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Il debito pubblico è stato dimenticato

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L’Istituto Bruno Leoni ha messo in rete un contatore scaricabile del debito pubblico e che ora ha installato, sino alle prossime elezioni, alle stazioni ferroviarie di Roma e Milano.
Oggi il debito è pari a 2.283 miliardi. Il contatore andrebbe affisso, stabilmente, sulla sommità di Trinità dei Monti a Roma come monito.

In campagna elettorale non se ne parla semplicemente perché il tema del debito pubblico non porta consenso, anzi lo allontana. Meglio promettere l’aumento delle pensioni e magari anche il condono edilizio per raccattare consenso!
Nel caso italiano tutto il nostro debito è determinato in Euro, la nostra moneta ma anche una moneta, come scrive Carlo Cottarelli nel suo «Il macigno», che non possiamo stampare a piacere, come invece avveniva prima dell’entrata nell’Euro.

Sostanzialmente il nostro debito pubblico, ancorché elevato, è garantito dalla ricchezza delle pubbliche amministrazioni, più o meno pari, ma venderla non è certo facile e soprattutto non è facile realizzare il suo valore.
Entrando in Europa abbiamo accettato due regole fiscali: la prima è che il deficit pubblico non deve superare il 3% del Pil in ogni anno; la seconda è che il debito non deve superare il 60% del Pil e, se lo eccede, il debito deve scendere a una velocità soddisfacente.

Obbligo di pareggio di bilancio in termini strutturali. Nell’aprile del 2012 abbiamo riformato l’articolo 81 della Costituzione per il quale «lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte».

Nel 2012 abbiamo cioè introdotto in Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio in termini strutturali. In questo contesto le politiche keynesiane (aumento della spesa pubblica e riduzione delle tasse) non possono essere coltivate.
Il debito pubblico può essere ridotto soltanto aumentando la crescita, con un po’ di austerità controllata, insistendo sulle riforme strutturali che sono: flessibilità nel mercato del lavoro, aumenti di salario legali alla crescita della produttività; semplificazione dei processi burocratici (compresa l’amministrazione della giustizia), maggiore concorrenza, con miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione, con scuola, università e ricerca più moderne.

Ma se vogliamo davvero avviarci a creare gli Stati Uniti d’Europa il debito pubblico di tutti gli stati membri deve essere mutualizzato e la Bce deve diventare prestatore di ultima istanza con l’emissione dei famosi Eurobond.
Chi affronta questi temi in campagna elettorale? Il tetto del 3% è una regola e va rispettata ma le regole si possono cambiare (Antonio Tajani, Presidente Parlamento Europeo) però l’Italia, da comparsa in Europa, deve diventare protagonista.

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