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 Sogno un Trentino che accolga il lupo

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Caro lupo ti scrivo, anche se in questo momento non stai attraversando uno dei momenti più felici e «popolari», nel caso tu ne avessi mai avuti, della tua secolare e famelica storia. Forse era dai tempi di Cappuccetto Rosso, quando i cellulari non esistevano e ancora le favole si raccontavano ai bambini per farli addormentare, che non si parlava tanto di te.

Certo che sei proprio uno specialista a cacciarti nei guai... Il pelo lo perderai durante la muta, ma il vizio proprio no. Non potevi accontentarti di ripopolare le montagne e i boschi di questa splendida terra alpina rimanendo ancora un po' in sordina, ancora un po' nascosto dietro la tua leggenda?
Non potevi averne abbastanza predando qualche vecchio capriolo, qualche lepre o chissà quale saporito cinghialetto selvatico, prima di affondare i tuoi canini anche fra le carni degli animali domestici tanto cari a noi esseri umani? Ma ti rendi conto di quello che stai combinando con le tue scorribande fra gli alpeggi e le malghe del Trentino? 

Purtroppo per te mi sa che sei arrivato troppo presto, troppo inaspettato da tutti e in maniera feroce come ti compete, a gettare il panico tra le incolpevoli e indifese pecore, capre e asini che si erano da più di un secolo, dimenticate della tua fama e della tua fame.
Ma forse siamo noi umani che abbiamo scordato quanto ti abbiamo odiato e ripudiato in passato, ad aver rimosso la tua presenza e cerca di rendertene conto, oggi facciamo fatica a immaginare di dividere o condividere i nostri pascoli liberi e le nostre montagne con la tua, lo ammetterai, un po' ingombrante presenza. Magari un po' posso anche capirti: avrai pensato che i trentini fossero distratti dall'altro tuo grande e paffuto «parente» carnivoro, proverbialmente goloso di miele e che avrebbero sorvolato su un predatore in fondo poco più grande di un comune cane da pastore. E invece le stai combinando un po' troppo grosse, anche per chi, raro e permettimi «coraggioso» come il sottoscritto, vorrebbe umilmente e civilmente provare a prendere le tue difese, ma il tuo futuro lo vedo nuovamente terminare come il finale della favola di Perrault. Purtroppo non credo riuscirai a sopravvivere fin quando le nuove generazioni avranno provato a conoscerti, a capirti, a studiarti, ad ammirarti semplicemente per tentare di rispettare la tua selvaggia, atavica nobiltà di splendido, indomito predatore quale sei. Non so se ti rendi conto che se per perorare la tua causa mi mettessi a scrivere che un territorio è considerato ecologicamente o biodiversamente integro e quindi pregiato e completo perché no, pure dal punto di vista dell'offerta turistica, quando include anche i predatori nella sua scala gerarchica, probabilmente una delle due cartucce a pallettoni con la quale di solito si caricano le doppiette, sarebbe riservata al sottoscritto. 

Insomma mi dispiace confessartelo, caro lupo, ma il tuo futuro, da avvocato del diavolo quale mi sono impudicamente candidato ad essere, non lo vedo roseo e idilliaco come quello che sognerei io se potessi riscrivere le favole che hanno colorato l'immaginazione della mia infanzia.
Non lo so, o non oso nemmeno immaginarlo, cosa verrà deciso adesso per risolvere il problema che hai creato uscendo dai libri e tornando dove Madre Natura ti aveva collocato un tempo. Non vorrei certo essere nei panni dei politici, né di quelli che ti strumentalizzeranno di certo, come quelli, se ce ne saranno, che si schiereranno per un tentativo il meno drastico possibile per salvare soprattutto la capra (mentre per i cavoli si potrebbe anche sorvolare), e che dovranno prendere una decisione su come gestire la tua ingombrante e non certo indolore, diffusione sul territorio del Trentino.
Io come ho già scritto, pur rispettando e comprendendo la paura e il dramma di chi ha subito i tuoi attacchi e le tue predazioni, parteggerei per la tua causa, ma l'ultima parola spetta, credo, agli allevatori e agli agricoltori di montagna che vivono il territorio in maniera diretta e sulla loro pelle: proveranno a dotarsi di reti elettrificate e ad allevare i cani da gurdiania per scongiurare le tue scorribande sempre più audaci? Non sarà chiedere troppo ad una forma di allevamento già difficile, precaria e impegnativa per le caratteristiche particolari che comporta lavorare in alta montagna?
La Provincia avrà ancora voglia e mezzi finanziari per sostenere le spese e ripagare i danni che purtroppo provochi ormai sempre più frequentemente? Se ne staranno tranquilli gli animalisti, quando per cause di eventuale, indiscutibile e primaria sicurezza delle persone, magari si renderà necessario sparare qualche colpo di fucile? (Sicuramente un rischio più legato alla presenza dell'orso, che non alla tua, notoriamente schivo come sei!).
Nella mia personalissima favola, me ne rendo conto, spero si riesca a trovare un equilibrio di convivenza fra uomini, lupi e orsi, sarebbe un ulteriore segnale di civiltà che viene riconosciuta da sempre alla terra e alle orgogliose genti trentine. 

Qualche giorno fa sul più noto fra i quotidiani nazionali, si raccontava del triste destino che sembra ormai segnato, anche per il più grande e simbolico dei felini africani: il leone (Un secolo fa 200 mila esemplari, calati oggi dell'80%). È talmente superfluo e scontato scrivere che ogni qualvolta la terra perde una specie animale, diventa più povera e lo diventiamo anche noi esseri umani che ci ergiamo a padroni e giudici incontrastati dell'universo. 

Per me sarebbe una grande emozione immaginata fin da bambino, caro lupo, riuscire ad ascoltare, prima o poi, il tuo lugubre ululato al chiaro di luna, ma purtroppo temo non ci riuscirò, fra i boschi e le nostre splendide vallate.
«C'era una volta una cara ragazzina; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e...».

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