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Schützen, polemica pretestuosa e infondata

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A pochi mesi dalle elezioni provinciali, in una situazione di grande incertezza per quanto riguarda il futuro di questa Provincia, in un quadro nazionale dove si fatica a formare un governo, mentre i rapporti internazionali sono a dir poco complicati, cosa fanno alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra trentino? Polemizzano sugli Schützen.


Alcuni Schützen nell’ambito di un preciso progetto didattico, entrano in una scuola primaria di Rovereto per parlare, assistiti dagli insegnanti, dei loro costumi tradizionali.


C’è da rimanere sconcertati e perplessi, anche perché la querelle ha coinvolto alcuni storici, giornalisti e uomini di cultura di primo piano nella nostra Provincia.


Ora gli Schützen possono anche apparire antipatici e ridicoli, fuori dal tempo ed austriacanti, però, di fatto, in Trentino esistono, fanno le loro manifestazioni ed hanno una presenza ormai consolidata. La rifondazione delle loro compagnie si riferisce al ruolo storico, diversificato, che hanno avuto nelle nostre valli fin dal «Landlibell» del 1511 (sottoscritto dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e dai due principi vescovi di Trento e Bressanone), nel quale li si incaricava ufficialmente della difesa territoriale.

Rispettano le regole della convivenza democratica e affermano un punto di vista che in Trentino appare certamente minoritario, anche se mi auguro sia ormai condivisa da tutti la celebre affermazione sulla tolleranza di Voltaire: «Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo». Nell’identità complessa di questa regione, fatta di diversi apporti storici e culturali, gli Schützen possono avere un ruolo significativo nelle dinamiche sociali della nostra Autonomia.


Ma, si sa, la sinistra ha in genere la puzza sotto il naso rispetto a quel che non viene dalle sue fila, e censura come minore e poco rilevante quel che non passa dalle sue chiese e dalle sue personalità.


Da dove derivi questa saccenteria è difficile dirlo, però questa è una costante nella storia dell’intellighenzia di sinistra. Intendiamoci: sul piano della ricerca storica e della sua diffusione didattica in questa Provincia, nessuno mette in discussione il lavoro fatto, in maniera encomiabile e rigorosa, dagli studiosi del Museo storico di Trento, dal Museo della guerra di Rovereto, dal Museo civico di Rovereto, dal Museo degli usi e costumi di San Michele e, probabilmente, anche dall’Università di Trento. Questi rimangono luoghi fondamentali ai quali attingere competenze scientifiche utili al mondo della scuola.


Però, perché negare, accanto a questo, il ruolo che possono avere associazioni e singoli, che, con passione e dedizione, portano avanti ricerche anche più modeste sulla storia della nostra comunità e si impegnano sul piano della rievocazione storica e della vivificazione delle nostre (al plurale!) tradizioni? È molto probabile, anzi, che la solidità ed il futuro della nostra comunità, della nostra Autonomia speciale, dipendano in buona parte dalla vivacità e dalla partecipazione, con spirito di servizio ed etica della responsabilità, a questi enti intermedi, a questi luoghi vitali della società civile, come sono i diversi enti e associazioni, fra le quali, con piena dignità, possono essere riconosciute anche le Schützenkompanien.


Che poi le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, decidano, nel contesto di un chiaro progetto didattico portato avanti dagli insegnanti, di coinvolgere una compagnia locale di Schützen, non può essere considerato qualcosa di scandaloso: la scuola, in un’autonomia riconosciuta dalla Costituzione, ha gli strumenti - a partire dalla professionalità degli insegnanti, dal ruolo del Collegio docenti, dalla funzione del Dirigente scolastico, ecc. - per vigilare sulla correttezza e la ricaduta formativa di qualsiasi proposta educativa. Questo senza gli strepiti dei soloni del «politically correct».


Dopodiché, è altrettanto inaccettabile l’accusa di «intellettualoide» sollevata dal Presidente della Provincia Ugo Rossi e mossa nei confronti di chi si è opposto all’entrata degli Schützen nella scuola.


La cultura, la critica, gli intellettuali sono funzioni troppo serie e preziose, rispetto a polemiche spicciole e di poca prospettiva. Il nostro «Land» ha bisogno di più cultura, praticata a tutti i livelli e con attori diversi, per essere competitivo ed attraente. Come sono necessari più intellettuali, grandi o piccoli che siano, i quali percorrano strade di libertà, senza timori reverenziali per nessuno e senza adesioni pregiudiziali a qualsiasi posizionamento culturale.


Fare comunità, in tempi difficili come i nostri, è ciò che è essenziale per il Trentino. E in questa prospettiva ben vengano l’impegno e la passione civile degli Schützen, come di chiunque abbia a cuore il presente ed il futuro della nostra Autonomia.

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