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La deriva suburbana di via Brennero

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Uno dei temi centrali nel futuro di Trento è la riqualificazione urbanistica di via del Brennero, il cordone ombelicale che lega la città madre alla sua proliferazione settentrionale. Cordone sfilacciato, affiancato da vuoti urbani imbarazzanti, terreni inutilizzati ed edifici dismessi, che necessita urgentemente di un progetto che ne guidi la trasformazione, definendone l’assetto come struttura della mobilità e come spazio pubblico. Non solo corsie veicolari e ciclabili, marciapiedi e illuminazione, alberi e aiuole. Servono soprattutto indicazioni coerenti sugli edifici che la delimiteranno: allineamenti e continuità dei fronti, uso e accessibilità dei piani terra, articolazione architettonica delle masse edilizie.

Si spera che dalla revisione del piano regolatore, nonostante le difficoltà incontrate sul suo percorso, possano venire indicazioni precise, strumenti operativi. Ma si rischia, in ogni caso, di arrivare tardi, quando il quadro è ormai compromesso e la suburbanizzazione irreversibilmente avviata. Dopo Burger King/Aldi e McDonald’s, con l’arrivo di Lidl la trasformazione di una zona centrale in landa periferica si sta compiendo sotto i nostri occhi.

Là dove dovrebbero sorgere palazzi civili ordinatamente disposti lungo ampi marciapiedi alberati, che offrano servizi di vario genere comodamente accessibili da pedoni, ciclisti e utenti del trasporto pubblico, si vedono solo modestissime costruzioni circondate da vaste distese d’asfalto destinate alla sosta dei clienti, grottesco tributo al dogma suburbano no parking-no business. Un assurdo spreco di costoso suolo infrastrutturato e uno spettacolo deprimente, nonostante le sgargianti insegne luminose che s’innalzano all’angolo di ogni parcheggio. Proprio come nelle più tristi e anonime periferie, ma qui siamo appena fuori il centro storico.

Chi mai passeggerà volentieri su uno striminzito marciapiede che corre lungo un deposito di veicoli nelle ore d’apertura o al fianco di un angosciante deserto in quelle di chiusura? Quali elementi d’interesse, quali amenità si offriranno ai malcapitati cittadini costretti a percorrere quei luoghi? Naturalmente, tutto questo avviene nell’assoluto rispetto delle norme urbanistiche, anche se in totale disprezzo del più elementare senso civico e persino del mero buonsenso.

Ormai più di un anno fa, Italia Nostra aveva organizzato un convegno sulla «pianificazione morfologica»: una strumentazione urbanistica chiara, semplice e facilmente implementabile, pensata per evitare il disordine prodotto dalle norme convenzionali. Se non vogliamo rassegnarci a vedere Via del Brennero trasformarsi nell’ennesimo non-luogo, forse è il caso di fare subito qualcosa, cominciando col decidere che città vogliamo e col dotarsi degli strumenti adatti.

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