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L'incerto futuro delle casse rurali

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L'editoriale del direttore Giovanetti su un'unica Rurale del Trentino ha sollecitato un vivace dibattito, anche per gli interrogativi sollevati sulle prospettive future degli assetti delle Casse Rurali. Le osservazioni espresse da numerosi esponenti delle Rurali e della politica meriterebbero un approfondimento. Ma che il deludente andamento di molte assemblee delle Rurali, con il ridotto numero degli interventi, al netto delle patetiche rievocazioni del «come eravamo», e il furbesco dribbling alle critiche formulate da qualche isolato Socio, (il timore di vedere le proprie mele classificate di seconda è un freno alla libertà di espressione), non contribuiscono a una seria riflessione. A quanti, con un eccesso di strumentale retorica, si compiacciono di sottolineare i «valori» e le specificità della cooperazione va ricordato il pressochè nullo impegno per dotare i Soci di un minimo di conoscenze sui fondamentali di bilancio di una Cassa Rurale.

L'editoriale del direttore pone molti interrogativi. Tra di essi il punto centrale è quello di individuare quale tipo di banca sarà la Rurale di domani.
Tenuto conto di quella che appare ormai come una mutazione genetica dell'attuale assetto delle Rurali. E che già la riforma in atto a livelloo nazionale, con la creazione di ben tre capogruppo, (in tempi di crescenti e inesorabili concentrazioni), pone in atto, con le conseguenti modifiche, se non anche ridimensionamenti, del tradizionale modo di essere delle singole Rurali. Anche a fronte delle perplessità che suscita l'impoverimento patrimoniale delle Rurali trentine per il loro apporto al patrimonio della nuova Capogruppo, dove, comunque, il Trentino non avrà la maggioranza. Con buona pace degli entusiasmi del presidente Fracalossi.

E su questo punto si dovrebbe discutere perché in Italia non è possibile adottare il sistema tedesco delle banche a sviluppo regionale, che sono oltretutto esonerate dai vincoli sui requisiti di capitale.
Quanto al ruolo delle Rurali nell'ambito dell'economia provinciale non dobbiamo dimenticare che in questi ultimi anni la quota di mercato delle Rurali è scesa dal 54% al 47%. E questo, elemento che viene ignorato dai più, anche se il volume dei depositi delle famiglie e delle imprese nelle Rurali è superiore di quasi il 70% a quello delle altre banche. Il che pare a me un singolare modo, visto l'elevato carico di sofferenze accumulato, di svolgere una attività bancaria. Ai cantores della territorialità e del «piccolo è bello» vorrei chiedere se sono al corrente che gran parte dei prodotti finanziari venduti ai risparmiatori, alla faccia dell'esame Mifid, sono non solo predisposti ma anche finalizzati al sostegno di attività economiche in giro per il mondo.

Singolare modo di «valorizzare» i risparmi del territorio e dell'economia locale e nazionale. Teniamo presente che in Trentino il Pil pro-capite, pari a 35.000 euro, è tra i più elevati d'Italia, così come la propensione al risparmio. Il che costituisce una riserva di sicurezza per la raccolta di capitale da parte del sistema bancario. Riduzione di quote di mercato, e quindi di incidenza sulla vita econimica del Trentino, con conseguente crisi di rappresentanza e di ruolo. Su questi problemi le forze politiche e sociali dovrebbero far sentire la loro opinione, e non, invece, continuare ad operare in maniera indiretta e spesso nefasta. È infatti evidente che l'enorme volume dei crediti deteriorati accumulato negli anni dalle Rurali trentine non può essere imputato solo all'insipienza, per non dire altro, dei loro vertici e al negativo andamento dell'economia. Come si può dedurre dal rapporto della Banca d'Italia per il 2017, la quota dei crediti deteriorati per le Rurali trentine era del 19,8%, nettamente superiore a quello delle altre banche, 12,7%.

In tema di fusioni ci sarebbe anche da discutere se sia giusto che i Soci di una Rurale, che presenta una serie di indici di redditività ed efficienza più elevati di quelli della Cassa incorporante, come nel caso di Anaunia e Tuenno, si trovino nella condizione di essere state formiche operose a fronte di cicale festaiole.

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