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Il voto in Baviera e gli effetti da noi

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Fino a qualche anno fa le elezioni in Baviera avrebbero avuto scarso eco fra le notizie internazionali. Più che altro per eventuali mutamenti all’interno della Csu bavarese che potevano avere qualche effetto sui rapporti con il partito confratello della Cdu nazionale. Oltretutto la Csu deteneva il dominio sul Land tedesco dal 1945 con maggioranze quasi sempre assolute.

Oggi il clima in Europa è cambiato radicalmente. Quello che succede a Monaco riguarda non solo la regione, ma l’Europa intera. Ebbene, quello che tutti i sondaggi prevedevano si è puntualmente avverato. La Csu ha perso il proprio decennale primato passando dal 48% delle precedenti elezioni del 2013 al 37,2%: rimane il partito più grande di tutti e quindi continuerà a governare, ma questa volta in coalizione con altri. Le ragioni di questo ridimensionamento sono molteplici, ma soprattutto legate alla questione profughi.

È a tutti chiaro che questo risultato modesto dipende in larga misura dall’onda lunga della crisi migratoria del 2015, allorquando Angela Merkel aprì la rotta dei Balcani ad oltre un milione di profughi siriani in fuga dal sanguinoso conflitto in quel paese. Poi la rotta venne chiusa, anche attraverso un poco nobile accordo con il ras di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ben pagato per tenersi oltre tre milioni di disperati, ma ormai la frittata era fatta. La ragione dipendeva dalle difficoltà organizzative (anche in Germania può succedere) di accogliere la massa di rifugiati e dai conseguenti problemi di integrazione all’interno della società tedesca. Altrimenti non si spiega come nella ricchissima Baviera, che vanta il secondo Pil tedesco e che ha una disoccupazione sotto il 3%, abbiano preso piede movimenti xenofobi e fascisti come la AfD che ha raggiunto il 10,2% mettendo per la prima volta piede dentro il Parlamento di Monaco.

Il tutto a spese della Csu che per evitare questo rischio si era gettata a capofitto in una campagna anti-immigrati e di sapore nazionalistico. Si pensi che nella frenetica campagna elettorale la Csu era perfino arrivata a proporre l’introduzione di un pedaggio autostradale da applicare solo ai veicoli di stranieri!
Questo risultato elettorale ci suggerisce alcune considerazioni valide non solo per la Baviera ma anche per altre elezioni locali o nazionali in Europa. La prima è che correre dietro agli estremismi e alle parole d’ordine dei partiti xenofobi e di destra non paga mai. L’originale è sempre superiore alla copia e se quindi l’elettore è xenofo andrà a votare per un partito dichiaratamente nazionalista e anti-immigrati e non per uno conservatore di centro-destra come in questo caso la Csu. Ce ne siamo accorti anche noi nelle elezioni italiane dove gli sforzi di Marco Minniti di regolare l’immigrazione, anche con buoni risultati, non sono stati sufficienti a contrastare il messaggio diretto e intollerante della Lega di Salvini.

Inoltre, ed è questa la seconda riflessione, se si opta per uno pseudo-estremismo si rischia di dare l’addio anche al voto moderato degli elettori di centro: cosa che si è puntualmente avverata nella Csu con una perdita di voti anche al centro a favore del partito dei Verdi, che ha visto raddoppiare i propri consensi arrivando al 17,5% dei suffragi. Un risultato storico nella conservatrice Baviera. Va anche aggiunto che i Verdi, oltre a un atteggiamento positivo nei confronti delle politiche migratorie, hanno portato avanti una coraggiosa e decisa campagna elettorale a favore di una maggiore integrazione europea. In un Land particolarmente conservatore e geloso del proprio grande potere locale un atteggiamento di questo tipo rischiava di uscire sconfitto. Invece il discorso sul futuro dell’Unione, se ben motivato, può essere ancora un fortissimo argomento di consenso a livello di opinione pubblica, come lo fu un paio di anni fa nel favorire la vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi.

Anche in questo caso bisogna evitare le ambiguità di un doppio messaggio, quello di criticare violentemente la «burocrazia» di Bruxelles e allo stesso tempo sostenere una maggiore integrazione europea, come è stato l’errore che da noi ha commesso Matteo Renzi, che pure può essere ritenuto un buon europeista. La ragione è semplice: la «burocrazia» di Bruxelles, e in particolare la Commissione, non gestisce politicamente nulla se non ha il sostegno degli stati membri, fra cui anche il nostro. Non ci sono quindi alibi per i governi europei in questo doppio gioco. Anche su questo argomento può infatti risultare di più facile comprensione un discorso fatto da AfD in Germania o dalla Lega in Italia, per cui la lotta contro Bruxelles coincide con quella contro l’Unione europea o l’Euro.

Infine, per tornare al punto di partenza, le elezioni locali giocano oggi un ruolo ben più grande di quello territoriale. Possono ovviamente avere effetti sul governo centrale e Angela Merkel dovrà tenerne conto, visto l’indebolimento dei suoi partner della CSU, ma soprattutto dell’ennesimo segnale negativo per i socialisti, riluttanti alleati nella Grosse Koalition, che si fermano al 9,7% dei voti, quasi la metà in meno. Tuttavia un messaggio da Monaco può arrivare anche all’Europa ed è meno pessimista di quanto ci si potesse aspettare. L’ondata di destra estrema non ha avuto il successo che tutti si aspettavano e il grande risultato dei Verdi può determinare una svolta nell’atteggiamento dell’elettorato sull’Unione.

Pur con le dovute proporzioni, un messaggio del genere potrebbe anche essere veicolato dalle nostre elezioni provinciali in Trentino domenica prossima. In una terra così profondamente legata all’Europa un messaggio xenofobo e nazionalista sarebbe davvero contrario alle nostre vocazioni. Leggere sulla stampa europea che uno dei primi messaggi di congratulazioni per il partito estremista, xenofobo e fascista, AfD, arriva da Matteo Salvini fa torto al nostro paese e al nostro territorio. Cambiare il verso a questo vento di intolleranza è ancora possibile e il segnale può anche venire da una piccola provincia come la nostra.

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