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Senza figli il Trentino scompare

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L' Italia non fa più figli. Il nostro è il Paese d'Europa con la natalità più bassa. Negli ultimi dieci anni si registrano 120mila nascite in meno l'anno, con un calo drammatico della fecondità: il 22% delle quarantenni non ha alcun figlio. Nel 2017 i bambini nati sono stati 458mila, una media di 1,24 figli per donna, che sale a 1,32 se si calcolano le straniere.
I nati non bastano nemmeno a compensare i morti, che sono oltre 600.000 l'anno.
Sono questi i dati resi noti settimana scorsa dall'Istat che certificano il pesantissimo declino demografico del nostro Paese, destinato all'estinzione se non vengono attivate immediate e solide politiche familiari volte a favorire la natalità.
In Trentino la situazione è leggermente migliore rispetto al resto d'Italia (1,39 figli per donna, 1,49 se considerate anche le immigrate), ma si resta ben lontani dall'1,64 numero medio di figli per donna nel vicino Alto Adige (1,74 comprese le immigrate). Come ormai tutti gli studi dimostrano c'è un legame diretto fra andamento delle nascite e crescita dell'economia. 

I Paesi demograficamente in espansione, crescono anche dal punto di vista economico. Chi subisce il calo demografico, registra parallelamente il declino economico.
Fondamentali sono quindi le politiche familiari di sostegno non ideologico e propagandistico, ma fattivo a livello di reddito e di servizi, a favore delle giovani coppie e della maternità. In questi anni la Provincia di Trento si è distinta a livello nazionale per l'innovazione delle politiche familiari (assegno unico, esenzioni ticket, family card, comuni e aziende amici della famiglia). Non basta.
Il Festival della famiglia che inizia domani è un'occasione privilegiata per delineare una strategia trasversale di supporto alle famiglie e alla natalità.

Non sempre e non da tutti è compresa la gravità di una crisi di denatalità. Per l'Italia è un'emergenza nazionale, che minaccia la sopravvivenza degli italiani come popolo e rende assai precario il nostro futuro, visto che non ci saranno più figli che manterranno il welfare per i genitori. Da anni i governi che si sono succeduti hanno ignorato la portata di quanto sta accadendo, e le conseguenze che determinerà nel giro di pochi anni. Le risorse destinate alle famiglie e alla maternità sono sempre state più promesse che reali, e anche la finanziaria 2019 del governo giallo-verde conferma tale trend privilegiando l'assistenzialismo ai singoli e l'aumento del numero di pensionati, rispetto alle famiglie e alla natalità. Fino ad oggi le politiche familiari hanno seguito criteri di contrasto alla povertà, non di sostegno alle nascite. Anche per difficoltà di bilancio, sono sempre state poste soglie di reddito alte destinate ad escludere la gran parte delle famiglie da qualsiasi forma di supporto alla genitorialità. Incentivare la natalità non è una questione di sussidi contro la povertà, ma richiede supporti strutturali e sgravi fiscali per qualunque coppia o famiglia si assuma il bellissimo ma gravoso impegno di fare figli, indipendentemente dal reddito. Questo per non escludere gran parte della popolazione, cioè la classe media. 

Sul modello francese andrebbe introdotto in Italia il quoziente familiare, considerando soggetto imponibile l'intero nucleo familiare e non solo il singolo individuo o i coniugi che lavorano. L'aliquota andrebbe applicata su una frazione del reddito complessivo calcolata usando un quoziente determinato in base al numero di componenti della famiglia.
Le esenzioni fiscali sono importanti, però da sole non sono sufficienti.
Le esperienze di Paesi vicini, Francia in testa, dimostrano che serve un mix di servizi di supporto e di crescita (asili nidi, tagesmutter, nidi aziendali, baby sitter accreditate) e misure di conciliazione tra maternità e lavoro, comprensive di voucher conciliativi, buoni di servizio, offerte aziendali. 

Misure di questo genere garantiscono 200mila nati in più l'anno in Francia, che ha una popolazione come la nostra, ma hanno raddrizzato il trend di natalità pure in Germania che nell'ultimo quinquennio registra 100mila nati in più l'anno. Il contrario di quanto accaduto in Italia, a dimostrazione che i sussidi ai redditi bassi non incidono sulla crescita della natalità, specie se sono di importo modesto e limitati nel tempo.
La Provincia autonoma di Trento ha gli strumenti legislativi e finanziari per poter mettere in campo efficaci e sostenute politiche di «benessere familiare» e, quindi, di sostegno alla natalità, ma ha pure una lunga tradizione di qualificate esperienze, come dimostra l'attenzione da tutt'Italia (e non solo) verso i modelli virtuosi messi in campo dall'Agenzia provinciale per la famiglia e la natalità. 

Sarà questo un banco di prova importante per la nuova giunta provinciale a trazione leghista: si vedrà proprio nel concreto dei temi della famiglia se la linea dell'esecutivo Fugatti si plasmerà sul modello propagandistico salviniano, fatto di gesti eclatanti e mediatici ma di efficacia scarsa o nulla, se non controproducente; o se invece al contrario adotterà la linea pragmatica del mettere in atto comportamenti e azioni durature, non strombazzate ma finanziate da deduzioni fiscali stabili nel tempo, con un approccio trasversale e integrato che coinvolga tutte le politiche provinciali (casa, trasporti, cultura, giovani, conciliazione vita-lavoro).
Dato che il tema «famiglia» è culturalmente una questione sensibile, che può essere usata contro qualcosa o qualcuno, o invece a favore, è importante l'approccio che vorrà dare il nuovo esecutivo di centrodestra. Certamente richiede anche una «maturazione culturale» della società e dei singoli a favore della famiglia e della maternità, dimensione sociale importantissima ma disconosciuta nel suo valore, soprattutto nella fatica di allevare figli. Mettere al mondo figli richiede infatti sacrifici in termini non solo economici ma di energie, tempo libero, disponibilità. Però la famiglia e la natalità, proprio per la loro rilevanza sul futuro anche economico della nostra società, non vanno usate come armi di combattimento politico e di scontro ideologico. Al contrario, occorre cercare il consenso di tutte le forze politiche a favore di interventi familiari adeguati e continuativi.
Il Festival della famiglia che da domani per tutta la settimana si svolgerà in Trentino con incontri, appuntamenti e occasioni di conoscenza diffusi sul territorio, costituisce un passaggio rilevante per capire la consistenza delle politiche familiari già in essere in provincia di Trento, ma anche per misurare l'azione di governo della nuova giunta Fugatti. C'è bisogno di meno slogan e promesse, e più fatti, silenziosi e in profondità.
Sarebbe un insegnamento prezioso anche per il governo nazionale.

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