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E ora un'unica Rurale del Trentino

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Nonostante le proteste di questi giorni delle Raiffeisen di Bolzano, che pretendono ulteriori privilegi dalla riforma del credito cooperativo rispetto a quelli che hanno già, entro pochi giorni la Camera dei Deputati dovrebbe convertire in legge il decreto milleproroghe rendendo operativo il gruppo trentino Cassa Centrale Banca dal prossimo 1° gennaio. 

Con tale importante passaggio il polo delle casse rurali trentine entra nel pieno della sua dimensione nazionale di capogruppo di uno dei due poli di credito cooperativo d'Italia, tra le prime dieci banche nazionali per dimensioni (forse addirittura al settimo posto). Dopo la grande crisi dell'ultimo decennio che ha drammaticamente evidenziato la debolezza patrimoniale e operativa delle piccole banche locali, con una mole impressionante di credito deteriorato e il crollo della redditività, ora con maggiore solidità economica e autorevolezza strategica le casse rurali del Trentino possono guardare in avanti e progettare il domani. 

Di come saranno in futuro le rurali, sospese tra don Guetti e spinte di mercato, finora non si è saputo molto. L'obiettivo prioritario era costituire il gruppo nazionale. L'unica indicazione precisa, una rotta quasi obbligata, sono state le fusioni. Nel giro di tre anni le casse sono risultate dimezzate. Erano 43 in Trentino a gennaio 2016, oggi sono scese a venti, ed entro la fine dell'anno diverranno sedici, con l'intento a breve di ridursi a sette. È sufficiente procedere con il calendario delle fusioni, o è arrivato il momento di chiedersi che tipo di banca sarà la rurale di domani? E ancora: ha senso procedere assimilando le piccole rurali, o il tempo non è ormai maturo per un'unica Cassa Rurale del Trentino?

L'obiezione della territorialità localistica da difendere a tutti i costi non ha più grande senso. Che legame con il singolo paese o il singolo socio può avere una cassa rurale come l'Alto Garda che ormai spazia dalla Vallagarina al Basso Sarca, dagli Altipiani alla Valle dei Laghi? Che rapporto particolare può stabilire un amministratore con una vallata invece di un'altra, gestendo ormai casse rurali che coprono aree molto diverse fra loro, economie di tipo completamente differente, vocazioni imprenditoriali diversificate? Il collegamento con il socio già ora non esiste più. Non basterebbe nemmeno il PalaTrento per ospitare tutti i soci in assemblea, e lo dimostra il fatto che la partecipazione a tali appuntamenti sociali è crollata drammaticamente. 

Dopo la perdita (o meglio, la svendita) da parte del Trentino delle sue banche regionali, a differenza del vicino Alto Adige che ha saputo mantenere e difendere tre gruppi bancari autoctoni (Raiffeisen, Sparkasse e Volksbank), la riflessione del mondo cooperativo - ma anche della politica - dovrebbe svilupparsi attorno alla domanda se un Land Autonomo come il nostro non ha bisogno forse di una forte banca territoriale. Una Cassa Rurale unica del Trentino, fondata su alcuni valori cardine: la crescita e lo sviluppo del territorio, il sostegno all'imprenditoria locale specie giovanile, la messa a disposizione del credito alle famiglie per la casa e per i figli, l'assistenza qualificata nella scelta delle forme di risparmio e di previdenza futura, una mutualità solidale fra territori più ricchi e quelli meno, fra vallate prospere e più sviluppate e altre con più difficoltà, con l'obiettivo condiviso di tenere unita e coesa la comunità trentina, anche dal punto di vista sociale. 

Per quanto riguarda il coinvolgimento dei soci e la loro partecipazione alle scelte della rurale si potrebbero introdurre meccanismi di secondo e di terzo livello, come avviene per Itas Assicurazioni (almeno in teoria), con assemblee sul territorio, spazi di condivisione, indicazione di obiettivi, scelta di delegati dalla base. Quanto ai centri decisionali (consiglio di amministrazione, eccetera) andrebbero individuati criteri di rappresentanza territoriale, di rotazione, un mix di competenze e di sensibilità, di radicamento e di visione complessiva. 

Certo, si porrebbe la questione dell'esubero di amministratori, presidenti, direttori rispetto al quadro attuale, ma con tutto quello che è avvenuto negli ultimi dieci anni dovrebbe essere l'ultimo dei problemi.
Forse l'idea di una Cassa Rurale unica del Trentino potrebbe convincere anche le rurali solitarie, quelle che - come Asterix nel villaggio assediato dai romani - si oppongono all'assimilazione da parte dei colossi vicini (vedi Ledro e Novella Alta Anaunia), a ritrovarsi in un progetto complessivo, di più grande respiro che una semplice aggregazione, con criteri nuovi e parità per tutti, e non con fratelli maggiori e altri figli di un dio minore.
Per la comunità trentina, per la sua crescita economica e sociale, per la produzione di benessere (che vuol dire posti di lavoro e ricchezza distribuita, non solo pil), disporre di una forte banca territoriale, alla guida di un gruppo nazionale, costituirebbe un'indubbia marcia in più rispetto a casse rurali divise fra loro, di fatto commissariate, fornendo una indispensabile comune visione di futuro e una speranza per le giovani generazioni, così assenti nella nostra società e nella politica. 

La Rurale del Trentino disporrebbe di una quota di mercato di raccolta diretta pari al 60% del totale (57,4% al 31 dicembre 2016), con un patrimonio di oltre un miliardo e mezzo di euro, una gestione di titoli e di risparmio che supererebbe i cinque miliardi, una rete di sportelli capillare. Si riuscirebbe a sanare le difficoltà che ancora qualche rurale ha, per il carico di crediti deteriorati rimasti in groppa (vedi Rovereto, e altre). Ma soprattutto si doterebbe il Trentino di una leva finanziaria importantissima per supportare le scelte strategiche future, per realizzare obiettivi e opere essenziali affiancando privati e categorie nella creazione di valore, per osare con più coraggio e lungimiranza al fine di garantire anche alle generazioni future il benessere e la sicurezza economica di cui oggi godiamo, cosa per nulla scontata. 

Di questo dovrebbe discutere la politica trentina, a un mese e mezzo dalle elezioni, invece di dividersi e scannarsi a vicenda nel vuoto più totale di contenuti. E lo stesso mondo della cooperazione ha il dovere di avviare un dibattito profondo al suo interno, per non arrivare alla cassa unica provinciale per inerzia, a forza di obbligate fusioni.
Un Land Autonomo non può non avere una sua autonomia bancaria e finanziaria, per realizzare i fini che si propone di raggiungere. Il credito è una leva fondamentale, a servizio di imprese, famiglie e cittadini. I nostri cugini sudtirolesi lo hanno capito molto bene.

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