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A22, in gioco c'è l'Autonomia

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La «questione Autobrennero» ha un significato che va molto al di là del futuro della concessione per gestire una autostrada. Già questo, peraltro, è di fondamentale importanza sia per le dimensioni occupazionali ed economiche dell’Azienda, sia per il suo ruolo per lo sviluppo del territorio.

Ma vi sono almeno due altri significati - di valenza più generale - per la nostra Comunità Autonoma.
Il primo ha a che vedere con il rapporto tra lo Stato e le nostre Speciali Autonomie. Le nostre non sono semplici «articolazioni territoriali dello Stato». Sono Comunità Autonome che lo Stato ha riconosciuto e che - pur nella cornice della Repubblica Italiana - sono titolari di una loro «statualità». Il che comporta che non esista alcun ambito concettualmente estraneo alla sfera di interesse e di responsabilità dell’Autonomia. Ciò vale anche per le nuove dimensioni delle «reti» fisiche e non fisiche che interagiscono con i nostri territori. È il nostro territorio che - ben consapevole dei suoi doveri di relazione e di interconnessione - vuole gestire queste reti in una logica non solo locale, ma nazionale ed europea.

Tutto infatti è nato dalla convinzione che per gestire infrastrutture (e politiche) di respiro e interesse «nazionale ed europeo» non dovesse essere necessaria una gestione «Statale», ma si potesse scommettere su questa «vocazione statuale» delle nostre Autonomie.
Il secondo significato ha a che vedere con la nostra collocazione geopolitica.

Fin dall’inizio di questa difficile partita - con la determinazione trentina, non sempre condivisa, di lavorare ad una soluzione «in house» e non ad una semplice gara per il rinnovo della concessione A22 - si è evocata una logica di Corridoio Multifunzionale del Brennero.
Vi era, sottostante, una idea forte: Trento, Bolzano ed Innsbruck, assieme alle altre Regioni interessate, si candidavano a gestire in prima persona - anche per conto di Italia e Austria - uno dei Corridoi fondamentali per il futuro dell’Europa.

Si partiva dall’Autostrada ma si parlava di Ferrovia (altro che fermare il Tunnel del Brennero ...); di reti telematiche ed energetiche; di reti ambientali; di interconnessioni tra i sistemi di alta formazione e ricerca; di comuni infrastrutture economiche.

Era l’idea di una Europa che potesse recuperare capacità competitiva globale attraverso l’integrazione dei propri sistemi nazionali, a partire proprio da quelli più legati alle aree storicamente e geograficamente più riconducibili al vecchio concetto di «confine nazionale».
Leggo che in questi giorni si è discusso - tra Roma, Bolzano e (meno, per la verità, e questo è già un grande problema) Trento - di queste questioni.

Pare che un accordo si sia trovato, ma non è ancora chiaro in che termini esso sia coerente con le ambizioni di cui sopra.
Le posizioni assunte dal nuovo Governo Nazionale sul tema generale del rapporto tra Stato e territori non sono per il vero un buon presagio.
Stando comunque alle informazioni di stampa, pare che qualche problema ci sia.

Per esempio, un problema esisterebbe certamente se fosse vero (ma non ho personalmente allo stato informazioni certe) che il Governo Nazionale ha preteso che alcuni poteri del Comitato di Indirizzo della nuova Società A22 «in house» (quelli cioè riferiti alle scelte di amministrazione della società e non solo alle grandi opzioni strategiche) siano ricondotti al Comitato Paritetico Autonomie-Stato e sottomessi dunque al potere di interdizione del Ministero delle Infrastrutture.

Cioè sottratti alla sfera di responsabilità degli azionisti pubblici del territorio.

In conclusione, credo che di tutta questa partita sia necessario discutere politicamente ed istituzionalmente. Anche in Trentino.
Diversamente da quanto hanno affermato alcuni esponenti del M5S, non si tratta solo di una banale questione di «potere» (a parte il fatto che molte recentissime vicende legate proprio al Governo Nazionale fanno sorgere serissimi problemi sul come si intende la gestione del potere) ma delle prospettive di sviluppo del nostro profilo autonomistico oppure del suo progressivo declino.

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