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Noi, famiglia omo con due bambini

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Oggi a Trento si svolgerà la manifestazione conclusiva del Dolomiti Pride. Per troppo tempo, la libera espressione della propria affettività e il desiderio di costituire una famiglia sono stati,per le persone omosessuali, aspirazioni inconciliabili. Consideriamo quindi un grande privilegio (derivato dall’età) il fatto di aver avuto la possibilità di vivere la dimensione della genitorialità, seppure in veste di pionieri. Con pochi modelli e punti di riferimento concreti, affidandosi alle proprie capacità di essere all’altezza di un compito già di per sé impegnativo, ancor più nella consapevolezza della particolarità della situazione.

È a Trento che stiamo facendo l’esperienza di essere padri di due meravigliosi bambini di otto anni. Proveniamo da regioni limitrofe e in Trentino ci ha condotto il lavoro, tanti anni fa. Qui abbiamo trovato quella qualità di vita e, in buona parte, anche quell’insieme di valori condivisi (accoglienza, solidarietà, attenzione all’ambiente) che, a nostro avviso, fa di un territorio un posto buono per crescere dei figli. Aspettativa, in effetti, non disattesa nel suo complesso.

La nostra famiglia, in quanto portatrice di istanze particolari, ha tuttavia avuto modo di sperimentare anche l’ambivalenza della politica locale e la rigidità dell’apparato burocratico. Quattro anni fa, il Consiglio comunale della nostra città, unico caso in Italia, è stato impegnato a lungo nel discutere un ordine del giorno che chiedeva di togliere i figli alle coppie omosessuali. All’epoca, i nostri figli avevano quattro anni e sarebbero stati gli unici destinatari di tanta crudeltà. Nonostante l’evidente inammissibilità dell’iniziativa, i consiglieri comunali si sono divisi in contrari (due terzi) e favorevoli (un terzo) e il dibattito è stato accompagnato da una serie di manifestazioni. Per fortuna, data l’età, non abbiamo dovuto spiegare ai bambini con chi ce l’avevano quelle figure impietrite in piazza Duomo. Profondamente divisivi, annebbiati dall’avversione al punto da non accorgersi che “la grande minaccia” stava passando loro accanto, garrula e inconsapevole, con un cono gelato in mano.

In quell’occasione, il Primo cittadino ha avuto modo di ricordare che la nostra città ha sempre seguito una logica di accoglienza e di fiducia. In coerenza con la quale, il Comune di Trento aderisce alla Rete delle istituzioni anti-discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Questa rete ha recentemente promosso una mostra fotografica per dare visibilità e contrastare pregiudizi nei confronti delle famiglie omogenitoriali. È un’iniziativa lodevole, cui abbiamo dato volentieri il nostro contributo.

Si tratta tuttavia dello stesso comune che ha negato la trascrizione anagrafica del certificato di nascita originale (con due padri) dei nostri figli, in quanto astrattamente contraria all’ordine pubblico. A ristabilire la prevalenza del diritto dei minori di vedere riconosciuti i propri legami genitoriali ci ha dovuto pensare la Corte d’Appello di Trento, con una storica ordinanza che potrà diventare esecutiva dopo il definitivo pronunciamento della Corte di Cassazione.

In questi giorni stiamo assistendo, da parte di comuni grandi e piccoli (compreso Rovereto), a una cascata di trascrizioni di certificati di nascita con due madri o due padri. Sarebbe l’ora di un ripensamento anche del nostro comune! Tutte queste vicende politiche e giudiziarie hanno indubbiamente sottratto serenità alla nostra vita familiare. D’altra parte, hanno portato molte persone, anche in ambito lavorativo, a manifestarci la loro vicinanza e solidarietà. A riprova che gli individui, grazie alla conoscenza diretta, sono in grado di comprendere empaticamente anche esperienze apparentemente distanti dalla propria. Esperienze che, nella loro essenza, sono riconosciute come profondamente umane poiché riguardano i legami affettivi primari, il prendersi cura, il bisogno di sicurezza e stabilità. Per la maggior parte delle persone, rappresentiamo la prima famiglia omogenitoriale con cui entrano in relazione. Da questa consapevolezza deriva un forte senso di responsabilità perché con la nostra testimonianza possiamo contribuire al venire meno del pregiudizio. Conoscendoci, le persone possono scegliere se continuare a giudicare in astratto la nostra condizione o se prendere atto della realtà. Una realtà che, giorno dopo giorno, rivela la «normalità» della nostra famiglia e la sua piena appartenenza alla comunità trentina.

I nostri figli, come tutti i bambini, hanno frequentato asilo nido, scuola materna e primaria, strutture sanitarie, associazioni sportive, culturali, ricreative e via dicendo. Istituzioni fatte di persone, molte delle quali educatori, con cui abbiamo instaurato rapporti basati sul riconoscimento reciproco e sull’accoglienza.

Soprattutto, grazie ai nostri figli, le nostre vite si sono incrociate con quelle di molti altri genitori e bambini. Famiglie reali, non da pubblicità dei biscotti, ognuna portatrice del proprio modo di essere famiglia, a contatto con le quali la nostra specificità si è dissolta per lasciare spazio al senso di comunanza. Com’è giusto che sia, lungo un percorso di integrazione fortemente cercato.

Il Dolomiti Pride è una grande opportunità per ribadire valori di inclusione, autodeterminazione, uguaglianza e lotta all’omofobia. Una manifestazione che riconosce la legittimità sociale di ogni nucleo familiare e relazionale, quale esito naturale del processo di realizzazione delle persone.
Oggi sfileremo alla testa del corteo del Dolomiti Pride, felici di esistere, circondati anche dall’affetto delle famiglie che abbiamo conosciuto durante il nostro cammino. Per i nostri figli, il regalo più grande sarà ritrovare in questa occasione i propri compagni di scuola e di svago. Insieme per affermare una semplice, grande verità: è l’amore che crea una famiglia.

Riccardo Roni e Lorenzo Modanese
Sono una coppia trentina,
genitori di due bambini di 8 anni

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