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Prima viene l’uomo, poi lupi e orsi

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L’editoriale del direttore dell’Adige sulla questione lupi e orsi segna una svolta importante nel modo nel quale l’opinione pubblica considera il problema della regolazione della presenza di tali animali nelle montagne trentine e altoatesine. Si aggiunga la «conversione» (speriamo non solo elettorale) di alcuni amministratori provinciali trentini e altoatesini.

Conversione anche su spinta dell’eurodeputato Dorfmann della Svp. Sentire cosa dice l’assessore Dallapiccola oggi, dopo che in passato celebrava la presenza dei grandi carnivori come «attrattiva turistica» è certo un fatto di rilievo.

E così gli animalisti e gli ambientalisti (per la verità poco curanti della sorte degli animali erbivori che lupi e orsi cacciano, e non solo per cibarsene, ma anche per puro istinto di uccidere) per la prima volta sono sulla difensiva, pronti a rinnegare il valore dell’autonomia.
L’ultimo esempio l’articolo di Luigi Casanova, vicepresidente di Cipra Italia. Da uomo di montagna capisce che gli agricoltori di montagna hanno dei problemi e del resto messaggio di Cipra e della Convenzione delle Alpi è proprio la valorizzazione dell’agricoltura di montagna. Si scaglia, quindi, contro il «decadimento gestionale» dell’uso attuale dei pascoli montani, asservito al profitto.

Casanova, però, non fa un passo per essere coerente con la dichiarazione dell’attenzione all’allevatore di montagna. Questa non è fatta solo da agricoltori a tempo pieno, che hanno una dotazione di «potenti trattori» e che hanno la «forza» per acquisire l’utilizzo delle malghe, che possono essere forse difese da recinti elettrici fatti con alti pali di legno, come fa la Magnifica Comunità di Fiemme. È fatta da un numero assai maggiore di agricoltori e allevatori a tempo parziale o pensionati, che utilizzano territori marginali, ripidi, non «spianati» per l’uso dei «potenti trattori», di piccola dimensione.

Casanova afferma che gli allevatori dovrebbero aver «maggiore cura dei proprio bestiame, a seguirlo, a mantenerlo custodito» e la presenza del lupo serve proprio per far fare all’allevatore quanto dovrebbe.
Spiace constatare come Casanova non comprenda come seguire e custodire in modo continuo le poche capre o le poche pecore o alcuni asini nelle aree marginali adibite a pascolo di fatto significherebbe la rinuncia dell’allevatore part-time ad utilizzare quei territori marginali, con aumento dell’inselvaticamento del territorio, del suo abbandono.

L’impossibilità di far pascolare gli animali di questi allevatori marginali nel periodo estivo-autunnale disincentiva anche lo sfalcio di prati marginali (in parte anche gli stessi poi destinati al pascolo) per provvedere il fieno per il periodo invernale, con ulteriore abbandono del territorio. La custodia, in assenza di lupo e orso, è affidata alle reti elettrificate: serve solo controllare ogni pochi giorni che siano in piedi e con batteria carica; serve solo un po’ d’acqua da bere per gli animali. Ma in presenza di lupo e orso, queste reti servono a ben poco. Se cade un ramo o passa un capriolo che abbatte la rete (fissate in modo precario, con un bastone che penetra nel terreno 15-20 cm), al massimo, se non vi sono predatori, gli animali escono dal recinto.

Con i lupi o gli orsi questi recinti proteggono solo per chi occupa le stanze di qualche ministero o di qualche assessorato; di fatto possono essere superati facilmente e ciò che capita lo sanno gli allevatori, non pochi, che hanno perso i propri animali, cui hanno accudito tanti mesi nella loro piccola stalla. Non basta risarcire il danno... È l’equivalente dell’indennizzo assicurativo quando un membro della famiglia è ucciso in un incidente stradale.

Non basta dire che si è per l’agricoltura e l’allevamento di montagna e poi di fatto favorire le condizioni per l’abbandono della montagna. Lupo e orso seguono la loro natura, dicono gli animalisti e gli ambientalisti. E perché l’uomo dovrebbe rinunciare a seguire la sua natura, che lo porta a controllare l’ambiente nel quale vive? Casanova condanna chi afferma che l’uomo viene prima dei lupi e degli orsi. Sarebbe una barbarie l’uso della forza per garantire la sicurezza delle proprie attività.
È chiaro che Casanova non ha mai sperimentato ciò di cui tratta e sul quale impartisce lezioni.

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