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Liste e candidati, chi ce la fa e chi no

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Depositate le liste dei 700 e più candidati, ora parte la campagna elettorale e domenica 21 ottobre si vota per il nuovo Parlamento del Land Autonomo Trentino Alto Adige. Dopo sfibranti e miserevoli bracci di ferro durati mesi e mesi sui candidati presidente, ora a bocce ferme si possono fare alcune considerazioni sulle squadre in campo.

La più forte, anche solo per il numero di liste aggregate, quella col vento in poppa secondo i sondaggi, è quella guidata da Maurizio Fugatti, sottosegretario della Lega nel governo Di Maio-Salvini. Partendo avvantaggiata è interessante verificare all’intero delle nove liste aggregate, quale potrebbe essere la classe dirigente in caso di vittoria. Ossia, chi potrebbe essere all’altezza per esperienze amministrative, competenze professionali, personalità e respiro culturale per entrare in giunta, e fare l’assessore in dicasteri come sanità, scuola, economia e lavori pubblici che da soli gestiscono la gran parte del bilancio provinciale per la bellezza di quattro miliardi e mezzo di euro l’anno.

La lista della Lega, che farà la parte del leone nel gruppo, ha candidato solo ed esclusivamente fedelissimi, per lo più sconosciuti al grande pubblico, certa che i voti saranno non sulle preferenze alle persone ma al traino del nome Salvini stampato in grande sul simbolo. Al netto dei parlamentari presenti (ben quattro) che difficilmente - a parte Fugatti - si dimetteranno da Camera e Senato per entrare in consiglio provinciale (con conseguenti elezioni anticipate nei tre collegi elettorali), le due figure con maggiore esperienza politico-amministrativa nelle istituzioni sono Erminio Boso e Savoi.
Il che è tutto dire, quando sarà da fare la giunta. Del resto nella Lega vige la fedeltà assoluta al capo.

Nella Lega chi sgarra viene eliminato per sempre. Ne sa qualcosa il senatore Divina, ovviamente escluso dalla lista, Civettini, rifiutato persino nella coalizione, Casna, Penasa e tanti altri ex leghisti caduti in disgrazia e costretti a migrare. Tra i nomi nessun esterno professionalmente di peso. Sarà un bel dilemma per Fugatti al momento di varare l’esecutivo, visto che lui stesso non ha mai governato, nemmeno in un Comune (a parte qualche settimana da sottosegretario a Roma).

Figure di spicco è difficile trovarne anche negli otto cespugli attorno alla Lega. Se eletto potrà entrare in giunta il questore D’Ambrosio (assessore all’ordine pubblico?) per Fratelli d’Italia, forse Cia per Agire, se il partito fa il consigliere, con ambizioni di ricoprire l’assessorato alla sanità. In Progetto Trentino - vedremo però prima i risultati - aspirano in molti, forse anche per questo Mario Tonina ha fatto il salto della quaglia, confidando nell’assessorato all’agricoltura. Infine Civica Trentina, che ha in lista qualche sindaco o ex, gli autonomisti di Kaswalder e Forza Italia. Lì saranno le elezioni a far da livella, come recitava la famosa poesia di Totò.

Il resto del consiglio se lo giocano per lo più i restanti tre, Tonini del Pd, Degasperi dei 5Stelle e Rossi del Patt. Ci sono poi gli altri sette candidati presidenti che, senza che nessuno ne abbia a male, sono un po’ come i sette nani, che hanno fatto proprio il famoso motto napoletano «Io speriamo che me la cavo».

Passando in rassegna il centrosinistra, impressionante è la lista dell’Upt, quella che fu del presidente della Provincia per tre legislature, che non è stata in grado nemmeno di trovare i nomi per completarla, nonostante le infinite telefonate dell’ex governatore a destra e a manca per cercare candidati. Se poi si guarda ai nomi, la famosa «rigenerazione» invocata per mesi da Dellai valeva evidentemente per gli altri partiti, visto che ha piazzato ben in vista il suo fedelissimo, già portaborse di una vita, ex senatore, Fravezzi, e i consiglieri uscenti che hanno accettato di candidarsi per l’Upt. Evidentemente la «discontinuità» a cui si riferiva Dellai serviva solo al killeraggio politico di chi aveva avuto il «demerito» di aver mostrato che si può governare la Provincia anche senza di lui.

Interessante è la lista del Pd, il primo partito del Trentino alle ultime provinciali, quello che ha ripetuto per cinque anni che la poltrona di presidente spettava a lui, e quando è stato il momento di indicare il nome del candidato non è stato in grado di farlo, costringendo il povero Tonini a capitanare la probabile sconfitta. Anche qui, il famoso «ricambio» e «cambio di passo rispetto alla giunta uscente», preteso per gli altri «perché gli elettori lo vogliono», serviva solo a far fuori Rossi, dato che in lista compaiono in bella mostra il suo vice Olivi, l’assessora alle pari opportunità Sara Ferrari, l’assessore alla salute, Luca Zeni, e poi non c’erano più assessori da candidare altrimenti sarebbero finiti in lista pure quelli.

La novità delle elezioni 2018, «Futura 2018», il nuovo che più nuovo non c’è, l’unico vero cambiamento possibile per il Trentino, mette in lista Vanni Ceola, consigliere comunale a Trento di Nuova Sinistra nel 1980, assessore dei Verdi nel capoluogo dal 1990 al 1993, avvocato di fiducia di Grisenti assessore e presidente dell’Autobrennero e suo uomo a capo della Trentino Trasporti. Poi, sempre pescando fra gli assessori, spicca Remo Andreolli, consigliere regionale dei Ds nel 1998, assessore provinciale plurimo al lavoro, al commercio, alla sanità dal 1999 in avanti, già segretario per anni del partito della sinistra (Pds), non più ricandidato dal Pd per le troppe legislature sulle spalle e quindi autocandidatosi con una fantomatica lista di «Democratici per il Trentini» che gli elettori ben si guardarono dal votare; infine, non pago del suo (peri)patetico peregrinare, negli ultimi mesi è diventato uomo di spicco di Mdp, Movimento democratico progressista, ovviamente contro il Pd. Ora (per ora) l’ultimo approdo.

Nella lista di «Futura 2018», che a questo punto sarebbe più appropriato chiamare «Passata 2018» (anche per il fritto misto che contiene), campeggia poi il nome di Lucia Coppola, dirigente di Lotta continua negli anni Settanta, consigliere comunale a Trento del Pci negli anni Ottanta, poi passata ai Verdi ottenendo la carica di presidente del consiglio comunale di Trento, poltrona di cui si è ben guardata dal lasciare in vista delle elezioni, nonostante il ruolo «super partes» che riveste quell’incarico. Infine Renzo De Stefani, già consigliere regionale della Rete negli anni Novanta.
Musi lunghi e sguardi scettici, invece, in casa Patt, dove anche qui assessori e consiglieri uscenti sperano nel «miracolo Rossi», cioè nel fatto che il loro candidato presidente è il governatore uscente della Provincia. Lui, nelle interviste sui giornali, parla di sé come secondo polo, l’alternativa al Carroccio. Sarà da vedere alle elezioni, perché senza una coalizione in grado di vincere, con una squadra che è quella del Patt e poco più, con qualche tarolliano di riserva e una spruzzata di ex Forza Italia con Viola, il rischio concreto è di prendere i voti tradizionali del Patt, e poco altro. Vedremo se ci sarà «l’effetto Rossi», su cui spera e prega Dallapiccola, insieme a Ossanna e Lozzer.

Merita un discorso a parte, infine, la lista 5Stelle, da non sottovalutare. Non tanto perché sfoderi chissà quali candidature (i nomi presentati sono i militanti della base, e solo i fedelissimi alla linea Di Maio-Fraccaro). Quanto perché il marchio tira ancora, e come la Lega si fa forza del simbolo, non dei candidati. Aumenterà di sicuro i consiglieri eletti, rispetto alle passate provinciali. Di quanto si vedrà. Sarà interessante la lotta alle (poche) preferenze, perché determineranno (forse anche con scarti minimi) chi verrà eletto e chi no.
Buon voto a tutti.

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