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Trentino, la vera partita dell'energia

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L’approvazione al Senato, martedì scorso, di un emendamento della Lega sulle centrali elettriche e sul loro trasferimento alle regioni, ha rimesso sul tavolo della discussione in Trentino il futuro dell’energia, e l’eventuale  liquidazione dei privati (che sono minoranza) nella società concessionaria.
In realtà nella nostra regione l’emendamento (ammesso che diventi legge)  non ha alcun effetto, perché la Provincia Autonoma di Trento dispone già:
1) dell’intero demanio idrico, comprese le centrali idroelettriche; 2) ha competenza primaria in fatto di energia, quindi gestisce direttamente le gare di assegnazione delle concessioni e stabilisce le regole generali; 3) è azionista di maggioranza e di controllo della concessionaria uscente.

Quindi il pubblico, la Provincia (e in parte i Comuni di Trento e Rovereto) sono già ora il dominus assoluto in fatto di energia, produzione e distribuzione, nella nostra provincia. Semmai qualcuno (l’Europa?) potrebbe sollevare una questione di conflitto d’interessi perché la Provincia di Trento è nello stesso tempo giocatore protagonista, arbitro della partita, e federazione che stabilisce le regole del calcio.

È interessante, però, il dibattito che ne è uscito, particolarmente di attualità in quanto le nostre centrali sono in scadenza di rinnovo di concessione (le ex Edison, scadute nel 2018; le ex Enel da riassegnare entro il 2022, o forse 2023, se diventa legge l’emendamento della Lega). Può essere utile a scoprire le carte su quali sono gli orientamenti della giunta Fugatti in fatto di energia, e a capire se vi sono idee strategiche di futuro, o solo propaganda (del tipo energia gratis ai trentini, che non hanno nemmeno i bolzanini dove il controllo è tutto pubblico al 100%).

Tenere presente quanto è stato fatto dal Trentino negli ultimi vent’anni in tema di energia, è importante per capire la questione. Non solo la Provincia ha ottenuto la competenza nel campo idroelettrico, ma dispone dell’intero demanio idrico e delle centrali produttrici (cosa che non hanno le altre regioni italiane). In più ha costituito una società concessionaria a stragrande controllo pubblico (Dolomiti Energia) che di fatto ha stoppato l’arrivo di player internazionali privati, ottenendo quindi la gestione diretta delle centrali, incassandone i dividendi della produzione di energia.

Questo è il quadro attuale, in cui va inserito quello futuro indicando le strategie dell’attuale maggioranza, indispensabili nel momento della fissazione dei bandi per l’assegnazione delle concessioni. Finora dal dibattito è uscita una volontà generica della giunta Fugatti di liquidare i privati. Ora, pur avendo il controllo totale della filiera dell’energia, per liquidare i soci privati delle loro partecipazioni di minoranza (parliamo di gruppi internazionali come gli australiani di Macquarie, i francesi ex Edison, e per il 20% della holding di controllo investitori trentini) la Provincia dovrebbe sborsare circa 400 milioni di euro al valore attuale, che potrebbero salire a 500, se i privati volessero far pagare care le loro quote di minoranza.

La totale nazionalizzazione dell’energia può essere una scelta, costosa ma fattibile. Bisogna però capire per ottenere che cosa. Cioè, che senso ha. Altrimenti per la Provincia - che non ha nemmeno i soldi per ricostruire dopo le distruzioni del maltempo di ottobre - tirar fuori dai suoi bilanci 500 milioni di euro sottraendoli ad altre voci sociali, è un totale nonsenso se questo non cambia nulla nell’assetto di comando (che è già in mano all’ente pubblico), né nel potere di regolamentazione a garanzia del territorio (che è della Provincia), né nella possibilità di assegnare i dividendi dell’energia ai comuni e ai territori, visto che già ora il pubblico si spartisce 8/10 dei dividendi di Dolomiti Energia Holding, più l’Iva che resta sul territorio (200 milioni l’anno), più le entrate della concessione.
A parte la gioia espressa dai sindacati all’idea che tutti i 1300 dipendenti del gruppo Dolomiti Energia diventino dei provinciali (con relativi privilegi), vantaggi dalla liquidazione dei privati non ve ne sono. Semmai si può dire che i privati trentini presenti non sono proprio dei «capitani coraggiosi», visto che riscuotono semplicemente il dividendo del capitale che hanno investito. Ma quel dividendo andrebbe dato alle banche, se quei soldi li avessero prestati le banche invece di Finanziaria Trentina.

L’unico motivo sensato per nazionalizzare e quindi liquidare i privati di minoranza, è l’eventuale paura di perdere la gara di assegnazione come si è temuto per l’A22, dimostrando però tutti i limiti e l’inadeguatezza della soluzione «in house».
A differenza dell’autostrada, inoltre, per le centrali tale paura è del tutto ingiustificata. Per un semplice motivo: chi fa il bando è la Provincia, e se lo fa bene, le concessioni non vanno di certo in mano ai cinesi o ai tedeschi, ma restano sul territorio. In più la Provincia dispone del potere regolatorio, e stabilisce quali garanzie vanno date dal concessionario a favore del territorio e dei comuni.

Tirar fuori 500 milioni per liquidare i privati è, pertanto, totalmente privo di senso compiuto. Se poi guardiamo dal punto di vista dell’efficienza gestionale, molto meglio avere quali soci di minoranza gruppi francesi e australiani come quelli che ha Dolomiti Energia, i quali hanno una stabilità finanziaria enorme, know how internazionale, interesse che la società funzioni bene e produca utili (e non crei inefficienze, tipiche del monopolio e della gestione totalmente pubblica), e soprattutto dispongono di alleanze a livello mondiale, che rendono Dolomiti Energia di fatto favorita nella riassegnazione della concessione, se non altro perché ha due grandi competitor in meno, gli australiani e i francesi.

Quanto alla sparata che con una Dolomiti Energia tutta pubblica, si può dare energia gratis ai trentini, è una contraddizione in termini. Non solo i bolzanini, che hanno un soggetto gestore totalmente pubblico, pagano le bollette come noi trentini, ma le tariffe sono fissate in maniera unica a livello nazionale, non sono decise da Dolomiti Energia. Già oggi, poi, essendo a controllo pubblico, se la Provincia volesse distribuire le decine di milioni di dividendi che incassa da Dolimiti Energia traducendoli in bollette gratis, lo può fare. Sottrae dalla scuola e dalla sanità fondi (perché i dividenti dell’energia sono serviti a questo) e li assegna agli ultrasettantenni, possidenti o meno, o a chi vuole, come ha fatto per gli autobus.

Forse, invece di vendere propaganda e distribuire illusioni, sarebbe utile che la Provincia valutasse se costituire una società unica con Bolzano e quotarsi in Borsa, creando una holding delle rinnovabili che già ora coprirebbe il 18% della produzione idroelettrica in Italia. Se quotata in Borsa, non si creerebbe nemmeno il problema di chi comanda fra Trento e Bolzano. Sarebbe una novità a livello europeo, e ci doterebbe di un gruppo fortissimo e di grande peso per il territorio, con controllo a maggioranza regionale.

Quello del controllo, infatti, è il problema vero. Oggi la Provincia di Trento controlla tutta la filiera dell’energia e comanda in Dolomiti Energia. Se un domani costituisce invece un’alleanza con i veneti, o i lombardi - che sono forti - chi comanderà? Non è che dietro la volontà di rendere tutta pubblica Dolomiti Energia, ci sia qualche altro disegno, che farebbe perdere poi il controllo al Trentino, in nome di fumose alleanze padane (magari perdendo pure le tasse oggi versate in Trentino)?

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