboratore non guardo mai alla sua appartenenza politica: valuto le sue capacità. L’assistente personale dell’assessore viene scelto perché c’è condivisione. Almeno a me pare logico.

Ecco la riflessione di carattere (ripeto) solo culturale e tutt’al più sociale. Perché a pagare, con poco senso dell’originalità e con grande senso dell’ipocrisia (accade sempre in politica, ma anche nel mondo dell’impresa, ed in altri mondi), è l’anello più debole della catena?

È indubbio che Marika Poletti (che non conosco) ci abbia messo del suo, ma chi l’ha assunta la conosce e la conosceva, conosce e conosceva le sue idee politiche. Se ha agito consapevolmente (uso una parola grossa) è complice; se ha agito sottovalutando la situazione ha agito con leggerezza; in ogni caso per un amministratore pubblico non è un buon biglietto da visita.

Ciò detto, per me fine della riflessione di quella che può essere definita una tempesta nel classico bicchierino d’acqua.

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